Due pescatori arrestati dalla marina militare israeliana e la loro barca confiscata
Durante
la notte di venerdì 7 giugno 2013 vi è stata una escalation di attacchi
da parte della marina militare israeliana contro i pescatori di Gaza.
Il comitato dei pescatori della Union of Agricultural Workers Committees
aveva riportato attacchi lungo tutta la costa di Gaza e l'arresto di
due pescatori, oltre alla distruzione di reti per la pesca.
I due pescatori
arrestati, Khader Marwan Al-Saidi, 24 anni, e Hassan Ali Murad, 27 anni,
sono stati arrestati verso le 3.00 del mattino di venerdì e sono stati
rilasciati il giorno successivo, ma la loro barca è stata confiscata. I
due pescatori vivono nel campo rifugiati di Shati. Giovedì pomeriggio
erano usciti in mare verso le 15.00 e si erano diretti verso sud,
fermandosi a pescare a sud delle coste di Shalihat.
L'attacco
Hassan Ali Murad ci
ha riferito che una nave della marina militare israeliana ha iniziato ad
attaccarli sparando verso le lroo barche alle 2.00 del mattino. "Con
noi c'erano altre 6-7 hasaka, stavamo pescando in gruppo. Quando i
soldati hanno iniziato a sparare tutti i pescatori sono scappati, ma il
motore della nostra barca era guasto e non siamo riusciti a scappare.
Abbiamo cercato di accendere il generatore ma non ci siamo riusciti". I
pescatori si trovavano a circa 6 miglia dalla costa. Abbiamo urlato ai
soldati "Andate via, siamo a meno di 6 miglia!", ma i soldati hanno
continuato a sparare", ha aggiunto Hassan.
L'arresto e l'interrogatorio
Una barca zodiac a
bordo della quale vi erano 6 soldati si è avvicinata a loro. I soldati
israeliani hanno ordinato ai due pescatori di svestirsi, tuffarsi in
acqua e raggiungere a nuoto la barca israeliana. "I soldati hanno
sparato verso di noi mentre nuotavamo", ci ha detto Hassan. A bordo
della barca israeliana i due pescatori sono stati bendati ed
ammanettati. I soldati hanno poi confiscato la barca dei pescatori e
tutto l'equipaggiamento. Hassan ha precisato che il generatore costa
circa 6.000 dollari, la barca costa circa 3.000 dollari,
l'equipaggiamento ha un valore di circa 1.000 dollari, per un totale di
10.000 dollari, che i pescatori dovranno comunque continuare a pagare
perché si sono indebitati per poter affrontare queste spese.
"Siamo stati
trattenuti per circa 30 minuti sulla barca israeliana, al freddo, poi i
soldati ci hanno trasportati sulla nave grande della marina militare
israeliana. Ci hanno stesi a terra e ci hanno colpito con i piedi dietro
la testa, poi ci hanno incappucciati. Non potevo respirare, dopo
mezz'ora mi sentivo morire per la mancanza di aria", ci ha detto Hassan.
I pescatori sono stati trasportati al porto di Ashdod in Israele, sono
stati dati loro una maglia ed un pantalone e sono rimasti ammanettati e
bendati fino alle 12.00 del giorno successivo. Hassan ci ha anche
raccontato che i soldati li hanno derisi e li hanno picchiati. Un
dottore ha fatto poi loro visita, ed ha informato Hassan di soffrire di
diversi problemi di salute. Hassan gli ha risposto:"Che cosa vuoi da
noi? Avete preso la nostra barca, avete preso la nostra vita, ed ora
vuoi controllare la mia salute?" Il dottore gli ha risposto che era sua
responsabilità controllare la sua salute. Hassan gli ha detto:"Non sono
arrabbiato per la mia salute, sono arrabbiato perché non posso più
sfamare i miei bambini". I due pescatori sono stati trattenuti 4 ore in
una stanza per poi essere interrogati. Un ufficiale ha chiesto ad
Hassan se conoscesse membri di Hamas, se fosse coinvolto in gruppi
armati ed altre domande di questo tipo. Hassan gli ha risposto: "Stai
ditruggendo la mia vita e mi fai queste domande?". L'ufficiale gli ha
detto:"La nostra preoccupazione è distruggere la vita dei pescatori",
intendendo che questa fosse la loro missione.
