Brasile: perchè Porto Alegre ha abbracciato l’industria bellica israeliana?



Tarso Genro (a destra), governatore di Rio Grande do Sul incontra alti dirigenti della Elbit Systems ad Haifa
Tarso Genro (a destra), governatore di Rio Grande do Sul incontra alti dirigenti della Elbit Systems ad Haifa


  • Brasile: perchè Porto Alegre ha abbracciato l’industria bellica israeliana?
  • di Jamal Juma – 20 maggio 2013
    Tarso Genro, governatore di Rio Grande do Sul in Brasile, ha concluso nelle scorse settimane un accordo per sviluppare un grande centro di tecnologia militare israeliana a Porto Alegre. Un giorno prima di firmare il contratto con l’impresa di armamenti Elbit, Genro era nella West Bank occupata, dove ha costatato con i suoi occhi l’oppressione su cui prospera l’industria israeliana degli armamenti.
    Forse ancor più dolorosi della firma dell’accordo stesso sono gli argomenti che in seguito ha offerto per ‘difendere’ il suo atto. E’ stato molto triste vedere Genro affermare – in un’intervista alla pubblicazione brasiliana Opera Mundi – che la legge internazionale e i diritti umani non sono criteri che si applicano alle relazioni commerciali internazionali.
    Messo di fronte ai precedenti di violazioni dei diritti umani e della legge internazionale della Elbit, Genro ha sostenuto che “non è possibile decidere su opzioni tecnologiche, a livello nazionale o regionale, in base a questi criteri”. Ha aggiunto che “l’etica nelle relazioni commerciali globali è definita dagli interessi nazionali” (“Despite criticism, Tarso Genro signs agreement with Israeli military” [Nonostante le critiche, Tarso Genro firma un accordo con l’esercito israeliano], 29 aprile 2013 [in portoghese]).
    Questa tesi viola la costituzione brasiliana, che afferma la prevalenza dei diritti umani nelle relazioni internazionali. E’ anche sbagliata legalmente. Un vasto corpo di analisi legali, di indirizzi e risoluzioni dell’ONU sottolinea che lo stato e le istituzioni statali sono obbligati a rispettare e a garantire il rispetto della legge internazionale.
    La Elbit trae vantaggio dalla costruzione degli insediamenti d’Israele e del suo muro nella West Bank, entrambi considerati crimini di guerra. A causa di questo coinvolgimento in violazioni della legge internazionale, la Elbit è sottoposta a una campagna globale per bloccare i contratti e gli investimenti in essa.
    Nella sua intervista a Opera Mundi, Genro ha difeso l’accordo come una questione di interesse nazionale. La stessa tesi è stata avanzata negli anni ’70 e nei primi anni ’80 dal regime dell’apartheid in Sudafrica e dai suoi alleati in Gran Bretagna e negli USA. Margaret Thatcher non volle costringere le imprese britanniche a rinunciare ai profitti ricavati dall’apartheid. Tuttavia, arrivati agli anni ’90, il movimento globale di boicottaggio era costato un elevato prezzo economico a tali imprese e quelle statunitensi sono tuttora perseguite in tribunali USA per il pagamento di risarcimenti.
    Affari sporchi
    Abbandonare in tempo gli affari sporchi si è dimostrato la scelta economicamente migliore. Il movimento palestinese per il boicottaggio, i disinvestimenti e le sanzioni (BDS) ha solo pochi anni ed è oggi in una fasi che gli attivisti sudafricani raggiunsero solo dopo due decenni.
    La stessa Elbit ha ammesso che il BDS sta avendo un impatto. Nel suo ultimo bilancio annuale afferma: “Negli ultimi anni ci sono stati appelli in Europa e altrove a ridurre il commercio con Israele … Non ci sono garanzie che leggi, politiche o pratiche restrittive dirette contro Israele o contro imprese israeliane non avranno un impatto negativo sulla nostra attività.”
