Gambe di legno, graffette, e fronti di ghiaccio : la resistenza al Terzo Reich

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 Di Nadine Bloch
28 aprile 2013
 Settanta anni fa, il 19 aprile 1943, sono accaduti due eventi degni di nota: è iniziata la rivolta armata degli ebrei nel ghetto di Varsavia, e  si è aperta la   Conferenza delle Bermuda di Stati Uniti e Regno Unito sui profughi ebrei del regime nazista. La prima è una dimostrazione di gente determinata   a fare qualunque cosa potesse per combattere l’oppressione. La seconda passa alla storia come una perdita di tempo crudele e vigliacca. Entrambi, tuttavia, rappresentano un ricordo delle diverse forme che ha assunto la resistenza contro i Nazisti, molte delle quali sono andate perdute per la storia per la glorificazione del potere militare.

La maggior parte della gente ha sentito parlare del ghetto di Varsavia, il più grande di tutti i ghetti ebrei nell’Europa occupata dai Nazisti durante la II Guerra Mondiale. Appena si è saputo delle deportazioni di massa verso i campi della morte, la resistenza violenta è sembrata l’unica scelta rimasta. Circa 750 giovani combattenti ebrei, armati soltanto di pistole e di altre armi leggere, hanno attaccato una forza tedesca pesantemente armata che era tre volte più numerosa del gruppo dei giovani. Non era una battaglia per vincere,  ma una battaglia per esercitare un certo controllo sul momento e sul luogo dove sarebbero morti i combattenti. Hanno resistito quasi un mese – più a lungo di quanto hanno resistito alcune intere nazioni davanti all’esercito tedesco.
La Conferenza delle Bermuda è meno nota, forse perché non è riuscita quasi del tutto  a occuparsi del problema dei profughi ebrei. Non ha aumentato le quote dell’immigrazione negli Stati Uniti  o non ha abolito il divieto agli ebrei  che cercavano rifugio nel Mandato britannico della Palestina. Senza i mezzi di scappare o la possibilità di accedere ad armi sufficienti, gli ebrei e altri in tutta Europa non avevano altra scelta se non di combattere usando tattiche di resistenza non violenta. Benché scarsamente coordinati e finanziati, e di fronte a difficoltà quasi insormontabili è notevole che ci siano delle storie di successi avuti da azioni non violente, che parlano al potere della resistenza civile e della capacità di recupero della comunità.

Restare vivi

Molti sopravvissuti dell’Olocausto parlano semplicemente del fatto che riconoscono che la vittoria finale davanti alla determinazione del Terzo Reich di annullarli, sarebbe stata di sopravvivere, o di mettere in grado altri di farlo.
In precedenza, coloro che hanno potuto, hanno lasciato la Germania e le successive nazioni che questa ha occupato. In seguito, all’interno dei campi e dei ghetti, la gente operava per migliorare le difficoltà quotidiane facendo entrare di nascosto medicine o cibo per i prigionieri; all’interno delle prigioni e dei ghetti, l’aiuto reciproco era tutto quello su cui la gente poteva contare.
Rallentare
 Parecchie nazioni hanno adottato di fatto  regole di impegno  nello sforzo di boicottare i piani nazisti e limitare le perdite di vite umane e lo sfruttamento delle risorse del paese. I Danesi usavano una struttura di “negoziato per protesta” per far sembrare che collaborassero con le richieste nazista nel tentativo di limitare i conflitti diretti e la rappresaglia distruttiva. Infatti, un ragazzo danese di 17 anni che era indignato per comportamento troppo cortese dei suoi compatrioti verso gli invasori, ha scritto e distribuito “I Dieci Comandamenti danesi” che diventarono largamente considerati le linee guida del modo di affrontare l’occupazione.
1. Non dovete andare a lavorare in Germani e in Norvegia
2. Farete lavori mal fatti per i tedeschi.
3. Lavorerete lentamente per i tedeschi.
4. Distruggerete importanti macchine e  arnesi.
5. Distruggerete  ogni cosa che possa essere di beneficio ai tedeschi.
6. Ritarderete tutti i trasporti.
7. Boicotterete tutti i film e i giornali tedeschi e italiani.
8. Non dovete fermarvi nei negozi dei Nazisti.
9. Tratterete i traditori per quello che si meritano.
10. Proteggerete chiunque venga inseguito dai tedeschi.