Due anni fa Hassan
era stato già arrestato dalla marina militare israeliana insieme a suo
cugino, che era stato ferito da un proiettile alla gamba. "Chi nutrirà i
nostri bambini ora? Non abbiamo altre risorse. Chi pagherà i nostri
debiti?" ha aggiunto Hassan. Mentre ascoltavao la testimonianza di
Hassan, un altro membro della famiglia è intervenuto dicendo: "Ogni
pescatore preferirebbe morire ed essere sparato alla testa piuttosto che
perdere la propria barca. La barca è la nostra fonte di vita".
Hassan ha aggiunto
che durante l'interrogatorio in Ashdod, l'ufficiale gli ha detto: "Puoi
chiedere ad un avvocato di riavere indietro la barca ma stai sicuro che
non ti ridaremo il generatore". Hassan gli ha risposto: "L'avvocato ha
bisogno di soldi, io non posso pagarlo". L'ufficiale ha replicato:"Non
sono affari miei, sono affari dell'avvocato". A Gaza Hassan ha chiesto
aiuto ad un avvocato ma quest'ultimo gli ha detto che il procedimento
costerebbe una somma di denaro equivalente all'acquisto di una nuova
barca.
Khader Marwan
Al-Saidi è poi intervenuto dicendo che l'ufficiale gli ha detto: "Vi
devo osservare in mare notte e giorno e questo mi infastidisce, per
questo motivo vi distruggiamo la barca.". Khader ha aggiunto che gli
ufficiali israeliani sanno tutto della loro vita. Khader recentemente è
diventato padre. L'ufficiale durante l'interrogatorio gli ha detto:
"Come sta il tuo bambino?". L' ufficiale inoltre gli ha detto: "State
portando con voi internazionali per essere protetti. Se porti
internazionali con te la volta successiva colpiremo la tua barca. Non
abbiamo paura di voi e non abbiamo paura degli internazionali. Non
pensare che gli internazionali possano proteggerti. Possiamo sparare
quando vogliamo, nessuno ci ferma".
Oltre al dramma
rappresentato dalla perdita della barca e di ogni mezzo di sussistenza, i
pescatori subiscono continuamente anche violenza psicologica. Hassan ci
ha mostrato i pantaloni che l'esercito israeliano aveva dato loro. I
soldati gli hanno detto che hanno lo stesso valore della barca e del
generatore.
Verso Erez, il rlascio
Dopo
l'interrogatorio, durato circa 30 minuti, i due pescatori sono stati
trattenuti due ore prima di essere portati ad Erez. I soldati hanno
ammenattato anche le gambe dei pescatori e li hanno costretti a piegarsi
per prendere uno scatolo che conteneva i loro vestiti da lavoro. Poi li
hanno costretti a camminare per 500 metri con mani e piedi legati fino a
raggiungere una jeep militare che li ha portati ad Erez. In Erez i due
pescatori hanno docuto camminare altri 500 metri.
Il valico di Erez
era chiuso. Un soldato voleva portare i pescatori nuovamente ad Ashdod,
mentre un altro soldato insisteva per permettere loro di attraversare il
confine. Hassan ha raccontato che fortunatamente un'anziana donna
palestinese che tornava da un ospedale israeliano aveva raggiunto il
confine. La donna ha chiesto ai soldati di aprire il valico per poter
tornare a casa. Dopo circa 10 minuti i soldati hanno aperto il valico. I
due pescatori hanno poi camminato per circa 2 chilometri per
raggiungere l'ufficio palestinese, dove sono stati interrogati dalla
sicurezza interna. Dopo l'interrogatorio, i due, stremati e senza auto,
si sono seduti in strada. L'anziana donna che aveva attraversato il
valico ha offerto loro un passaggio in auto. "Non potete immaginare
quello che è successo. Anche se lo vedeste in televisione non ci
credereste", ha aggiunto Khader.
