John Kerry vuole che il Golfo appoggi i ribelli siriani. Ma quali ribelli? Quelli moderati, non pericolosi? O quegli orribili islamisti ‘terroristi’?
Di Robert Fisk
9 marzo 2013
John Kerry ha passato un brutto quarto d’ora nel Golfo Persico. Dedve amarli tutti – i re e i principi e gli emiri – e ha bisogno del loro appoggio contro Bashar al-Assad della Siria. Naturalmente perché mandano denaro e armi ai ribelli. Ma quali ribelli? I tipi laici, moderati, non pericolosi, del Libero Esercito Siriano o gli orribili islamisti ‘terroristi’, che combattono anche loro contro Assad e che, dando e prendendo poche migliaia di miglia quadrate hanno appena conquistato Raqa, la capitale della provincia Siriana omonima?
Ieri in Qatar, il Segretario di stato statunitense, si è degnato di dire al mondo che ora aveva “maggiori garanzie” che le armi siano state inviate ai gruppi “moderati” siriani. Forse queste garanzie esistono, ma sono inutili. Se l’Arabia Saudita e il Qatar inviano armi all’opposizione, come possono etichettarle ‘Non per al-Nusra o per altri gruppi islamisti’? E dal momento che la famiglia reale saudita è Wahabita, come molti dei combattenti islamisti in Siria e, certamente come gli assassini dell’11 settembre in America, perché i Sauditi non dovrebbero armare la loro preferita milizia anti-sciita in Siria?
Il Signor Kerry sembra non ne abbia idea. “Bashar Assad ha perduto legittimità,” ha annunciato – non si immaginava che accadesse due anni fa? – ” e non c’è modo che potrà ripristinarla.” Se però i Sauditi e i Qatarioti inondano di armi la Siria, e gli americani non possono farlo – diciamo la verità qui – controllate chi le prende, chi saranno i ‘legittimi’ governanti della Siria nel dopo-Bashar. Tutti nel Golfo sono d’accordo che Bashar è un pezzo di stronzo, ma l’Arabia Saudita e il Qatar – famosi per le loro libertà, le loro democrazie parlamentari e i loro diritti umani – hanno intenzione di installare una democrazia di stile occidentale a Damasco?
I sauditi sono furiosi per gli Scud di Assad. “Questa cosa non può continuare,” ha detto il ministro degli esteri saudita, ha detto a Kerry il principe Saud al-Feisal, a proposito dei continui attacchi del governo siriano ad Aleppo condotti con missili balistici. E tutti noi lo diciamo. Gli attacchi, però, continuano e i Sauditi e i Qatarioti e gli Americani e, suppongo, i britannici, non possono fare niente al riguardo. Quando lunedì, a Ryad, hanno domandato a Kerry se le forniture di armi saudite ai ribelli erano una preoccupazione, ha risposto con calma parlando di forniture armi russe, iraniane, e di Hezbollah inviate al regime di Assad.
In un mondo che non ha memoria istituzionale, nessuno si è chiesto perché Hezbollah dovrebbe dare le armi al regime di Assad quando gli israeliani si stanno ancora vantando che soltanto il mese scorso hanno bombardato un convoglio che trasportava armi che andava da Assad a Hezbollah? Un po’ di confusione, non è vero?
E poi c’è la meravigliosa osservazione che Kerry ha fatto a Ryad che “gli Stati Uniti continueranno a operare con i nostri amici per rinforzare l’opposizione siriana per, speriamo, (in inglese espresso con l’avverbio hopefully) essere in grado di portare a una rivoluzione pacifica.” Dimentichiamo l’avverbio che separa la preposizione dal verbo all’infinito. Dimentichiamo il fatto che gli americani sostengono di mandare soltanto denaro e bende e che i britannici hanno in programma soltanto di mandare veicoli blindati ‘non letali’. Si dovrebbe chiedere agli scolari di fare l’analisi grammaticale di queste sciocchezze.
Amici? Rinforzare? Speriamo? Pacifica?. Non ci meravigliamo affatto che Assad appaia così fiducioso.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/john-kerry-wants-the-gulf-to-support-the-syrian-rebels-but-which-rebels-the-soft-safe-ones-or-those-horrible-terrorist-islamists-by-robert-fisk
Originale: The Indipendent
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
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