Moni Ovadia : I fallimenti e il senno del prima


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I fallimenti e il senno del prima

02 marzo 2013
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Il paesaggio politico mediatico del dopo elezioni strabocca di espressioni ispirate al senno del poi, è comprensibile, fa parte del gioco e della mediocre natura di una significativa parte della classe politica, degli uomini dei media, ma anche dell’elettorato. Ci si protegge così da una possibile rimessa in discussione dei propri fallimenti. Ma in questa grande palude galleggia anche qualche isola del «senno del prima».
Il professor Massimo Cacciari per esempio. Cacciari, una delle più autorevoli anche se inascoltate voci del Pd, è furente con l’apparato del suo partito e da tempo, ben prima delle elezioni, quello che pensa lo esprime senza mezzi termini con linguaggio vibrante e irrituale, in interviste sulla stampa e in interventi televisivi. La sua diagnosi sul gruppo dirigente dei democratici è spietata: incapacità di capire, comportamento ondivago, arroganza autoreferenziale, strategia politico elettorale segnata da miopi contraddizioni sottovalutazione colpevole della questione settentrionale. È difficile non concordare con questa analisi. Ma forse tutto ciò è anche figlio di una nascita frettolosa e mal concepita che finora ha impedito uno svezzamento sano e una crescita vigorosa. Per esempio, una sorta di rachitismo politico costitutivo ha fatto cercare al Pd sostegni nel centrismo e nel moderatismo proprio mentre queste due ideologie, fra le più nefaste della nostra storia repubblicana, si avviavano verso un malinconico e triste crepuscolo.
Il moderatismo della seconda repubblica si è fondato sull’ipostatizzazione dell’elettore moderato e l’elettore moderato, come si è visto, vota con la propria testa e non con gli ideologismi dei vari Casini. Ma se il Pd ha fallito con una esemplare coazione e ripetere, altrettanto grave e forse persino di più è il fallimento delle sinistre, sia quella di Sel che quella di Rivoluzione Civile. Se in un periodo di così grave di crisi economico-politico-sociale le sinistre non hanno la capacità di rappresentare sofferenza, rabbia, protesta, ma anche speranza e futuro, significa che hanno fatto bancarotta. La ragione del disastro nasce dalla mancanza di comprensione dei processi di trasformazione delle strutture socio economiche e delle corrispondenti sovrastrutture culturali. E nel disastro mi ci metto anch’io. Da molto tempo voto con il sentimento del giovane ribelle invecchiato tacitando gli impellenti assilli della ragione. Ritengo ancora che ci sia una differenza definitiva fra destra e sinistra e non rinnego uno solo dei valori della sinistra da cui provengo, ma i valori sono condizione necessaria, non sufficiente. Senza l’intelligenza delle domande che provengono dagli uomini e dai fatti non si va da nessuna parte. Noi quell’intelligenza non ce l’abbiamo più, Grillo si.
  I fallimenti e il senno del prima

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