Egitto. Violenze a sfondo confessionale: parlano i copti



Cosa accade realmente durante uno scontro fra copti e musulmani? Qual è il ruolo della polizia? E dell'esercito? In questo documento video ed audio, a parlare sono i copti del Cairo, quelli che agli inizi di aprile hanno preso parte agli scontri dinanzi alla cattedrale di San Marco.
 
 di Marco Di Donato
 
A parlare sono amici e parenti di Mahrous Hanna, trentenne egiziano copto cui è stato fatale un solo colpo di pistola sparato all'altezza del collo.
 
Secondo la ricostruzione di alcuni amici che erano con lui, Hanna e altri copti si erano posti dinanzi la chiesa in sua difesa, per proteggerla dagli assalti che rischiavano di mettere in pericolo il loro luogo di culto. 
 
Poi, d'improvviso, il colpo mortale. "Nessuno si aspettava accadesse qualcosa di simile", racconta uno degli intervistati. "Perché tutta questa rabbia?".
 
Le immagini del resto restituiscono l'idea di una violenza per larghi tratti incontrollabile con lanci di pietre, bottiglie molotov e cariche delle forze dell'ordine in assetto antisommossa. 
 
Mahorous per difendere il suo paradiso si è trovato all'inferno. Un inferno fatto di scontri durissimi, durati per ore che alla fine lo hanno lasciato esanime. 
 
Tutti gli intervistati lo descrivono come un ragazzo serio e tranquillo, in cerca di moglie e con un forte desiderio di formare una famiglia.
 
Vere o meno che queste affermazioni siano, difficile non pensare che Mahrous sia uno dei tanti egiziani coinvolti loro malgrado in un clima di violenza che esacerba ogni giorno di più l'intero paese. 
 
Le immagini del nuovo appartamento che Mahorus stava costruendo per sé, sono forse la perfetta rappresentazione di un paese sempre più 'vuoto' e dove la violenza prende il sopravvento e le nuove generazioni sembrano incapaci di guardare verso il futuro con rinnovata speranza. 
 
"Dio lo ha chiamato a Sé. Oggi Mahrous è in un luogo sicuramente molto migliore di quello in cui viviamo oggi". 
 
 
 
23 aprile 2013







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