Unitevi alla lotta per la libertà della Danimarca
Queste tattiche – rubare o alterare i documenti, manomettere le macchine, produrre armi imperfette e distruggere macchine o proprietà – venivano usate anche in altre nazioni.
La Norvegia ha tentato di mantenere un ‘fronte di ghiaccio’ verso i militari nazisti che comprendeva: dare indicazioni  stradali sbagliate ai soldati, fare finta di non parlare tedesco (sebbene molti norvegesi lo parlassero in quegli anni) e rifiutare di sedersi accanto ai Nazisti sugli autobus (il che dava così fastidio ai Nazisti che avevano reso illegale stare in piedi se c’erano posti a sedere liberi). Queste pratiche, mentre servivano a unire la gente locale, facevano arrabbiare gli occupanti e chiariva che non erano i benvenuti.
Fermarsi
Gli scioperi venivano usati in maniera efficace in Danimarca per molti problemi – l’uccisione di civili, la presenza di guardie militari in fabbriche e durante il coprifuoco. A un certo punto è stato indetto uno sciopero generale a Copenhagen per annullare un coprifuoco ed è stato mantenuto per mezzo misure restrittive da parte dei  militari fino a quando i nazisti hanno capitolato, riconoscendo che il costo per la produzione era troppo alto. Il coprifuoco è terminato.
Quando hanno ordinato agli insegnanti norvegesi di iscriversi al Partito Nazista (oppure essere mandati in campo di prigionia), 12.000 si sono rifiutati e hanno firmato una dichiarazione contro   l’adempimento  dell’ordine. Immediatamente 1.000 insegnanti sono stati arrestati e mandati in campi di prigionia, mentre lo sciopero continuava in patria. Dopo sei mesi, i Nazisti hanno realizzato che il costo per il loro tentativo   di avere gli insegnanti fuori dalle classi era molto maggiore di quello di non avere altri membri del Partito Nazista, cosicché la legge è stata cancellata e gli insegnanti sono tornati dai campi.
C’è una famosa citazione del collaboratore nazista frustrato, Vidkun Quisling incaricato di attuare questa politica: “Voi insegnanti avete distrutto qualunque cosa per me!”
L’intervento diretto e la non-collaborazione in Bulgaria hanno aiutato a salvare 48.000 ebrei del loro paese. Al contrario che nella maggior parte dell’Europa, il sentimento popolare ha provocato un azione politica  chiedendo  al governo  collaborazionista  di rescindere le leggi discriminatorie dei Nazisti, i leader della Chiesa ortodossa si sono  rifiutati di ottemperare agli ordini di deportazione, organizzando dei sit-in nelle  stanze reali,  e perfino minacciando  di sdraiarsi sui binari delle linee ferroviarie per evitare che gli ebrei venissero trasportati.  Questa pressione di fatto ha incoraggiato il parlamento bulgaro  a resistere ai Nazisti  e a far annullare gli ordini di deportazione, salvando la maggior parte delle vite della popolazione ebrea del paese.
Dare rifugio, adottare, nascondere
In tutti i territori occupati dalla Germania, individui e intere nazioni facevano dimostrazioni di protesta per salvare gli ebrei e altre popolazioni prese di mira dando loro rifugio, adottandole e trasportandoli verso la salvezza. Sebbene fossero coinvolto un piccolo numero di persone in confronto  alla percentuale della popolazione, ci sono alcuni esempi conosciuti di questa azione.
Quasi tutti i 7.000 ebrei della Danimarca sono sopravvissuti perché il movimento di resistenza organizzata lì faceva entrare di nascosto la popolazione durante la notte in Svezia in piccole barche, quando apprendevano del piano nazista di mandarli nelle camere a gas. In Olanda, molti – come la famiglia Frank largamente nota – supponevano che la guerra non sarebbe durata a lungo e si nascondevano   con l’aiuto di non-ebrei solidali con loro. Nel frattempo, gli abitanti di Le Chambon-sur-Lignon, un villaggio protestante nella Francia meridionale, erano motivati dalle loro convinzioni religiose ad aiutare migliaia di profughi a scappare dalla persecuzione nazista nascondendoli in case private e anche in conventi e monasteri cattolici.
Educazione e comunicazione
I nazisti hanno preso il controllo della maggior parte dei media quando occupavano le varie nazione, ma malgrado lo spettro delle [possibili] conseguenze brutali, i giornali e le trasmissioni radio  clandestine prosperavano. I volantini di opposizione sono stati pubblicati in Francia già nel settembre 1940. Il primo e il più famoso di questi volantini all’interno della Germania stessa è stato creato a Monaco da studenti che si chiamavano il Collettivo della Rosa Bianca. Grida audaci di opposizione attiva al regime di  Hitler erano formulate con linguaggio ardito -una parte usata ancora oggi: “Non staremo zitti. Siamo la vostra cattiva coscienza. La Rosa Bianca non vi lascerà in pace!”
Traditi dal guardiano di un campo, gli originari membri del gruppo sono stati arresati e giustiziati prima di poter completare il loro sesto volantino. Però i loro atti di resistenza hanno continuato a vivere per mezzo della distribuzione del loro manifesto fatta in Scandinavia, nel Regno Unito, e perfino in Germania dagli Alleati che li lanciavano dagli aerei.
Apparivano scuole clandestine, biblioteche, archivi per costruire la capacità di recuperare e la competenza all’interno delle comunità. Nel ghetto di Varsavia è  stato creato un archivio da uno storico che risiedeva lì e che aveva il nome in codice “Oneg Shabbat” (Gioia del sabato); veniva posto in contenitori seppelliti nel terreno che sono stati  recuperati dalle macerie  del ghetto dopo la fine della guerra, soddisfando il desiderio di conservare la documentazione della vita e delle lotte del ghetto per il futuro.

