Rivelato collegamento del Pentagono con i centri di tortura iracheni
di Mona Mahmood e Maggie O’Kane e Chavala Madlena e Teresa Smith – 13 marzo 2013
Il Pentagono ha inviato un veterano statunitense delle “guerre sporche” in America Latina a sovrintendere a unità settarie di commando di polizia in Iraq che hanno creato centri segreti di detenzione e torture per ottenere informazioni dagli insorti. Tali unità hanno condotto alcuni degli atti peggiori di tortura durante l’occupazione statunitense e hanno accelerato la discesa del paese in una guerra civile su vasta scala.
Un’inchiesta del Guardian e della BBC in Arabo mostra che il colonnello James Steele era un veterano cinquantottenne in pensione delle forze speciali quando fu nominato da Donald Rumsfeld a contribuire a organizzare i paramilitari nel tentativo di sedare un’insurrezione sunnita.
Dopo che il Pentagono aveva annullato un bando all’adesione delle milizie sciite alle forze di polizia, i membri del Commando della Polizia Speciale (SPC) erano stati sempre più ricavati da gruppi sciiti violenti come le Brigate Badr.
Un secondo consulente speciale, il colonnello in pensione James H. Coffman, ha lavorato a fianco di Steele nei centri di detenzione creati con milioni di dollari di finanziamenti statunitensi.
Coffmann era alle dirette dipendenze del generale David Petraeus, inviato in Iraq nel giugno 2004 per organizzare e addestrare le nuove forze di polizia irachene. Steele, che era stato in Iraq dal 2003 al 2005 ed era tornato nel paese nel 2006, riferiva direttamente a Rumsfeld.
Le accuse, mosse da testimoni statunitensi e iracheni nel documentario Guardian/BBC, coinvolgono per la prima volta consiglieri statunitensi nelle violazioni dei diritti umani commesse dai commando. E’ anche la prima volta che Petraeus – che è stato costretto a dimettersi lo scorso novembre da direttore della CIA in seguito a uno scandalo sessuale – è collegato, attraverso un consigliere, a tali violazioni.
Coffman riferiva direttamente a Petraeus e in un’intervista al giornale dell’esercito statunitense Stars and Stripes [Stelle e Strisce] si è descritto come “gli occhi e gli orecchi [di Petraeus] sul terreno” in Iraq.
“Lavoravano fianco a fianco”, ha dichiarato il generale Muntadher al-Samari, che collaborò con Steele e Coffman per un anno nel corso della creazione dei commando. “Non li ho mai visti separati nelle quaranta o cinquanta occasioni in cui li ho visti nei centri di detenzione. Sapevano tutto ciò che vi stava accadendo … le torture, i tipi più orribili di torture.”
Altri servizi del Guardian hanno confermato ulteriori dettagli su come funzionava il sistema degli interrogatori. “Ogni singolo centro di detenzione aveva il proprio comitato per gli interrogatori,” ha affermato Samari, parlando per la prima volta in dettaglio del ruolo statunitense nelle unità di interrogatorio.
“Ciascuno era costituito da un ufficiale dei servizi segreti e da otto inquisitori. Tale comitato utilizzerà ogni strumento di tortura per far confessare il detenuto, come usare l’elettricità o appenderlo a testa in giù, strappargli le unghie e picchiarlo su parti sensibili.”
Non ci sono prove che Steele e Coffman abbiano torturato prigionieri in prima persona; erano solamente a volte presenti nei centri di detenzione dove erano praticate le torture ed era coinvolti nel trattamento di migliaia di detenuti.
L’inchiesta di Guardian/BBC in Arabo è stata stimolata dalla diffusione di documenti militari statunitensi segreti su WikiLeaks che dettagliavano centinaia di incidenti in cui soldati statunitensi si erano imbattuti in detenuti torturati in una rete di centri di detenzione gestiti da commando della polizia in tutto l’Iraq. Il soldato venticinquenne Bradley Manning sta rischiando una condanna a sino vent’anni di carcere dopo essersi dichiarato colpevole di aver fatto trapelare i documenti.
