Definizione di Israele come "Stato ebraico"


Aljazeera
08.04.2013

Definizione di Israele come 'Stato ebraico'
L'alternativa a Israele come "stato ebraico" non è uno stato arabo-palestinese, ma uno stato in cui tutti hanno uguali diritti.
di Ben White

Negli ultimi anni, c'è stata una crescita dell’analisi critica della definizione di Israele come "stato ebraico", e del sistema di privilegi (e discriminazioni) che essa comporta. Ciò è accaduto per diversi motivi, tra cui: gli sforzi, che attirano l'attenzione, fatti da Israele per applicare una crudele legislazione etnocratica, la mobilitazione politica dei cittadini palestinesi di Israele e delle loro conseguenti segnalazioni da parte dello stato, il trattamento dei migranti africani non ebrei, Netanyahu che ripete la richiesta che i palestinesi "riconoscano" Israele come Stato ebraico, l’incremento della chiamata alla campagna BDS e l’aumento del dissenso anti-sionista all'interno della comunità ebraica in Occidente.
                   


In risposta, i diplomatici israeliani e le organizzazioni sioniste internazionali hanno tentato strenuamente di far capire ciò che loro ritengono una questione irrefutabile: che opporsi all'autodeterminazione ebraica  (leggi Israele come stato ebraico) è razzista, e quindi gli anti-sionisti e/o i sostenitori di un unico stato democratico sono fanatici antisemiti.
E' un discorso difensivo, volto a tracciare una linea rossa intorno a ciò che è considerato off-limits – sfidare il privilegio ebraico tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo (con il valore aggiunto di riappropriarsi del linguaggio dei "diritti" che sembra che i palestinesi manipolino maliziosamente).
Come parte di questi sforzi per contrastare l'annuale Settimana dell'Apartheid israeliano (IAW), la lobby israeliana e il "cane da guardia dei media", il CAMERA (Comitato per la precisione sul Medio Oriente in America) hanno accusato gli organizzatori dell’IAW di un "doppio standard di autodeterminazione".Il CAMERA cita tre fonti per creare un ragionamento sull'autodeterminazione: il Patto delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici (ICCPR), una citazione di Martin Luther King e il piano di spartizione delle Nazioni Unite (Risoluzione 181dell'Assemblea Generale). Possiamo ignorare la citazione di Martin Luther King, dal momento che non aggiunge niente di sostanziale ed è solo un chiaro tentativo di citare dalla propria parte una figura iconica dei diritti civili.E sì, è ironico che un gruppo come il CAMERA faccia riferimento al diritto internazionale per argomentare la sua posizione, mentre ride di fronte a quello stesso corpo di legge quando si tratta di difendere gli insediamenti in Cisgiordania.Diritto di 'autodeterminazione'CAMERA cita l'ICCPR laddove dice "tutti i popoli hanno il diritto all’autodeterminazione", aggiungendo che "al popolo ebraico" non dovrebbero essere "univocamente negato questo diritto". Tuttavia, l'autodeterminazione non significa necessariamente uno stato e, anche se fosse così, non significa che debba essere esclusivo - e di esclusione -  solo per i membri di un gruppo.
Come mi ha detto il giurista Michael Kearney, l'autodeterminazione è "oggi è intesa meno come un diritto ad un proprio stato  e più come un diritto alla non discriminazione e alla partecipazione democratica alla vita sociale".

In aggiunta, ci sono numerosi esempi di gruppi che non hanno un proprio stato (baschi, curdi, ecc), con le persone che si oppongono all’esistenza di uno stato, senza essere accusate di "razzismo". Nelle parole del professore sudafricano, Ran Greenstein, che ha commentato con me la questione:
"Ci sono dibattiti legittimi su come di possa esprime l’autodeterminazione, ma nessuno di questi implica mai, automaticamente, il diritto ad avere uno Stato (e mai il diritto ad uno stato che esclude altri in uno stesso territorio)."Poi c'è la Risoluzione 181 dell'Assemblea generale, che CAMERA cita come prova del fatto che la "comunità internazionale" riconosce "l'autodeterminazione ebraica", attraverso il  richiamo del testo alla creazione di uno "stato ebraico"Eppure, ciò che la risoluzione sulla spartizione ha fatto è stato definire gli stati "ebreo" e  "arabi" sulla base della distribuzione della popolazione prevalente nel paese, al tempo (1947). Essa non concedeva ad ebrei e arabi diritti politici e civili superiori nei loro stati, né estendeva la nozione fino a comprendere ebrei e arabi che non vivevano lì al momento (cioè evitando di invocare un diritto astratto all'autodeterminazione degli ebrei come gruppo extra-territoriale).CAMERA valuta il documento "Basi dell’Unità" della IAW  e la sua dichiarata opposizione al sionismo sulla base del fatto che esso "discrimina coloro che non sono ebrei" - una pretesa che CAMERA curiosamente non contesta, e per cui vi è abbondanza di prove a sostegno .Nel suo saggio dal titolo "il diritto degli ebrei ad uno stato: Una difesa", il giurista israeliano Ruth Gavison ha riconosciuto sincero che i palestinesi, nello stato ebraico, vengano limitati ne "la loro capacità di ... esercitare il loro diritto all'autodeterminazione".Come il professore di filosofia, Joseph Levine, ha sottolineato nel suo recente saggio per il New York Times: "La vera uguaglianza è realizzabile solo in uno stato che si basa sulla appartenenza all’umanità" - in altre parole, uno "stato di tutti i suoi cittadini".Levine successivamente ha risposto ai suoi critici, e giustamente ha osservato che, se i sionisti non "diluiscono" l'idea di uno stato ebraico, “a tal punto che cessi di svolgere la funzione per il quale è stato pensato, sarà necessariamente uno stato escludente”. Questo è il dilemma di fronte al quale si trova chiunque sostenga uno stato "ebraico e democratico”.L'esercizio del diritto ad uno stato (o all'indipendenza politica) dipende sempre dal contesto geografico e demografico. Nessun gruppo ha il diritto di ignorare/espropriare/emarginare altri gruppi che vivono nel territorio che rivendicano. L'opposizione alle pratiche israeliane non ha nulla a che fare con il rifiuto dei diritti degli ebrei, ha a che fare solo con la violazione dei diritti dei "non ebrei" che vivono negli stessi luoghi.CAMERA sostiene inoltre che il documento della IAW "non solleva preoccupazioni circa il nazionalismo irlandese che è intrinsecamente discriminante nei confronti di coloro che non sono irlandesi, quello greco discriminante contro i non-greci, quello finlandese che privilegia i finlandesi, o quello dell'Arabia che discrimina i non sauditi".In primo luogo, i nazionalismi irlandese, greco e finlandese sono aperti a tutti i residenti di questi paesi: non solo a cattolici, ortodossi e luterani. Gli ebrei di origini irlandesi hanno il diritto di tornare in Irlanda come i cattolici e se vivono lì hanno diritto alla piena cittadinanza, senza alcuna restrizione. L'equivalente è l'autodeterminazione israeliana, non ebrea, come implicito nella nozione di Israele come stato per tutti i suoi cittadini, non di uno stato ebraico.'Isolare' i palestinesiPotete vedere la differenza prendendo la seguente formulazione e applicandola a Israele:

