Democrazia rivoluzionaria: il nuovo sindacato israeliano


La politica
  del lavoro israeliana è stata dominata per decenni da un solo sindacato, allineato al governo, con una forte tradizione nazionalista. Sei anni fa è stato fondato in Israele il primo sindacato democratico e indipendente. Koach LaOvdim – Potere ai Lavoratori – è riuscito a mobilitare decine di migliaia di lavoratori e nel 2013 ha raggiunto i 12mila membri. In occasione della Festa dei Lavoratori, l’AIC ha parlato con Yaniv Bar Illan, portavoce di Koach LaOvdim a proposito della situazione del lavoro in Israele                                               
                                       
                         
Donne del sindacato Koach LaOvdim in azione


Oggi primo maggio in Israele è giorno lavorativo. Cosa significa la Festa dei Lavoratori in Israele e qual è la situazione dei lavoratori nel Paese?
Il primo maggio in Israele ha caratteristiche uniche: non ha una connotazione necessariamente positiva qui. Il primo maggio è parzialmente associato all’agenda politica. La ragione è storica: nei sui primi 30 anni di vita, lo Stato di Israele è stato governato dal partito laburista che considerava il sostegno dei lavoratori scontato. Il primo maggio ha rappresentato la monopolizzazione del potere del partito.
Quando nel 1977 per la prima volta il partito laburista non è salito al potere, il Paese ha fatto un’inversione. Da allora, l’agenda politica segue una visione di capitalismo idealizzato, guardando all’America. Una massiva campagna di privatizzazioni ha cambiato il Paese e il tradizionale orgoglio delle fondamenta social democratiche della società è svanito. E così il primo maggio ha archiviato un’ulteriore connotazione negativa.
Tradizionalmente Israele ha avuto un solo sindacato, Histadrut, molto vicino al governo e al partito laburista. Il tesseramento era nella pratica obbligatorio per i lavoratori per ottenere i servizi sociali, dipendenti dall’essere membro di un sindacato. Quando i servizi sociali sono drasticamente calati con la privatizzazione, il numero di tesserati è diminuito. Oggi solo il 25% dei lavoratori in Israele è sindacalizzato, contro il 75% di metà anni Novanta.
 
Koach LaOvdim rompe la tradizione del sindacato di Stato, Histadrut. Come ha fatto Koach LaOvdim ha svilupparsi e cosa caratterizza il sindacato?
Histadrut non era l’unico sindacato in Israele, tecnicamente parlando. C’era un secondo sindacato fondato circa 75 anni fa e legato all’ala destra del Likud. Penso sia stato il solo sindacato al mondo con un’agenda nazionalista, sviluppata in risposta a Histadrut. Ma non era molto efficace perché contrario agli scioperi e alle pressioni reali dei lavoratori.
Koach LaOvdim è stato fondato solo sei anni fa. La prima organizzazione a competere davvero con Histadrut perché offre un’alternativa reale. È stato fondato da leader provenienti dal basso. Alcuni di loro hanno lavorato come precari e – tipico in Israele – non avevano la possibilità di organizzarsi per i propri diritti e per un salario equo. Volevano dar vita ad un’alternativa concreta al compiacente Histadrut.
Cosa caratterizza Koach LaOvdim? Innanzitutto, è il primo sindacato democratico israeliano: i lavoratori devono poter dire la loro in ogni decisione che riguarda le loro condizioni, compreso lo sciopero, i contratti collettivi e così via. In Histadrut, la partecipazione di base non c’è. Non abbiamo inventato il modello democratico, ovviamente, ma ci siamo orientati verso i modelli nord-europei dove la partecipazione sindacale è la norma. Una cosa normale, ma che in Israele è una novità. Quello che è straordinario è che Histadrut ha colto la differenza e ora inizia a guardare le cose diversamente.
 
Il nuovo governo ha appena presentato una proposta per la riforma del budget sociale. I lavoratori ne saranno colpiti?
Sfortunatamente, il nuovo budget non è affatto sociale. Usano il sociale come slogan e a parole ricordano le proteste dell’estate 2011, ma in realtà non intendono cambiare nulla. Anzi, l’opposto: è stato recentemente riportato che il primo ministro sta tentando di emettere una normativa che riduca il diritto allo sciopero e limiti il potere dei tribunali del lavoro. Tenta anche di restringere gli spazi dei sindacati.
C’è un gap enorme tra gli slogan del nuovo governo e la realtà delle sue politiche. La sinistra deve stare attenta: partiti e sindacati devono essere pronti a difendere i diritti.
 
I lavoratori israeliani vengono da gruppi sociali diversi e polarizzati. Come Koach LaOvdim riesce a mettere insieme tali differenze?
È sempre incredibile vedere che gli obiettivi comuni aiutano a far lavorare la gente fianco a fianco. Abbiamo recentemente lavorato con gli insegnanti degli asili, per esempio, che in Israele arrivano da diversi gruppi sociali: ebrei religiosi, arabi, nuovi immigrati, beduini. Quando si è trattato di agire per il miglioramento delle condizioni di lavoro, la gente si è unita e le provenienze sociali non hanno giocato alcun ruolo. Mettere insieme le differenze è possibile solo sul campo: tu lavori con i gruppi coinvolti e li unisci.
Koach LaOvdim, devo dire, dà speciale considerazione a tale questione. Siamo sempre attenti a rispettare le necessità di ogni gruppo e a far sì che ogni gruppo sia rappresentato. Ad esempio, traducendo tutti i documenti in arabo.
 
Qual è il rapporto di Koach LaOvdim con Histadrut oggi?
Ufficialmente, Histadrut non ha mai saputo della nostra esistenza: in alcune interviste non menzionano nemmeno il nostro nome. Ufficiosamente, invece, sentono la nostra presenza come una competizione. In diversi casi hanno fatto del loro meglio per spingere i lavoratori lontano dalle nostre attività, anche cooperando con i datori di lavoro. Da parte nostra noi diamo il meglio per evitare la confusione: l’organizzazione sindacale dovrebbe essere chiara e non confondere Koach LaOvdim con Histadrut.
Un successo: Histadrut è diventata un po’ più democratica seguendo il nostro modello. I veterani, ad esempio, ora sanno che possono chiedere un po’ di più prima di accettare un accordo sul salario, ad esempio. Il maggiore impegno non avviene su base quotidiana, ma l’atmosfera sta cambiando.

(Tradotto a cura di AIC-Italia/Palestina Rossa)<뚤ơ>

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