Le difficoltà economiche
Hassan è sposato ed
ha quattro bambini. Nella sua piccola casa, in cui bagno e cucina sono
nella stessa stanza, vivono in 6 persone. Hassan pesca da quando aveva
10 anni. Suo padre era malato e non poteva lavorare, così il piccolo
Hassan dopo la scuola andava a pescare. Khader Marwan Al-Saidi è
sposato ed ha un bambino. Nella sua casa vivono 14 persone, mentre
l'intera famiglia conta 70 persone in tutto. Dalla barca confiscata, di
cui suo padre è proprietario, dipendevano circa 24 persone.
I continui attacchi contro i pescatori e l'appello alla comunità internazionale
Mentre ascoltavamo
la testimonianza dei due pescatori, abbiamo appreso che la marina
militare israeliana stava attaccando barche di pescatori di fronte alle
coste di Soudania, nel nord della Striscia di Gaza. Zacaria Baker, a
capo del Comitato dei pescatori della Union of Agricultural Work
Committes ci ha riferito che le forze israeliane stavano aprendo il
fuoco contro i pescatori palestinesi ed una delle barche era stata
circondata a circa 2 miglia dalla costa. Zacaria, al telefono con un
referente sul posto, non riusciva ad ascoltare bene la telefonata a
causa degli spari. Abbiamo continuato ad ascoltare la terribile
testimonianza dei due pescatori mentre nell'atmosfera saliva la tensione
per quanto stava accadendo nello stesso momento.
Hassan ha lanciato
un messaggio alla comunità internazionale: "Chiediamo alla comunità
internazionale di sostenere i pescatori palestinesi. Le autorità
israeliane hanno comunicato attraverso i media di permettere ora ai
pescatori palestinesi di raggiungere le 6 miglia nautiche dalla costa,
ma in realtà stanno attaccando i pescatori all'interno di questo limite,
a 4-5 miglia dalla costa, chiediamo alla comunità internazionale di
aiutarci. Le persone che maggiormente sono colpite a Gaza sono i
pescatori . Sappiamo che la situazione a Gaza è difficile, siamo sotto
assedio, noi pescatori siamo attaccati ogni giorno e mentre vi sto
parlando in questo momento i soldati stanno attaccando altri pescatori.
Chiediamo alla comunità internazionale di stare dalla nostra parte." I
pescatori pensano che le Ong potrebbero aiutarli nel coprire i costi
della barca confiscata.
Background
Israele ha
progressivamente imposto restrizioni ai pescatori palestinesi
sull'accesso al mare. Le 20 miglia nautiche stabilite sotto gli accordi
di Jericho nel 1994 tra Israele e l'Organizzazione di Liberazione della
Palestina (OLP), sono state ridotte a 12 miglia sotto l'Accordo Bertini
nel 2002. Nel 2006, l'area acconsentita alla pesca è stata ridotta a 6
miglia nautiche dalla costa. A seguito della offensiva militare
israeliana "Piombo Fuso" (2008-2009) Israele ha imposto un limite di 3
miglia nautiche dalla costa, impedendo ai palestinesi l'accesso all' 85%
delle acque a cui hanno diritto secondo gli accordi di Jericho del
1994.
Gli accordi
raggiunti dopo l'offensiva
militare israeliana di novembre 2012, "Pilastro di Difesa", hanno
acconsentio ai pescatori di Gaza di raggiungere nuovamente le 6 miglia
nautiche dalla costa. Nonostante questi accordi, la marina militare
israeliana non ha cessato gli attacchi contro i pescatori di Gaza, anche
all'interno di questo limite. A Marzo 2013, Israele ha imposto
nuovamente un limite di 3 miglia nautiche dalla costa, affermando che
tale decisione era stata presa a seguito dell'invio di alcuni razzi
palestinesi verso il sul di Israele. Mercoledi' 22 maggio, le autorità
militari israeliane hanno diffuso attraverso alcuni media la decisione
di estendere nuovamente il limite a 6 miglia nautiche dalla costa.
Rosa Schiano
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