Samari ha affermato che la tortura era la routine nei centri di detenzione controllati dagli SPC. “Ricordo un quattordicenne che era stato legato a una delle colonne della biblioteca. Ed era legato con le gambe sopra la testa. Legato. Il suo intero corpo era blu per i colpi dei cavi con i quali era stato picchiato.”
Gilles Peress, un fotografo, si imbatté in Steele mentre era in missione per il New York Times in visita a uno dei centri di detenzione in quella stessa biblioteca, a Samarra. “Eravamo in una stanza della biblioteca a intervistare Steele e io mi guardo attorno e vedo sangue dovunque.”
C’era anche il giornalista Peter Maass che seguiva la vicenda con Peress. “E mentre era in corso quell’intervista con un jihadista saudita con Jim Steele pure presente nella stanza, c’erano queste terribili urla, qualcuno che gridava. “Allah, Allah, Allah!” Ma non si trattava di una specie di estasi religiosa o roba simile, erano urla di dolore e terrore.”
Il modello Iracheno costituisce un inquietante parallelo rispetto alle ben documentate violazioni dei diritti umani commesse dalle squadre paramilitari assistite e finanziate dagli Stati Uniti in America Centrale negli anni ’80. Steele era a capo di una squadra statunitense di consiglieri militari speciali che addestrava unità della polizia di El Salvador alla contro-insurrezione. Petraeus visitò El Salvador nel 1986 mentre vi si trovava Steele e divenne uno dei principali sostenitori dei metodi contro-insurrezionali.
Steele non ha risposto a nessuna delle domande del Guardian e della BBC in Arabo a proposito del proprio ruolo in El Salvador o in Iraq. In passato ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle torture e ha dichiarato pubblicamente di essere “contro le violazioni dei diritti umani”. Coffman ha rifiutato di commentare.
Un ufficiale, parlando per conto di Petraeus, ha affermato: “Nel corso dei suoi anni in Iraq il generale Petraeus è effettivamente venuto a conoscenza di torture di detenuti ad opera delle forze irachene. In ogni incidente ha condiviso immediatamente le informazioni con la catena di comando dell’esercito USA, con l’ambasciatore USA a Baghdad … e con i leader iracheni competenti.”
Il Guardian ha appreso che il coinvolgimento delle unità della SPC nelle torture è diventato di dominio pubblico in Iraq quando alcune delle vittime sono state esibite di fronte a un pubblico televisivo in un programma intitolato “Terrorismo nelle mani della giustizia”.
I centri di detenzione del SPC avevano acquistato videocamere, con finanziamenti dell’esercito statunitense, che avevano utilizzato per filmare i detenuti per il programma. Quando il programma cominciò a suscitare l’indignazione del pubblico iracheno, Samari ricorda di essere stato a casa del generale Adnan Thabit – capo dei commando speciali – quando arrivò una chiamata dall’ufficio di Petraeus che chiedeva che fosse interrotta l’esibizione in TV di uomini torturati.
“Lo speciale interprete del generale Petraeus, Sadi Othman, telefonò per trasmettere un messaggio del generale Petraeus che ci diceva di non mostrare i prigionieri in televisione dopo le torture”, ha dichiarato Samari. “Venti minuti più tardi abbiamo ricevuto una chiamata del ministero dell’interno iracheno che ci diceva la stessa cosa, che il generale Petraeus non voleva esibizioni di vittime della tortura in televisione.”
Othman, che ora vive a New York, ha confermato di aver fatto la telefonata per conto di Petraeus al capo del SPC per chiedergli in interrompere l’esibizione dei prigionieri torturati. “Ma il generale Petraeus non ammette la tortura”, ha aggiunto. “Suggerire che sia a favore della tortura è una stronzata.”
