Gideon Levy : Una casa attaccata, una famiglia palestinese distrutta
Una casa attaccata, una famiglia palestinese distrutta
Haaretz.com31.05.2013http://www.haaretz.com/misc/article-print-page/a-battered-house-a-shattered-palestinian-family.premium-1.527022
Una casa attaccata, una famiglia palestinese distrutta
Quattro mesi dopo l’uccisione del loro figlio da parte dell'esercito israeliano, questa settimana la famiglia Awad si è svegliata con la casa presa d'assalto dai soldati e un altro figlio che veniva trascinato
di Gideon Levy e Alex Levac
Come
se fosse stata gettata lì, Najela Awad si trova su un sottile materasso
per terra in un angolo della sua stanza. Il suo mantello la copre
completamente - anche la sua testa ferita, fasciata - mentre piagnucola
dal dolore. La ventiseienne è stata colpita alla testa da una granata,
una delle tante che i soldati hanno sparato in casa sua. E' stata
portata in ospedale con altre tre sorelle ferite; ha avuto bisogno di
otto punti di sutura per chiudere il taglio alla fronte. Questa è la
conclusione di un altro arresto delle Forze di Difesa Israeliane, in cui
i soldati imperversano per una casa per due ore nel cuore della notte,
calci, pugni, picchiando e distruggendo.
Questa
volta hanno superato se stessi. Casa Awad è quella di una famiglia
palestinese in lutto. Il figlio, Samir, di 16 anni, è stato ucciso da
soldati solo quattro mesi fa - da tre proiettili veri sparati a distanza
ravvicinata a un fianco, alla testa e alla schiena, mentre stava
cercando di fuggire da un agguato del IDF nei pressi del muro di
separazione dove, probabilmente, stava lanciando pietre.
"Chiaramente, questo è stato un brutto incidente," ha ammesso il Comando Centrale del GOC.
Questa
settimana l'esercito israeliano ha causato un altro "cattivo
incidente", le cui vittime sono i figli e le figlie della stessa
famiglia in lutto. Un evento di routine.
Chiunque
voglia credere alla versione del portavoce dell'IDF, citata qui di
seguito - in base alla quale i soldati incontrarono una violenta
resistenza - deve sapere che in quella notte in casa c’erano per lo più
donne e bambini e che uno dei vicini sentì un ufficiale comandante
istruire i soldati prima di entrare: "Qui è dove viveva Samir. Non
dovete avere pietà in questa casa". E i soldati hanno agito di
conseguenza.
Questo
è il modo in cui si sono comportati i soldati questa settimana in casa
Awad, in un villaggio a nord di Ramallah. Sono arrivati con i cani e
un grande spiegamento di forze - 11 jeep e circa 30 soldati - alle 2:00
circa di domenica mattina. In un primo momento hanno spaccato la
serratura e hanno buttato giù la porta con la forza. Subito dopo, hanno
iniziato a lanciare granate contro i suoi residenti, dalle finestre e da
dentro. A quell'ora, in casa c’erano: la madre, Sudkiya e suo marito
Ahmed, otto delle loro figlie, di cui Linda di 9 anni, e due figli -
Mahmoud 10 anni e Abed di 20.
Erano
tutti addormentati e tutti si sono svegliati terrorizzati dal rumore
del taglio della serratura della porta e dal lancio delle granate. I
soldati hanno fatto irruzione senza dire una parola, senza spiegare ciò
che volevano.
"Lì
dentro c’è stata la fine del mondo ", dice Sudkiya in ebraico. La sua
mano è stata ferita mentre i soldati la trascinavano per i capelli
dicendo: "Sei una puttana!" in arabo, che ripete in un sussurro in modo
che i suoi figli non sentano.
Il
capofamiglia, che soffre di un'ernia del disco, aveva difficoltà ad
alzarsi, così, secondo le testimonianze, i soldati lo hanno preso a
calci e gli hanno spruzzato il viso e il corpo con spray al peperoncino,
la cui irritazione dura una settimana. Magro, sorridente e accogliente,
parla correntemente l'ebraico con una voce roca a causa delle urla e
dello spray.
Lo
avevamo incontrato prima, a gennaio, il giorno dopo che Samir venne
ucciso; seduto sul tetto della sua casa, piangeva per suo figlio. Quando
una delle sue figlie ha cercato di dargli un po’ d'acqua, ci dicono, i
soldati hanno fatto volare via il bicchiere e l’hanno picchiata. Molti
colpi, soprattutto calci, sono stati tirati la notte in questa casa a
Budrus.