"La Francia è lo stato dei francesi, ogni persona è un cittadino francese di Francia e tutti i cittadini di Francia sono francesi"

Eppure, con Israele, lo stato autoproclamato di tutti gli ebrei in tutto il mondo, la stessa affermazione è impossibile:

"Israele è lo stato di tutti i Giudei; tutte le persone ebree sono per definizione i cittadini d'Israele, e tutti i cittadini di Israele sono ebrei ... . La terza parte della proposizione è chiaramente ed empiricamente sbagliata: così l'affermazione che Israele è ebreo, come la Francia è francese non può essere sostenuta ".
Per quanto riguarda "l’isolamento di Israele" - beh sì, certo: non è la Norvegia che ha colonizzato i palestinesi. Chi potrebbe accusare gli attivisti tibetani di "isolare" la Cina, o chiedere aggressivamente perché un attivista contro la tratta di esseri umani non si sta concentrando sul riscaldamento globale? Come Joseph Levine mi ha detto:"Le esigenze di coerenza non comportano che ogni volta che si sostiene una politica o si sostiene una causa sulla base di un principio universale si debba sempre affrontare anche la questione o la causa di ogni altra istanza."Così, in realtà, sono CAMERA e altri sostenitori israeliani che stanno "isolando Israele" - per l'impunità - e "isolando” i palestinesi vietando loro di resistere alla negazione dei loro diritti e di ricercare alleati internazionali. Senza contare che Israele è già "esentato dalle sanzioni per aver infranto le norme giuridiche internazionali, beneficiando di un aiuto generoso e di accordi commerciali preferenziali provenienti da Stati Uniti e Unione europea, mentre continua ad infrangerle".
Ciò che CAMERA e altri sionisti stanno difendendo è una definizione di “autodeterminazione ebraica" le cui fondamenta si trovano sulle rovine della pulizia etnica dei villaggi palestinesi. Con Israele che ha espulso la maggior parte dei palestinesi per creare forzatamente una maggioranza ebraica e creare le basi per uno stato etnocratico, i suoi difensori ora sostengono che l'opposizione a questo programma è "discriminatoria".
"Autodeterminazione", come inteso dal diritto internazionale che CAMERA cita maliziosamente, non dà il permesso per un Ebreo americano di andare a vivere sulla terra di un palestinese a cui è legalmente impedito di tornare a casa con la motivazione che lui non è ebreo.L'alternativa a Israele come stato ebraico non è uno stato arabo palestinese, ma uno stato in cui a tutti sono concessi uguali diritti, e, come Noura Erekat ha scritto su The Nation, in cui "quelle istituzioni che conferiscono privilegi ad un particolare gruppo etnico, religioso o nazionale [vengono demolite] ".In questo quadro, ebrei israeliani e arabi palestinesi potrebbero esercitare i loro diritti di libertà e di autonomia culturale, linguistica e religiosa, se lo desiderano. Si tratta di una soluzione futura che protegga i diritti del popolo palestinese e degli ebrei israeliani, una definizione di "autodeterminazione" che significa che entrambi i gruppi condividono una patria comune "basata sulla piena uguaglianza di gruppo e individuale".Come Jerry Haber (uno pseudonimo) ha riassunto di recente, la disputa è "tra coloro che sostengono che il diritto collettivo di un colono deve trionfare sull’autodeterminazione dei diritti umani e civili dei nativi indigeni, e quelli che non lo fanno".

Ben White è un giornalista freelance, scrittore e attivista, specializzato nella questione Palestina/Israele. Si è laureato all'Università di Cambridge.
(tradotto da barbara gagliardi per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)

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