Israele/Palestina. Il figlio dell'altra, quando il dramma è anche familiare






"Le Fils de l'Autre", titolo originale dell'opera indipendente della regista francese Lorraine Lévy, è prima di tutto un bel film. Elemento non facile quando si approccia la questione israelo-palestinese.
di Marco Di Donato
La storia è quella di due famiglie, una israeliana e una palestinese, i cui destini si incrociano in maniera del tutto inattesa e drammatica. 
I Silberg, che vivono nella benestante Tel Aviv, all'improvviso sono costretti a incontrarsi e relazionarsi con gli al-Bezaz, famiglia di chiare origini palestinesi di in un villaggio non meglio identificato poco distante dal muro di separazione. 
Il motivo di questo inatteso confronto è tanto improbabile, quanto carico di significato: uno scambio di neonati, diciotto anni prima, ha fatto sì che il figlio degli al-Bezaz finisse nelle braccia della signora Silberg e viceversa.
Nessuno si accorge dell'errore fino a quando Joseph, cresciuto a Tel Aviv, non è sottoposto agli accertamenti necessari per l'esercizio della leva militare.
E’ allora che gli uffici medici dell'esercito scoprono l'incongruenza tra il suo gruppo sanguigno e quello dei suoi presunti genitori. 
Ha quindi inizio un lungo percorso di conoscenza tra Joseph e Yassine, palestinese dal sangue ebreo: Ismaele e Isacco, figli di uno stesso padre, ma 'diversi'. 
Il film enfatizza la capacità dei due ragazzi di interagire l'uno con l'altro fin da subito, mentre i padri litigano e discutono, accusandosi vicendevolmente senza riuscire a dialogare davvero, a differenza delle protagoniste femminili.  
I due ragazzi simboleggiano la possibilità di un incontro che può avvenire solo attraverso la conoscenza e  la reciproca comprensione, ma soprattutto con l'esperienza della vita degli altri. 
Esperienza che sottolinea quella differenza che divide Ismaele da Isacco.
Yassine, pur nel suo momento di massima fascinazione per la modernità di Tel Aviv e per le sue mille opportunità, osserva l'orizzonte e ricorda a Joseph che i suoi cugini di Ramallah non potranno godere di quello stesso panorama perché privi di un permesso per attraversare quei checkpoint che li dividono dal mare. 
E’ così che l'esercito e le sue ferree regole rimangono sullo sfondo del più intimo rapporto tra i due giovani, con i soldati che sbeffeggiano gli al-Bezaz, mentre cercano di passare i controlli per raggiungere Tel Aviv. 
Sebbene qualcuno abbia scritto che questo è un film sulla convivenza tra palestinesi e israeliani, sembra piuttosto un racconto sulle difficoltà che ostacolano la reciproca conoscenza, con Joseph e Yassine che incarnano quei due mondi che per un motivo del tutto casuale iniziano a discutere, a parlare e a confrontarsi. E di come la cultura e l’arte (in questo caso la musica) possano sopraffare l’ignoranza e l’odio.

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