Israele: L'appello di un refusenik: "Non servite l'esercito israeliano"
19.04.2013
http://electronicintifada.net/content/dont-serve-israels-military-refusenik-urges-compatriots/12384
L’appello di un refusenik: “Non servite l’esercito israeliano”
Natan Blanc, 19enne di Haifa, ha passato più di 120 giorni in prigione per aver rifiutato di servire nell’esercito israeliano. Ha cominciato a pensare al modo di resistere alla leva durante l’Operazione Piombo Fuso, tre settimane di offensiva militare israeliana contro Gaza tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009.
di Sawsan Khalife
La legge israeliana sul Servizio alla Difesa – introdotta nel 1949 – ha dato all’esercito israeliano l’autorità di reclutare ogni cittadino israeliano che compia 18 anni. Dopo il servizio obbligatorio di tre anni, gli israeliani restano riservisti all’interno dell’esercito. Ciò significa che ogni cittadino passa un mese l’anno nell’esercito fino all’età di 40 anni.
La legge israeliana sul Servizio alla Difesa – introdotta nel 1949 – ha dato all’esercito israeliano l’autorità di reclutare ogni cittadino israeliano che compia 18 anni. Dopo il servizio obbligatorio di tre anni, gli israeliani restano riservisti all’interno dell’esercito. Ciò significa che ogni cittadino passa un mese l’anno nell’esercito fino all’età di 40 anni.
Natan
Blanc, il 2 aprile scorso, all’interno della base militare di Tel
Ha’Shomer a Tel Aviv, dove ha rifiutato di vestire l’uniforme (Foto:
Oren Ziv, ActiveStills)
L’obiezione
di coscienza è considerata un crimine in Israele. Generalmente è punita
con qualche settimana di prigione – durante le quali si fanno numerose
pressioni sull’obiettore per fargli cambiare idea. Dopo la prigione,
l’obiettore viene nuovamente sentito dalla commissione militare per il
reclutamento. Un nuovo rifiuto può portare ad un altro periodo in
carcere.
In
totale, Blanc si è presentato davanti alla commissione otto volte. Ogni
volta è stato spedito in prigione. per un periodo di tre settimane.
Recentemente è stato rilasciato per buona condotta e ha rilasciato un
intervista a Sawsan Khalife’, The Electronic Intifada.
Puoi raccontarmi qualcosa di te?
Ho
19 anni e sono di Haifa. Ho studiato cinema alle scuole superiori.
Quando ho compiuto 18 anni, ho partecipato a un programma educativo di
un anno per 12 persone a Gerusalemme, dopo il quale avremmo dovuto
servire l’esercito. Tutti gli altri 19 volontari sono entrati nell’IDF.
Io sapevo dal principio che non lo avrei fatto. Ho anche fatto il
volontario in un programma giovanile per MDA (il servizio medico
nazionale) e come editor per Wikipedia.
Come si è formata la tua coscienza politica?
La
mia presa di coscienza deriva dalla mia famiglia, i miei genitori sono
attivisti politici. Ho partecipato a manifestazioni con i miei genitori
fin da piccolo. Quando sono cresciuto, sono entrato in un programma
giovanile di leadership che ho lasciato perché tutti andavano a fare i
soldati e mi sono sentito alienato, in un posto diverso da quello in cui
gli altri si sentivano.
Come descriveresti l’IDF?
L’esercito
israeliano è solo un mezzo in mano al governo israeliano per perpetrare
la propria autorità. L’IDF segue le decisioni prese ad alti livelli.
Per decenni l’IDF ha violato i diritti umani fondamentali implementando
le decisioni e le politiche governative. Mi sono presentato di fronte
alla commissione per il reclutamento otto volte e ogni volta sono stato
detenuto per il mio rifiuto di far parte dell’IDF. L’ultima volta, una
settimana fa, è stato a causa del mo rifiuto alla loro offerta di
servire in un ospedale come parte del servizio nazionale. Ho rifiutato
perché avrei dovuto vestire l’uniforme dell’esercito. Così, mi hanno
mandato in carcere di nuovo, per l’ottava volta, e sono stato rilasciato
ieri. Sono stato imprigionato nel Carcere Sei vicino Atlit (città
costiera a Sud di Haifa), dove si trovano i soldati israeliani che hanno
violato la legge durante il loro servizio o, come nel mio caso, chi
rifiuta di fare il militare. Non ci sono molti casi come il mio. Ero
l’unico prigioniero che quest’anno aveva rifiutato il servizio militare.
La percentuale è molto bassa.
Avresti potuto evitare la prigione, senza comunque fare la leva?
Sì,
molte persone fingono di avere problemi medici o mentali per evitare la
prigione. Io non voglio mentire. In questo caso è importante dire la
verità per quella che è. Non c’è nulla di cui vergognarsi o di cui aver
paura, dicendo quello in cui credi.
E tu in che cosa credi?
L’ho
detto svariate volte di fronte al tribunale: rifiuto di essere parte
dell’occupazione. Sono contrario a quello che fa l’IDF; ho un problema
morale e non voglio prendere parte a tali azioni. Tutte le ingiustizie
contro i palestinesi perpetrate dal regime israeliano: non c’è
democrazia, non decidono del loro destino, non possono votare un regime
che decide per loro. La Knesset (il parlamento israeliano) vota e
sceglie per i palestinese; stabilisce il loro destino senza includerli
nel processo decisionale. Non sarò mai parte di tale sistema.
Credi che lo Stato di Israele danneggerà le tue possibilità di trovare un lavoro o di avere un’educazione in futuro?
Credo
che tutte queste storie sull’impossibilità di trovare un lavoro
derivano dai tentativi del governo di spaventare la gente per
costringerla a fare la leva. Penso che ci sono molte persone che
capiscono e sostengono la mia causa, ma anche tante altre che non lo
accetteranno.
Ci sono organizzazioni che sostengono le obiezioni di coscienza su basi ideologiche?
Ce ne sono due, Yesh Gvul e Ta’ayush.
Organizzano manifestazioni a favore degli obiettori di fronte al
carcere. Mandano lettere a coloro che rifiutano il servizio militare,
offrendo loro supporto morale e legale.
Cosa vorresti dire ai giovani israeliani che compiono 18 anni e devono entrare nell’IDF?
Servire
l’esercito non solo danneggerà la vostra vita, ma anche quella di altre
persone. Dovreste avere una coscienza pulita. Dovreste pensarci bene
prima di prendere parte ad un’occupazione e ad una guerra. So che è
obbligatorio fare il militare, ma se la vostra coscienza vi parla, non
fatelo, non importa il prezzo che pagherete.
(tradotto a cura di AIC-Italia Palestina Rossa)
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