Le buffonate per la pace di Obama a Israele – Altri quattro anni di questo?Di Ramzy Baroud
11 aprile 2013
Nel preciso momento in cui L’Air Force One del presidente degli stati uniti Barack Obama atterrava all’aeroporto Ben Gurion il 20 marzo, le illusioni che ancora persistevano, hanno cominciato ad andare in frantumi. E quando camminava sul tappeto rosso, sommerso dia lodi e caldi abbracci dei personaggi più importanti del governo israeliano e degli ufficiali militari, una nuova/vecchia realtà ha iniziato a essere compresa: Obama non era diverso dai suoi predecessori. Non lo era mai stato.
Il giorno del suo arrivo, il gruppo israeliano di destra B’Tselem, ha diffuso un video sconvolgente.
Mostrava soldati israeliani che eseguivano un ‘arresto di massa’ di circa 30 bambini palestinesi diretti a scuola nella città palestinese di al-Khalil (Hebron). I bambini imploravano e piangevano toinvano. I loro urli di terrore risuonavano nel quartiere palestinese mentre tentavano di richiamare i passanti per farsi aiutare. ” ‘Amo’ – zio,” uno supplicava, “per amor di Dio, non lasciate che mi prendano.” Tuttavia, vari veicoli militari si sono riempiti di bambini che piangevano e delle loro cartelle. Quello che però rendeva il video veramente appropriato, è che è stato diffuso il giorno che il presidente Obama stava incontrando i bambini israeliani a una cerimonia di benvenuto a casa del presidente israeliano Simon Peres.
“I loro sogni sono in gran parte gli stessi dei bambini ovunque,” ha detto, riferendosi ai bambini israeliani, naturalmente. “Tuttavia in un altro senso le loro vite riflettono la realtà che gli israeliani devono affrontare ogni singolo giorno. Vogliono essere al sicuro, vogliono essere liberi dai razzi che colpiscono le loro case o le loro scuole.”
Molti palestinesi hanno subito fatto notare le discrepanze espresse nella maggior parte delle affermazioni di Obama durante tutto il suo soggiorno in Israele. Tuttavia la sua visita è stata ‘storica’, dichiaravano i titoli dei mezzi di informazione statunitensi e israeliani.
Tuttavia, a parte il fatto che questo era il suo primo viaggio a Israele da presidente, esso non è stato certo epocale. Il suo appoggio incondizionato a Israele è stato noioso e ridondante, perfino prevedibile. Coloro che hanno seguito la sua eredità incrollabile a favore di Israele – comprese le visite che ha fatto a Israele quando era candidato alla presidenza nel 2008, i suoi discorsi davanti al gruppo di lobby AIPAC, (American Israel Public Affairs Committee) *
e molti altri esempi – potevano a fatica scorgere un cambiamento, tranne forse, nel totale disinteresse nella sensibilità e nell’equilibrio politico.
Si è davvero espresso chiaramente in Israele, e questo è stato per la totale soddisfazione del primo ministro israeliano e del suo governo favorevole ai coloni che era stato messo insieme poco prima dell’arrivo di Obama. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato come se fosse totalmente ignaro dello spostamento politico verso l’estrema destra in corso in Israele. In effetti il governo israeliano è più di destra di quanto lo sia mai stato prima. Il partito estremista della Casa Ebraica ha tre ministeri importanti, compresa Gerusalemme e quello degli alloggi; agli ultra nazionalisti dell’Israeli Beiteinu è stato assegnato il ministero del turismo. Questo significa che nei prossimi anni ci sarà una manna di costruzioni di insediamenti, ‘pulizia etnica’ e maggiore Apartheid.
“E’ bello essere tornato nella Terra (Israele),” ha detto Obama in ebraico, all’aeroporto di Tel Aviv. “Gli Stati Uniti sono fieri di stare con voi?? come vostro alleato più forte e vostro più grande amico.”
Si crede che per quattro anni Obama non è riuscito a essere all’altezza delle aspettative quasi impossibili di Israele. Israele ha bisogno di un presidente con buone capacità oratorie – per esempio per sottolineare il legame ‘eterno’ tra il suo paese e Israele, come ha fatto Obama – che sia in grado di firmare grossi assegni e fare poche domande. Obama ha fatto questo, naturalmente, e molto di più. A parte i 3,1 miliardi di dollari di appoggio finanziario, ha deviato centinaia di milioni di fondi statunitensi per finanziare il sistema di difesa aerea di Israele, che si chiama Iron Dome (la Cupola di ferro), la cui efficienza è, nel migliore dei casi, discutibile.
Le passate trasgressioni di Obama, per quanto riguarda Israele, sono state l’aver osato chiedere al governo di destra di Netanyahu di congelare temporaneamente la costruzione degli insediamenti come pre-condizione per ricominciare il processo di pace in stallo, se non morto. Naturalmente c’è la faccenda di cui si è parlato molto, della mancanza di affetto di Obama per Netanyahu, delle sue buffonate e della sua famosa arroganza. Questo però importa poco, dal momento che gli insediamenti illegali hanno continuato a prosperare durante il primo mandato di Obama.
