Tunisia. “Ballerò nonostante tutto”: se la danza è resistenza
di Katharina Pfannkuch* – traduzione a cura di Cecilia Dalla Negra
Le immagini recenti sembrano riportarci a due anni fa: manifestanti arrabbiati nel centro di Tunisi, la polizia che li fronteggia con gas lacrimogeni, giovani che rispondono lanciando pietre. La lotta continua e il futuro della Tunisia è ancora incerto.
L’assassinio di una figura di spicco dell’opposizione, Chokri Belaid, ha scioccato il paese e rinnovato il clima di incertezza (…).
A preoccupare i cittadini non è solo il partito al potere, Ennahdha: dalla caduta del regime di Ben Ali, gruppi di estremisti religiosi non hanno esitato a mostrare ai tunisini quali sono per loro i confini di ciò che è lecito, e l’arte è diventata uno dei loro target.
Bahri Ben Yahmed ha vissuto in prima persona il modo in cui cercano di limitare la libertà di espressione artistica.
Coreografo e ballerino, nel marzo del 2012 si stava esibendo insieme ai membri del progetto “Art Solution” su avenue Bourguiba, quando gli islamisti sono arrivati e hanno interrotto la performance. “Tornate nei vostri teatri, le strade non vi appartengono più!” urlavano.
Un’esperienza drammatica per i giovani artisti, ricorda Ben Yahmed: “Abbiamo capito che avremmo dovuto iniziare a lottare per rivendicare il ruolo degli artisti nello spazio pubblico. Questi estremisti minacciano la libertà”.
(...)
Avere accesso all’arte è tanto più difficile quanto più bassa è la classe sociale a cui si appartiene. Eppure “non dovrebbe essere un lusso”, sostiene Ben Yahmed. “Ogni cittadino ha il diritto di avere accesso all’arte”.
Ed è con queste riflessioni in mente che è nata l’idea del progetto ‘Danseurs Citoyens’ (‘Danzatori Cittadini’).
Da diversi mesi ormai, i ‘danzatori cittadini’ hanno iniziato a portare per le strade di Tunisi l’arte, con performance senza preavviso. Il mercato diventa un palco per i giovani ballerini, così come le stazioni degli autobus o avenue Bourguiba, con il palazzo del ministero dell’Interno sullo sfondo. Uomini e donne, professionisti e autodidatti, sorprendono i passanti con elementi di danza di strada, balletto classico e danza moderna.
Portano la danza nel quotidiano delle persone. E sono i benvenuti: il pubblico risponde sorpreso ma positivamente a questo gruppo che sta guadagnando sempre più popolarità grazie a Facebook e YouTube.
Le riprese delle loro performance hanno un grandissimo successo su Internet, e il numero di click per il video "Je danserai malgré tout” (“Danzerò nonostante tutto”) cresce ogni giorno.
Il video cattura momenti unici: una giovane ballerina si esibisce nelle sue piroette tra i banchi di verdure; una coppia balla in piazza della Kasbah di fronte alle automobili della polizia; un altro mostra i suoi movimenti ai passeggeri in attesa dell’autobus, alla stazione.
La danza è un’arma: “Continueremo”
A un primo sguardo, le performance spontanee di street dance potrebbero non sembrare particolarmente sovversive. Ma nella Tunisia post-rivoluzionaria le cose sono differenti.
La danza moderna non ha ancora un posto di primo piano nel panorama culturale, e il rinnovato e acceso dibattito sul ruolo della donna nella società rappresenta una sfida ulteriore per Ben Yahmed e la sua compagnia: le giovani donne, con i loro capelli scoperti e le loro mise da ballo nel bel mezzo della strada sono il target di critiche molto accese.
Ma i ‘Danseurs Citoyens’ non si lasciano intimorire.
“La danza è la nostra forma di resistenza contro i dogmatismi sociali e religiosi”, sostiene Ben Yahmed. “Ricordiamo ai tunisini che solo loro hanno il diritto di disporre del proprio corpo. Facciamo appello alla loro gioia di vivere e li invitiamo a condividere l’arte con noi”.
Il pubblico accetta l’invito. Un anziano signore imita le mosse di un giovane ballerina di strada, danzano insieme e si abbracciano per un momento; una donna velata segue i ballerini davanti a un circoletto di spettatori entusiasti vicino a Bab el-Bahr: momenti che rendono unici i video di questa giovane compagnia.
I limiti di età e di genere, gli stili di danza e i vincoli sociali non contano nel momento in cui si balla assieme.
In una società esasperata dalla lunga lotta per la libertà, e turbata dalla violenza, un progetto come quello dei ‘Danseurs citoyens’ richiede un grande coraggio.
Anche adesso, dopo l’omicidio Belaid, mentre è richiesto nuovo impegno nella lotta, Bahri Ben Yahmed e i suoi danzatori vogliono portare avanti il progetto e ampliarlo. “Organizzeremo performance in altre città tunisine e nelle campagne”, annuncia il coreografo.
Più saranno famosi, più verranno sottoposti al giudizio di chi si è autoproclamato difensore della morale religiosa. “Sono sicuro che ci saranno sempre più ostacoli per noi in futuro”, sostiene, “ma andremo avanti. Le strade appartengono anche a noi, agli artisti, e le difenderemo.
Invece di usare armi, noi continueremo a ballare”.
*Per la versione originale dell’articolo clicca qui.
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