1000 israeliani hanno in programma di entrare nell'area E1 per spabilirvisi.



1000 israeliani hanno intenzione di entrare nell’area E1 per stabilirvisi

  •     1000 israeliani hanno in programma di entrare nell'area E1 per spabilirvisi.
  • di Connie Hackbarth

    Nella prossime settimane, 1000 coloni stanno progettando di entrare nella zona E1 tra Gerusalemme e la colonia nella West Bank di Ma’ale Adumim allo scopo di stabilirvisi. I leader dei coloni ritengono che il nuovo governo israeliano sosterrà questa iniziativa. La comunità internazionale ha condannato con forza i piani israeliani volti a costruire in E1 in quanto controproducenti nei confronti di un inesistente processo di pace. Cosa faranno gli Stati Uniti e l’Europa nel caso in cui Israele permettesse ai coloni di rimanere?
                

    Villaggio palestinese di Ahfad Younis istituito in E1 per protestare contro l’incapacità americana di fermare il progetto di colonizzazione israeliano (Foto Ryan Rodrick Beiler)



    In un’intervista all’organo di stampa Arutz 7, affiliato ai coloni, la leader dell’insediamento Daniella Weiss ha dichiarato che “anche se gli Stati Uniti, l’Europa e gli arabi si oppongono alla connessione tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim, e proprio per questo abbiamo pensato che è necessario che qualcuno faccia da pioniere. Entro alcune settimane, ci andremo di sabato, circa in 1000 persone.”

    Subito dopo l’iniziativa palestinese coronata da successo di aggiornare lo status dell’OLP presso le Nazioni Unite a quello di uno Stato non membro, Israele ha annunciato la costruzione di 3.000 unità abitative a Gerusalemme Est e nelle colonie della West Bank che sono nell’area E1. Una colonia nell’area E1, posta tra Gerusalemme e la colonia di Ma’ale Adumim nella West Bank, erode ulteriormente la base geografica di uno Stato palestinese, dividendolo in tre blocchi distinti: la Striscia di Gaza, la West Bank settentrionale e quella meridionale. Per la popolazione palestinese che vive all’interno e nei dintorni di tale area, l’impatto sarà disastroso in quanto viene impedita la crescita naturale, le comunità palestinesi saranno isolate e ne conseguirà certamente uno spopolamento.

    I palestinesi hanno reagito ai piani israeliani di costruire in E1 con una resistenza creativa, di base. L’11 gennaio, circa 250 donne e uomini palestinesi hanno fondato in E1 il villaggio di Bab al-Shams, affermando la loro fede nell’azione diretta e nella resistenza popolare. Entro 24 ore, il villaggio di Bab al-Shams è stato smantellato dalle autorità israeliane. In seguito, il 20 di marzo, lo stesso giorno in cui il presidente americano Barack Obama  è giunto nella regione, i palestinesi hanno costruito nella stessa zona  il villaggio di Ahfad Younis. Ahfad Younis rappresentava una protesta nei confronti dell’incapacità di Obama di fare rispettare il diritto internazionale e di essere un mediatore onesto nel processo di pace in Medio Oriente. Di nuovo le autorità israeliane hanno smantellato questo villaggio, anche se lo hanno fatto solo dopo la partenza di Obama da Israele.

    La Weiss fa notare che il sindaco di Ma’ale Adumim, Beni Kashriel, è stato contattato a proposito dell’iniziativa in programma, che ha ricevuto il sostegno dei principali rabbini, di politici e personalità pubbliche.

    La Weiss è convinta che il governo autorizzerà tale azione, aggiungendo che “non pensiamo di giocare a nascondino con qualcuno, ma, al contrario, di sollevare con forza il necessario dibattito per accertare se la terra è nostra o, Dio non voglia, se essa in futuro sarà divisa in due stati per due popoli….E sono convinta che il governo di destra ci permetterà di entrare nel territorio.”

    Nel caso in cui i coloni dovessero mettere in atto il loro piano di invasione e di occupazione abusiva dell’area E1, il primo ministro Benjamin Netanyahu si troverà a dove affrontare nella sua prima grande sfida vis-a-vis della coalizione il partito affiliato ai coloni Habayt Hayehudi, un importante partner di governo. Gli Stati Uniti e l’Europa che per lo più hanno assunto la posizione di “aspettare e vedere”  a causa delle preoccupazioni per gli sviluppi in Siria, dovranno affrontare una vera e propria prova sul loro impegno per la promozione della pace. Se la costruzione di colonie israeliane in E1 è dannosa per la soluzione dei due Stati, come sostengono i funzionari europei e americani, le loro azioni devono approssimarsi alla loro retorica  perché resti un po’ di senso alla loro credibilità e rilevanza.

    (tradotto da mariano mingarelli)


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