Abed,
il figlio maggiore, stava dormendo sul tetto. La maggior parte dei
giorni, resta nella vicina Na'alin, dove lavora presso la piscina
locale, ma quella sera gli era capitato di stare con la sua famiglia. I
soldati sono saliti sul tetto, lo hanno percosso e poi lo hanno gettato
giù dalle scale, trascinandolo - ferito e quasi incosciente – in una
stanza da bagno senza il tetto. Da sopra, gli hanno gettato sopra una
bomba i cui segni fuligginosi sono ancora visibili sul pavimento.
Tutta
la casa è sporca di fuliggine nera, la prova di molte - probabilmente
una dozzina - granate lanciate. Le finestre, distrutte dai soldati, sono
già state riparate, ci sono prove fotografiche che mostrano i danni.
Abed
indossava solo le mutande quando è stato trascinato, praticamente nudo,
ad una delle jeep in attesa fuori e preso in custodia. Il suo sangue è
ancora visibile sulla Subaru del padre, parcheggiata fuori. Nessuno si è
preso la briga di spiegare perché Abed è stato preso o di dire quello
di cui è sospettato.
Respinti con la forza
Quando
il lunedì siamo arrivati in paese, la famiglia non aveva idea di dove
fosse stato portato. C’erano voci che fosse al Russian Compound a
Gerusalemme o forse a Be'er Sheva, o che fosse stato ricoverato presso
Hadassah University Hospital, Ein Karem. Come al solito, nessuno si è
preso la briga di informare la famiglia sul destino del figlio rapito.
Non c'è davvero nessun altro modo per descrivere le circostanze in cui è
stato così brutalmente portato via da casa sua.
I
soldati hanno trascorso circa due ore in casa, andandosene solo alle
04:00. Hanno perquisito il posto a fondo, tirando fuori anche alcune
porte dai telai. Gli abitanti del villaggio, svegliati dal rumore, hanno
iniziato a raccogliersi in strada, i soldati hanno risposto
disperdendoli con gas lacrimogeni. Sudaki, fratello della madre, è
arrivato, preoccupato per il benessere di Sudkiya. I soldati lo hanno
respinto con la forza. È arrivata anche una figlia, Lena; i soldati le
hanno rotto un braccio. Ad un’ambulanza palestinese che era stata
chiamata non è stato permesso di avvicinarsi per evacuare le figlie
ferite. Ahmed, il capofamiglia, è rimasto sdraiato sul pavimento,
semicosciente, per tutto il tempo. Dopo che i soldati se ne sono andati
quattro delle figlie - Uma, Najela, Najawa e Lena - sono state portate
all'ospedale di Ramallah per le cure.
Fino a questa
settimana, Abed non era mai stato arrestato. Questo martedì, è stato
portato davanti al tribunale militare di Ofer per far prolungare la sua
detenzione. L’avvocato Nery Ramati, che ha rappresentato Abed in
udienza, ha visto i lividi su tutto il corpo. Ad Abed era stato fatta
una TAC alla testa, ma l'accusa non ha ritenuto opportuno aggiungere le
informazioni mediche al suo fascicolo - a quanto pare per evitare che il
tribunale e la difesa sapessero quanto fossero gravi le sue condizioni.
In
tribunale, è emerso che Abed era ricercato per disturbo della quiete e
lancio di sassi. Il procuratore militare ha chiesto una proroga di 14
giorni, ma il giudice ne ha concessi solo otto. L'avvocato di Abed è
ricorso in appello.
Il
portavoce dell'IDF ha dato ad Haaretz la sua versione dei fatti di
quella notte: "Un primo esame indica che, durante l'arresto del sospetto
nelle tarde ore della notte di sabato nella sua casa nel villaggio di
Budrus, i membri della famiglia hanno resistito con violenza. La
resistenza ha incluso l'uso di coltelli e cocci di vetro. Per
allontanare la minaccia, la forza militare ha risposto in modo
contenuto, usando spray al pepe e granate, per effettuare l'arresto, se
necessario, riducendo al minimo il rischio per i soldati. Come
risultato, non vi sono state lesioni ai soldati. Le circostanze
dell'incidente sono ancora oggetto di indagine."
Le
immagini di Samir, il figlio morto, sono appese praticamente ovunque in
casa – sulle pareti del soggiorno, sul frigorifero in cucina e in ogni
camera. Sudaki, suo zio, questa settimana ci ha chiesto: "Come sono
stati educati i tuoi soldati? Diciamo che un bambino lancia sassi contro
il muro. Che tipo di pensiero li porta a sparare con proiettili veri? "
La sua domanda riverbera in giro per casa, senza risposta e molto inquietante.
(tradotto da barbara gagliardiper Associazione di Amicizia Italo-Palestine2
La ciliegina sulla torta dell'IDF
(Interventi)
... come debba essere svegliarsi nel cuore della notte e
vedere nella propria casa decine di soldati armati e violenti, cani e
granate.
di Gideon Levy
L’unità Duvdevan delle Forze di Difesa Israeliane ...
11 Giugno 2013
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