Come ci si aspettava, Netanyahu gongolava. E’ riuscito a mettere insieme un governo che soddisfa per lo più i coloni ebrei estremisti in Cisgiordania ed è anche riuscito in modo magistrale a umiliare il presidente degli Stati Uniti, o almeno a sedare le sue ambizioni che gli Stati Uniti siano in grado di operare in modo indipendente in Medio Oriente, senza avere in mente il consenso o gli interessi di Israele.
Ora che le colonie israeliane stanno fiorendo – l’area E1 di Gerusalemme est occupata è un altro importante exploit – Netanyahu aspira ancora una volta a una guerra con l’Iran che non sarebbe mai possibile senza il finanziamento, l’appoggio degli Stati Uniti e il loro probabile coinvolgimento diretto. “Grazie di stare dalla parte di Israele in questo momento di cambiamento storico in Medio Oriente,” ha detto Netanyahu mentre era piedi vicino all’Iron Dome, finanziato per lo più dagli Stati Uniti. “Grazie per aver affermato in modo inequivocabile il diritto sovrano di Israele di difendere se stesso, da solo, contro ogni minaccia.”
Obama ha di fatto riservato pochi ma falsi pensieri per i palestinesi. “Mettetevi nei loro panni – guardate il mondo con i loro occhi,” ha detto a degli ascoltatori israeliani. “Non è giusto che un bambino palestinese non possa vivere in un proprio stato e che viva con la presenza di un esercito straniero che controlla i movimenti dei suoi genitori ogni giorno.”
Si potrebbe perfino applaudire l’apparente forza morale se non fosse per la faccenda fastidiosa che gli Stati Uniti hanno votato contro uno stato palestinese alle Nazioni unite lo scorso novembre e che hanno intimidito coloro che lo hanno fatto. E, naturalmente, molto dell’orrore che gli ‘occhi’ palestinesi hanno visto nel corso degli anni, è stato finanziato e difeso dal denaro e dalle azioni degli Stati Uniti. Se Obama sta tentando di far risorgere il mito che gli Stati Uniti sono uno spettatore con buone intenzioni o un ‘mediatore onesto’ in qualche remoto conflitto, allora ha totalmente fallito. Il suo paese è pienamente coinvolto nel conflitto, e proprio direttamente.
Molti bambini palestinesi sarebbero ancora vivi oggi, se il governo statunitense avesse condizionato il suo massiccio appoggio a Israele alla fine dell’occupazione e al cessare la brutalità contro i palestinesi.
Durante una conferenza stampa congiunta, tenutasi a Ramallah, insieme al Presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, Obama ha perfino chiesto ai palestinesi di lasciar cadere la loro condizione (proposta da Obama stesso) di un congelamento degli insediamenti per ritornare ai cosiddetti colloqui di pace. “Questo non è per dire che gli insediamenti non sono importanti, ma per dire che se risolviamo i problemi (principali), allora saranno risolti anche gli insediamenti,” ha detto. “Se iniziamo la conversazione dobbiamo mettere tutte le cose a posto fin dall’inizio….poi non arriveremo mai al problema più ampio,” ha aggiunto Obama. Il problema più ampio, secondo il presidente degli Stati Uniti, è “come strutturate uno stato della Palestina,” contro il quale, Obama aveva votato l’anno scorso e anche appassionatamente.
A parte sembrare retorico riguardo alla pace, Obama sta finalmente trascinando la linea israeliana esattamente come Netanyahu e la lobby si aspetterebbero da lui, o da qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti. Ha poco da offrire ai palestinesi o alle nazioni arabe, ma molto da aspettarsi da queste. Gli stati arabi devono cercare relazioni normalizzate con Israele e i palestinesi devono “riconoscere che Israele sarà uno stato ebraico, e che gli israeliani hanno il diritto di insistere sulla loro sicurezza,” ha predicato a Gerusalemme il secondo giorno del suo viaggio, come riferito dal sito della CNN. L’ovvio pericolo sta nel fatto che Israele spesso raccoglie la ‘sicurezza’ e il suo ‘diritto di difendersi’ arrestando in massa i bambini che vanno a scuola a Hebron, oppure infliggendo o appoggiando guerre contro altre nazioni: Libano, Iraq, e ora l’Iran.
Alla fine Obama tornerà alla sua scrivania nello Studio Ovale, pronto a riprendere il lavoro, come al solito. Questo comprenderà firmare molti documenti riguardanti finanziamenti aggiuntivi, prestiti, trasferimenti di tecnologia militare e molto altro ancora per Israele. Nel frattempo i palestinesi continueranno?? la loro lunga lotta per la libertà, senza le sue rinomate abilità oratorie.
Nel frattempo le famiglie dei 30 bambini sequestrati dall’esercito israeliano a Hebron, avranno molti giorni davanti nel tribunale militare israeliano. Questa, però, naturalmente, è una faccenda diversa, di nessun interesse per Obama e per le sue molte ripetibili buffonate della pace.
*http://it.wikipedia.org/wiki/AIPAC
Ramzy Baroud (ramzybaroud.net) è un opinionista che scrive sulla stampa internazionale e dirige il sito PalestineChronicle.com. Il suo libro più recente è: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. (Pluto Press).
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/obama-s-peace-antics-in-israel-four-more-years-of-this-by-ramzy-baroud
Originale: Ramzy Baroud’s ZSpace Page
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
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