Amira Hass : Il difensore americano dello status quo
Haaretz.com
20.03.2013
http://www.haaretz.com/opinion/america-s-defender-of-the-status-quo-s.premium-1.510578
20.03.2013
http://www.haaretz.com/opinion/america-s-defender-of-the-status-quo-s.premium-1.510578
Il difensore americano dello status quo (s)
Se
un presidente nero non cambia la realtà interna americana, perché
qualcuno dovrebbe aspettarsi che faccia qualcosa contro il regime di
separazione ebraica che si è creato qui tra il fiume e il mare?
di Amira Hass
Ti
verrà risparmiata la vista delle recinzioni di filo spinato e del muro
che circondano Ramallah da sud, presidente Barack Obama. Ci si chiede se
sulla tua strada verso la Chiesa della Natività vedrai il muro
serpeggiante che sta soffocando Betlemme da nord. È simile
al muro che è tra te e il Messico, e tuttavia è molto diverso, se non
altro per le sue dimensioni, anche se per i nativi americani, i
Kumeyaay, per esempio, taglia brutalmente il paesaggio e i legami
personali, culturali e familiari esattamente come avviene per i
palestinesi in Cisgiordania e a Gaza. La violenza di ogni regime e delle
sue classi dirigenti si riflette sul paesaggio e si presenta come
auto-referenziale.
Il
percorso che hai scelto con i padroni di casa equivale a ballare un
tango sia con la violenza che con il suo ignorarla. In altre parole, le
persone sul lato indiano del recinto qui sanno molto bene che il tuo
arrivo è un altro strato di cotone per proteggere lo status quo. E qual è
lo status quo? Che Israele divora sempre più terra palestinese,
espelle, distrugge, arresta, ostacola, divide e si appropria. Nel
frattempo, gli Stati Uniti continuano a dichiarare che Israele ha il
diritto di difendersi, lo finanzia perché continui il suo percorso e
finanzia l'Autorità palestinese perché ricordi la sua posizione di
inferiorità e non di allontani da essa.
La
tua prevista visita a Yad Vashem solleva un pensiero su un olocausto
diverso, anche quello frutto degli esseri umani e dei metodi che avevano
ideato, anche se è un olocausto che non si è trasformato in uno stato
vero e proprio, in una storia politica e militare come la nostra.
L'America non ha ancora un museo nazionale in onore delle vittime della
schiavitù (passate e presenti) che potrebbe essere un luogo di
pellegrinaggio per centinaia di migliaia di persone che qui potrebbero
ripercorrere i metodi storici con cui il loro paese ha accumulato la sua
ricchezza. C’è un museo come quello per i Nativi Americani, forse
perché sono così pochi e così deboli che la loro richiesta di diritti di
terre e risorse naturali, in realtà non costituisce una minaccia per
gli eredi dei responsabili della loro spoliazione.
E'
diverso per gli afro-americani, che costituiscono il 14 per cento della
popolazione degli Stati Uniti. Nel 2010, il 27,4 per cento dei neri era
povero (rispetto al 9,9 per cento dei bianchi e il 26,6 per cento degli
ispanici). Nello stesso anno, il 38 per cento dei bambini neri viveva
in povertà, la più alta percentuale di qualsiasi gruppo etnico, rispetto
al 12 per cento dei bianchi e al 35 per cento degli ispanici (fonte:
National Poverty Center, Università del Michigan).
Nel
2009, la ricchezza media delle famiglie bianche – intendendo per
ricchezza il patrimonio meno i debiti - è stato di $ 113.149, per le
famiglie ispaniche 6.325 dollari e per i neri 5.677 dollari, mentre il
divario tra la ricchezza delle famiglie bianche e nere è quasi
triplicato tra il 1984 e il 2009, come riportato in uno studio condotto
dalla Brandeis University. E non dimentichiamo: circa il 40 per cento dei detenuti negli Stati Uniti è di colore nero.
Il
museo della schiavitù è solo un simbolo, ma la sua assenza testimonia
quanta paura abbiano gli Stati Uniti e le sue classi dominanti di
ammettere l'enorme debito che devono per il tipo di sfruttamento più
crudele che si possa immaginare, quello degli esseri umani - le loro
vite, corpi , anime, menti e forza. La paura non è di pronunciare parole
di rammarico, ma quali potrebbero essere le conseguenze di quelle
parole - per esempio, la decisione di cambiare le priorità della spesa
nazionale. Ad esempio, fermare le spese enormi dei bombardare di paesi
dimenticati per favorire i produttori di armi e per gli agglomerati che
poi vengono ricostruiti sulle rovine e, invece, investire
nell'istruzione dei propri cittadini e nella cura della salute.
In
breve, se un presidente nero non cambia la realtà interna americana
(anche se questo è quello per cui è stato eletto) perché qualcuno
dovrebbe aspettarsi che faccia di tutto contro il regime ebraico di
separazione che si è creato qui, tra il fiume e il mare ? Dopo tutto,
Israele è una componente e un alleato importante nella strategia
americana di controllo nella nostra regione. La sua sofisticata
industria della sicurezza, che è coordinata con l'industria statunitense
delle armi, beneficia direttamente dello status quo con i palestinesi. E
si può sempre dire che sono i palestinesi che si rifiutano di
riprendere i negoziati.
(tradotto da barbara gagliardi
(tradotto da barbara gagliardi
Per l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus)
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