    Il mondo degli affari globali è sempre più attento oggi a elaborare o affidare analisi di rischio prima di prendere decisioni d’investimento. La maggior parte degli istituti di analisi dei rischi recepisce, nelle proprie valutazioni, parametri etici e molti sono specializzati nel fare solo questo. Tali istituzioni stanno visitando sempre più spesso la Palestina al fine di motivare le loro valutazioni che sono basate sull’impatto ambientale, i diritti umani e la buona amministrazione.
    La Elbit si posiziona male in tutti e tre i criteri. I progetti israeliani in cui è coinvolta la Elbit hanno comportato lo sradicamento di decine di migliaia di piante d’olivo. Richard Falk, il relatore speciale dell’ONU per i diritti umani nella West Bank e a Gaza, ha sollecitato l’interruzione delle relazioni finanziarie con la Elbit a causa delle sue gravi violazioni dei diritti umani (“UN independent expert calls for boycott of businesses profiting form Israeli settlements” [Un esperto indipendente dell’ONU sollecita il boicottaggio delle aziende che si avvantaggiano dagli insediamenti israeliani], UN News Centre, 25 ottobre 2012].
    Corruzione
    Inoltre l’elevato livello di corruzione dell’intero settore militare israeliano è stato denunciato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (“Israel should ensure that remaining concerns should not undermine its progress on foreign bribery, say OECD” [Israele dovrebbe garantire che le preoccupazioni residue non compromettano i suoi progressi riguardo alla corruzione all’estero, afferma l’OCSE], 16 dicembre 2009).
    Contemporaneamente l’India e le Filippine hanno vietato ad alcune aziende israeliane di avanzare offerte per contratti a causa della corruzione (“India blacklists India Military Industries for 10 years” [L’India proscrive per dieci anni industrie militari israeliane], Haaretz, 7 marzo 2012).
    E a partire dal fondo previdenziale statale della Norvegia nel 2009, circa altre tredici istituzioni finanziarie hanno escluso la Elbit dai loro portafogli (“Recommendation on the exclusion of the company Elbit Systems Ltd” [Raccomandazione sull’esclusione della società Elbit Systems Ltd], Ministero delle finanze norvegese, 15 maggio 2009).
    Ciò che è spacciato dalla lobby filoisraeliana a Rio Grande do Sul come vantaggio per l’economia, risulta essere non solo un accordo sporco, ma anche un accordo rischioso. E’ un accordo con implicazioni politiche così profonde che si può sperare stimoli un serio dibattito a livello federale e regionale piuttosto prima che poi.
    “Silenzio della gente perbene”
    Nel corso della sua visita alla West Bank, Genro ha ascoltato molti appelli dei palestinesi che lo sollecitavano a non procedere con questo accordo rischioso. A un ricevimento per la delegazione a Ramallah (al quale chi scrive è stato presente), Musa Hadid, il sindaco della città, ha rivolto questo eloquente appello: “Martin Luther King disse una volta ‘la tragedia più grande non è la brutalità dei malvagi, bensì il silenzio della gente perbene’. Voi siete nostri amici, appartenete ai buoni e speriamo vi schiererete contro l’ingiustizia”.
    Rio Grande do Sul ha dimostrato in molte occasioni il suo appoggio ai palestinesi. L’anno scorso Porto Alegre ha addirittura accolto una riunione del World Social Forum concentrata sulla Palestina.
    Questo impegno per la libertà di palestinesi è in forte contrasto con la firma da parte di Genro di un contratto con una società che aiuta Israele a rinchiuderci in ghetti.
    Una versione di questo articolo è stata pubblicata in precedenza su Opera Mundi.
    Jamal Juma è il coordinatore dell’organizzazione palestinese Stop the Wall[Fermiamo il muro].
    Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
    www.znetitaly.org
    Fonte: http://www.zcommunications.org/porto-alegre-is-palestine-s-friend-so-why-has-it-embraced-israel-s-war-industry-by-jamal-jum
    Originale: The Electronic Intifada
    traduzione di Giuseppe Volpe
    Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
     

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