Disobbedienza dall’interno
Si formarono molti gruppi clandestini di resistenza al Terzo Reich all’interno della Germania. Molte storie, compresa una nella mia famiglia, dimostrano l’importanza di questi gruppi. Alla fine degli anni ’30, il mio nonno tedesco – lavorava per una ditta farmaceutica come rappresentante all’estero – questo gli permetteva di mantenere il suo passaporto anche dopo che altri ebrei erano stati privati dei documenti – ha iniziato a contrabbandare documenti. Sebbene credesse che, in  quanto  ebreo  onesto,  non praticante, integrato, non sarebbe stato danneggiato dai Nazisti, non appoggiava la nuova dittatura e quindi trasportava documenti per la resistenza dentro la sua gamba di legno attraverso i confini dei paesi dove andava  per lavoro. Tornando a casa da uno di questi viaggi, si è fermato in un caffé e ha visto per caso il titolo di un giornale che annunciava che uno dei suoi connazionali era stato arrestato dalle SS e che stavano cercando lui; mio nonno non è mai più tornato a casa.
Il Terzo Reich era particolarmente sensibile alle proteste dei cittadini tedeschi. Quando i coniugi ebrei e i padri di donne tedesche non ebree erano arrestati per essere deportati nei campi di concentramento, queste donne continuavano a fare proteste e veglie non violente davanti alla prigione di Rosenstrasse a Berlino. Si è saputo che 6.000 donne hanno partecipato a questa azione che, in una settimana, ha costretto il regime a rilasciare i 1.700 ebrei tenuti prigionieri. I dimostranti  hanno approfittato dell’immagine culturale che hanno le donne nella cultura nazista, di custodi   della moralità e di produttrici di cultura – e anche del fatto che Berlino era una città che aveva una forte presenza della stampa. Il trattamento brutale di donne tedesche sarebbe stato difficile da digerire per i Nazisti data la loro ideologia, e li avrebbe esposti a più violente critiche in campo internazionale.
Attività culturali e resistenza spirituale
La resistenza prendeva anche la forma di attività culturali che comprendevano semplicemente creazioni artistiche o pratica di tradizioni culturali. Nei ghetti e nei campi, salvaguardare la cultura ebraica era considerata un modo di opporsi al genocidio nazista, rifiutandosi di rinunciare alla propria storia  sorreggendosi  al proprio spirito nel momento dell’assalto. Sono stati tramandati racconti di donne che celebravano i riti  del sabbath nei campi di concentramento, usando improvvisate candele fatte di buccia di patata, e di uomini che rispettavano le feste mentre erano in prigione.
Gli europei che vivevano in regime di occupazione, usavano la musica e l’abbigliamento tradizionale come espressione di resistenza e autonomia. Ai norvegesi era proibito portare qualsiasi simbolo di stato o di monarchia , e quindi gli studenti hanno cominciato a portare graffette per dimostrare il loro appoggio alla resistenza, e quel simbolo si è propagato. Il piccolo filo metallico apparentemente semplice poteva incarnare la solidarietà e l’unità come un oggetto che unisce insieme pezzi di carta. Gli studenti facevano braccialetti e altri oggetti fatti con le graffette da portare come dimostrazione di appoggio alla resistenza.
La storia ha chiarito che l’esercito tedesco era ben preparato per affrontare la resistenza armata, ma meno in grado di far fronte agli scioperi, alla disobbedienza civile, ai boicottaggi e ad altre forme di azioni non violente. Dati anche i pochi usi riusciti delle aziono no violente citate prima, non posso fare a meno di chiedermi quale tipo di resistenza e quali effetti sarebbero stati possibili, se ci fosse stata una maggiore pianificazione strategica e un migliore coordinamento sul posto
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/wooden-legs-paper-clips-and-iced-fronts-resistance-to-the-third-reich-by-nadine-bloch
Originale: Waging Nonviolence
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0

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