Il nuovo leader dell’Iran: ragionevole, con nessuna illusione riguardo a Obama

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Di Hassan Rouhani
20 giugno 2013
Dopo quasi tre decenni trascorsi ai vertici dell’apparato per la sicurezza nazionale dell’Iran, compreso un periodo come rappresentante dell’Iran nei negoziati riguardanti il programma nucleare dell’Iran con rappresentanti del Consiglio Nazionale di Sicurezza dell’ONU e di potenze occidentali, l’ecclesiastico  iraniano Hassan Rouhani concorre ora alla presidenza della Repubblica Islamica.
In seguito all’esclusione del centrista Hasheni Rafsanjani e alla decisione presa lunedì dal riformista Mohammad-Reza Aref di abbandonare la competizione elettorale, Rouhani è emerso come il solo candidato moderato rimasto nella corsa alla presidenza della Repubblica Islamica. Il suo profilo sia tra i riformisti che tra i moderati è stato  sostenuto dall’approvazione sia di Hasheni Rafsanjani che dall’ex presidente Mohammad Khatami – al momento la persona che si avvicina di più a un leader che possiedano i riformisti assediati dell’Iran.
All’inizio di questa settimana, Hassan Rouhani ha parlato con l’Asharq Al-Awsat (Il Medio Oriente: è un giornale internazionale  in lingua araba con sede a Londra, n.d.t.) da Tehran, via email riguardo ai suoi piani nel caso venisse eletto, e al modo in cui intende migliorare le relazioni iraniane con i suoi vicini e con gli USA,  e al ruolo dell’Iran nel conflitto siriano.
Asharq Al-Awsat : dato che il capo supremo  occupa il posto più alto della gerarchia politica dell’Iran, in caso di elezione, in che modo lei assicurerebbe che le sue iniziative di politica estera abbiano l’appoggio del leader?
Hassan Rouhani: le decisioni sugli importanti problemi internazionali costituzionalmente richiedono l’appoggio del leader supremo. Ho il privilegio di avere avuto una lunga esperienza di lavoro a stretto contatto con lui, avendo servito come consigliere della sicurezza nazionale durante le amministrazioni di Khatami e di Rasfanjani. Anche durante gli scorsi otto anni, sono rimasto uno dei suoi due rappresentanti al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Se verrò eletto, spero di ricevere lo stesso appoggio e fiducia da parte del leader supremo riguardo a iniziative e misure che adotterò per far progredire la nostra agenda di politica estera.
Domanda: E il programma nucleare iraniano? Lei appoggia i colloqui tra Iran e i P5+1, cioè i 5 membri permanenti del Consiglio nazionale di Sicurezza dell’ONU,  più la Germania?
HR: L’Iran ha un programma nucleare destinato esclusivamente  a usi pacifici, che in base alla legge internazionale è legale e incontestabile. Una campagna di disinformazione fatta per motivi politici ha cercato insistentemente di gettare dei dubbi sulla natura esclusivamente pacifica di questo programma. Questa campagna è alimentata e diretta prima di tutto da Israele, allo scopo di deviare l’attenzione internazionale non soltanto dal suo programma clandestino e pericoloso di armi nucleari, ma anche dalle politiche e pratiche destabilizzanti e inumane in Palestina e in Medio Oriente. Sfortunatamente il Consiglio di Sicurezza si è screditato permettendo agli Stati Uniti di imporre questa agenda israeliana controproducente.
Se sarò eletto, capovolgerò questa tendenza ripristinando la fiducia internazionale ed esponendo gli ulteriori motivi [dei critici dell'Iran]. Le armi nucleari non hanno alcun ruolo nella dottrina della sicurezza nazionale dell’Iran che perciò non ha nulla da nascondere. Però, allo scopo di andare avanti nella risoluzione del dossier nucleare dell’Iran, abbiamo bisogno di costruire sia il consenso interno che la convergenza  e la comprensione globale attraverso il dialogo.
L’Iran dovrebbe esporre le sue posizioni e le sue politiche in un modo più coerente e rilevante, e gli Stati Uniti e i loro alleati dovrebbero abbandonare il loro raggiro di inventare nuovi nemici e di dipingere come una minaccia l’Iran e il suo programma nucleare che ha scopi esclusivamente pacifici. Negoziati seri, equilibrati e vincolati da scadenza, mirati a risolvere questioni e  faccende serie chiaramente definite da entrambe le parti, possono avere un ruolo efficace nel risolvere questa crisi fabbricata artificialmente. I P5+1 possono essere un canale per negoziati di questo tipo, purché essi siano pronti a essere un veicolo di comprensione e risoluzione del problema piuttosto che uno strumento di dilazione e  di ricatto politico.
