VIOLENZE INTERRELIGIOSE AL CAIRO, CRESCE LA TENSIONE
In Egitto è stato un fine settimana segnato da diversi episodi di violenze interconfessionali che hanno portato alla morte di almeno sei persone e causato decine di feriti.
Ieri, la cattedrale copta di San Marco al
Cairo è stata attaccata da un folto gruppo di individui che hanno
lanciato contro l’edificio religioso pietre e Molotov mentre era in
corso una cerimonia funebre. Nel quartiere di Abassiyah i disordini sono
durati diverse ore e la calma è stata ristabilita in serata dopo
l’intervento delle forze di polizia che hanno disperso gli assalitori
con gas lacrimogeni. I bilanci ufficiali hanno riferito di almeno una
vittima e 87 feriti.
I fedeli copti partecipavano al funerale
di quattro cristiani uccisi venerdì sera nel quartiere di El Khusus, a
nord della capitale, in quelle che la stampa ha definito “le più gravi
violenze interconfessionali degli ultimi mesi”, nelle quali anche un
musulmano ha perso la vita. In Egitto i copti rappresentano tra il 6 e
il 10% degli 84 milioni di cittadini. Il papa copto Tawodros II ha
invitato i fedeli alla “calma e al ritegno” dopo i fatti violenti che
hanno riacceso le tensioni tra le due comunità e fatto riemergere
divisioni sul piano politico. I copti hanno intonato slogan contro il
presidente Mohammed Morsi e contro la Fratellanza musulmana, ritenuti
responsabili delle aggressioni subite ad El Khusus.
Stamani la stampa panaraba ha scritto
che l’ordine è stato ristabilito nel quartiere della cattedrale ma che
la situazione rimane tesa nonostante le parole di condanna pronunciate
da Morsi. “Considero ogni attacco contro la cattedrale un attacco contro
me stesso. Ordino l’apertura immediata di un’inchiesta” ha detto
all’agenzia di stampa ufficiale ‘Mena’ il capo dello stato, leader della
Fratellanza musulmana, eletto nel giugno 2012. Il presidente egiziano
ha poi assicurato che “la protezione di tutti i cittadini, musulmani
come cristiani, fa parte delle responsabilità dello Stato”. In visita al
Cairo, il capo della diplomazia dell’Unione Europea, Catherine Ashton,
si è detta “estremamente preoccupata per i violenti incidenti”,
chiedendo alle autorità di “rafforzare il dispositivo di sicurezza per
ristabilire l’ordine”.
Intanto la Procura egiziana ha ordinato
l’apertura di una nuova inchiesta per corruzione e appropriazione
indebita di fondi pubblici a carico dell’ex presidente Hosni Mubarak,
destituito due anni fa dopo una rivolta popolare. Già condannato a 25
anni di prigione nell’ambito di un altro processo, l’84enne ex capo di
stato dovrebbe comparire in aula il prossimo 13 aprile per l’appello.
Arrestato nell’aprile 2011 Mubarak è detenuto in un ospedale militare a
causa delle sue cattive condizioni di salute.
A due anni dalla caduta del longevo
regime di Mubarak, in Egitto il clima socio-politico è incandescente e
la spaccatura istituzionale è sempre più evidente. Nelle ultime
settimane sono continuate le proteste di piazza convocate dal Fronte di
salvezza nazionale (Fsn) di opposizione mentre la Fratellanza musulmana
accusa gli oppositori di violenze e ha approvato la creazione di
“comitati di vigilanza” per vegliare sulle sedi del movimento, più volte
oggetto di attacchi. È in questo contesto di esasperazione e diffidenza
tra le due grandi anime attorno alle quali gravitano i movimenti sorti
dalle macerie del vecchio sistema politico, che si sta consumando uno
scontro tutt’altro che velato tra presidenza e potere giudiziario.
[VV]
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