Thabit si mostra sprezzante a proposito dell’idea che gli statunitensi con i quali ha collaborato non fossero a conoscenza di ciò che facevano i commando. “Fino a quando me ne sono andato, gli statunitensi sapevano tutto quello che facevo; sapevano quello che succedeva negli interrogatori e conoscevano i detenuti. Persino alcune informazioni sui detenuti ci vennero allora da loro; stanno mentendo.”
Appena prima che Petraeus e Steele lasciassero l’Iraq nel settembre 2005, fu nominato nuovo ministro dell’interno Jabr al-Solagh. Sotto Solagh, che era intimamente collegato alle violente milizie delle Brigate Badr, le accuse di torture e brutalità da parte dei commando salirono alle stelle. Fu anche diffusamente ritenuto che le unità si fossero trasformate in squadroni della morte.
Il Guardian ha appreso che iracheni di alto rango che avevano collaborato con gli USA dopo l’invasione avevano avvertito Petraeus delle conseguenze della nomina di Solagh ma i loro appelli erano stati ignorati.
L’impatto a lungo termine del finanziamento e dell’armamento di questa forza paramilitare è stato di scatenare una milizia settaria mortale che ha terrorizzato la comunità sunnita e ha contribuito a generare la guerra civile che ha reclamato migliaia di vite. Al picco di tale conflitto settario furono disseminati nelle strade dell’Iraq 3.000 cadaveri il mese.
CV di James Steele
Vietnam
La prima esperienza bellica di Jim Steel è stata in Vietnam, dove dal 1965 al 1975 furono impiegate truppe statunitensi di combattimento contro il governo comunista nord-vietnamita e i viet-cong. Rimasero uccisi 58.000 statunitensi, dando un colpo all’autostima della nazione e portando a un cambiamento del pensiero militare per i conflitti successivi.
El Salvador
Un colpo di stato militare precipitò nel 1979 il più piccolo paese dell’America Centrale in una guerra civile e attirò addestramento e finanziamenti statunitensi dalla parte del governo di destra. Dal 1984 al 1985 Steele – uno “specialista della contro-insurrezione” – fu capo del gruppo dei consiglieri delle forze speciali statunitensi di supporto ai battaglioni al fronte dell’esercito salvadoregno che svilupparono una paurosa reputazione internazionale per le attività dei loro squadroni della morte. Il professor Terry Karl, un esperto della guerra civile in El Salvador presso l’Università di Stanford, ha affermato che il principale obiettivo di Steele fu di trasformare il confronto dalla cosiddetta guerra totale, che allora significava l’uccisione indiscriminata di migliaia di civili, in un approccio più “differenziato”. Uno dei suoi compiti era di porre maggior enfasi sulle “informazioni di fonte umana” e sugli interrogatori.
Nicaragua
Fu coinvolto nella vicenda Iran-Contra, che vide i ricavi di vendite segrete di armi da parte di alti ufficiali statunitensi all’Iran utilizzati per finanziare i Contras, guerriglieri di destra che combattevano il governo sandinista di sinistra di Daniel Ortega in Nicaragua. Steele gestiva le operazioni all’aeroporto salvadoregno di Ilopango, da dove il tenente colonnello Oliver North consegnava illegalmente armi e forniture ai Contras.
Iraq
Appena dopo l’invasione dell’Iraq guidata dagli Stati Uniti nel 2003, il colonnello James Steele, allora in pensione, fu a Baghdad in qualità di uno dei più importanti agenti della Casa Bianca, inviando rapporti a Donald Rumsfeld e agendo da inviato speciale del Segretario alla Difesa presso i Commando Speciali della Polizia irachena, alle cui attività di raccolta di informazioni sovrintese. Formati prevalentemente da membri delle violente milizie sciite i commando si fecero una reputazione come torturatori e successivamente come attivi con squadroni della morte contro la comunità sunnita.
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/revealed-pentagons-link-to-iraqi-torture-centres-by-mona-mahmood
Originale: The Guardian
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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