D: se sarà eletto, quale sarà la sua politica rispetto al conflitto in Siria? L’Iran prenderà parte ai tentativi di raggiungere una soluzione politica?
HR :C’è in corso una tragedia umana in Siria e ognuno deve fare tutto il possibile per porre fine a questa perversione. Non si può però sorvolare sui fatti. La Siria è rimasta la sola nazione nella regione a opporsi alle politiche e alle pratiche espansionistiche di Israele. Inoltre il conflitto fratricida in Siria è stato provocato e continua a essere alimentato da certi governi dentro e fuori  della regione.  E’ un fatto noto anche che i gruppi estremisti con programmi spaventosi  e ripugnanti
primati di brutalità, hanno sfortunatamente dominato l’opposizione armata in Siria. Secondo me, e allo scopo di trovare una soluzione giusta e generalmente condivisa, l’Iran può avere un ruolo di mediatore tra il governo siriano e coloro che  nell’opposizione lottano per la democrazia e un modo  corretto di gestire la cosa pubblica.
L’anno 2014 è molto importante perché finisce il mandato del presidente Assad. Un’elezione genuina, libera da intervento ed eversione straniera, e l’istituzione di un governo eletto, potrebbero ripristinare la stabilità e la sicurezza in Siria. Non dovremmo lasciare che continuino lo spargimento di sangue e la brutalità.
La nostra regione è stata segnata e riempita di dogmatismo e terrorismo, e anche di conflitti religiosi ed etnici. La Siria non dovrebbe essere un terreno fertile che faccia crescere e fiorire i terroristi e gli estremisti.
D: Se venisse eletto,  quale sarebbe la sua posizione riguardo al conflitto tra Israele e Palestina? Come considera l’iniziativa di pace arabo-israeliana?
HR: Fin dall’inizio della Repubblica Islamica, il problema palestinese è stato importante nel programma della nostra politica estera. La delicatezza e l’importanza di questo problema non saranno danneggiate da qualunque cambi amento di governo in Iran. L’Iran continuerà ad appoggiare la causa palestinese con tutto il cuore.
Secondo me, l’unica soluzione duratura della crisi palestinese è la realizzazione delle aspirazioni nazionali e il completo ripristino dei diritti del popolo palestinese. Qualsiasi iniziativa che non sia all’altezza di questo criterio fondamentale, non può riuscire e perciò non riceverà il nostro appoggio.
D: lei si è presentato al pubblico come moderato. Se verrà eletto, come affronterà l’estremismo che ha colpito la politica iraniana negli scorsi ottoanni?
HR: ho presentato un programma di lavoro dettagliato e completo per il futuro governo, se verrò eletto. In quel programma ho proposto certe idee sul miglioramento della situazione del paese in tutti gli aspetti e le aree. Secondo me, molte politiche e pratiche che sono intraprese dall’attuale governo, è necessario che siano rivisitate e riviste allo scopo di rendere la vita della nostra gente più agiata, felice e dignitosa.
Sono stato un critico schietto di quelle politiche che hanno influenzato sfavorevolmente gli aspetti economici, sociali e politici della vita degli Iraniani dentro e fuori il paese. Esistono anche delle leggi e regole che devono essere riesaminate per il miglioramento della società.
Se sarò eletto, ho in programma di sottomettere leggi necessarie al parlamento (Majlis) per quello scopo. L’Iran è una società islamica moderna, con una gestione politica moderna e istituzioni avanzate di società civile, non lasciando spazio perché l’estremismo e il radicalismo sopravvivano per qualsiasi periodo di tempo.
D: Come affronterà con i principali protagonisti  della regione, compresa l’Arabia Saudita? Come gestirà la situazione del Bahrein e le accuse del coinvolgimento iraniano nei disordini che vi avvengono?
HR: Se sarò eletto, migliorare e ampliare le relazioni con i paesi vicini a tutti i livelli è una importante priorità nella mia futura amministrazione. L’Iran condivide i confini terrestri e marini con 15 paesi e tutti sono importanti per noi.
In quanto al problema riguardante l’Arabia Saudita, ho in programma di invertire la rivalità sfortunata [e] di recente inaspritasi  tra i due paesi e di trasformarla in rispetto reciproco e in accordi di reciproco vantaggio e di cooperazione per aumentare la sicurezza e ripristinare la stabilità nella regione.
L’Iran e l’Arabia Saudita possono insieme avere un ruolo positivo nel trattare importanti problemi regionali come la sicurezza nel Golfo Persico. La mia futura amministrazione non intende intervenire negli affari interni di qualsiasi altro paese né permettere ad altri di farlo con l’Iran. Il problema del Bahrein è per noi motivo di preoccupazione. Crediamo che l’indipendenza politica, l’integrità nazionale e la sicurezza del Bahrein siano fattori importanti per la stabilità e la sicurezza della regione. In questo contesto, le aspirazioni del popolo del Bahrein di cercare i loro diritti legittimi,  come in un qualsiasi altro paese,  non dovrebbero essere messe a rischio.
Se sarò eletto, mi impegnerò attentamente nella interazione e collaborazione diplomatica con tutti i paesi della regione, per allontanare le nubi del fraintendimento e della rivalità. In questa regione, le nostre aree di interesse comune sono molto più ampie che punti disparati di disaccordo e disputa. Cercherò punti in comune nell’ambito della nostra regione e al di là, per promuovere maggiore comprensione e cooperazione.
D: lei ha affermato che, se sarà eletto, cercherà di rilasciare i prigionieri politici, compresi Mir Houssein Mousavi e Mehdi Marrubi, che rimangono agli arresti domiciliari senza essere stati perseguiti penalmente e/o condannati. Come è fattibile?
HR: Sono stato per 16 anni consigliere per la Sicurezza nazionale, durante le amministrazioni di Rafsanjani e di Khatami, perciò so come trattare i problemi delicati. Se sarò eletto, farò del mio meglio per assicurare il rilascio di coloro che sono stati messi in carcere dopo gli incresciosi avvenimenti del 2009. So che in Iran i poteri costituzionali del presidente non si estendono alle aree esterne al settore del ramo esecutivo del sistema. Sono, tuttavia, molto ottimista di poter raccogliere il necessario consenso interno per migliorare l’attuale situazione del Signor Mousavi e del Signor Karrubi.
D: Quali passi si possono fare per migliorare la situazione con gli Stati Uniti? Lei appoggia il ristabilire i legami con gli Stati Uniti?
HR: La relazione tra Stati Uniti e Iran è in problema complesso e difficile. Una storia amara, piena di sfiducia e animosità, caratterizza questo rapporto. E’ diventata una ferita cronica, la cui guarigione è difficile ma possibile, purché prevalgano la buona fede e il rispetto reciproco. Secondo la mia opinione, la situazione attuale tra Iran e Stati Uniti non può e non dovrebbe durare per sempre. Gli estremisti di entrambe le parti sembrano essere decisi a perpetuare la situazione di animosità e di odio tra i due paesi. Il buon senso,  prescrive,  tuttavia, un cambiamento di questa tendenza con la prospettiva di aprire un nuovo capitolo in questo rapporto turbolento e impegnativo, allo scopo di diminuire l’inimicizia e la sfiducia.
Gli stati possono avere differenze di opinioni su importanti problemi internazionali, ma ciò nondimeno rimanere reciprocamente civili e tentare, nello scenario peggiore, di limitare le differenze per mezzo di un dialogo e di un’interazione positiva a qualsiasi livello possibile, a seconda delle circostanze. In quanto moderato, ho un piano in varie fasi per ridurre le ostilità e arrivare a uno stato di tensione gestibile e per impegnarsi poi nella promozione di rapporti e di dialogo tra i due popoli per ottenere una distensione e arrivare finalmente al punto di rispetto reciproco che entrambi i popoli meritano.
D: Quale è la sua valutazione della politica dell’amministrazione Obama nei confronti dell’Iran? E’ sincera la loro offerta di aprire un dialogo con l’Iran?
HR: la politica di Obama rispetto all’Iran dovrebbe essere giudicata in base alle sue azioni e non alle sue parole. La sua tattica, cole egli stesso ha indicato, è riparlare blandamente ma di agire duramente. Le sanzioni adottate e messe in pratica contro l’Iran durante l’amministrazione Obama non hanno precedenti nella storia delle relazioni bilaterali tra l’Iran e gli Stati Uniti. Se si può misurare la sincerità, e si possono leggere le intenzioni, le sanzioni e le minacce quotidiane sono i criteri di questa misura e di questa lettura. Secondo me, la politica di Obama nei confronti  dell’Iran, non può portare al miglioramento delle tormentate relazioni bilaterali fino a quando il trattamento pericoloso verso l’Iran continuerà a dettare il corso delle cose.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/iran-s-new-leader-reasonable-with-no-illusions-about-obama-by-hassan-rouhani
Originale: Asharq Al-Awsat
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

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