Banca Mondiale: Israele danneggia in modo irreversibile l'economia palestinese

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Il rapporto afferma che i problemi economici sono stati aggravati da carenze degli aiuti dei donatori costringendo l'Autorità palestinese a chiedere in prestito somme notevoli alle banche locali . Le esportazioni sono crollate dal 10% del 1994 al 7% di oggi, uno dei livelli più bassi del mondo.
Il rapporto è stato pubblicato prima di una riunione dei donatori a Bruxelles il 19 marzo.
Quasi un quarto dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania sono disoccupati contribuendo alla contrazione settori produttivi.
La crescita reale del PIL è sceso da un massimo di 11% nel 2010 e nel 2011 al 6,1% nei primi tre trimestri del 2012, secondo l'Ufficio centrale di statistica palestinese.
Violente proteste contro le misure di austerità del governo hanno scosso le città della West Bank lo scorso settembre e frequenti sono stati gli scioperi nel settore pubblico
L'economia palestinese è vincolata strettamente a Israele attraverso infrastrutture e commercio e ha pochi partner commerciali esteri.
Nel 2011, Israele ha ricevuto l'86% delle esportazioni palestinesi e ha fornito il 73% delle sue importazioni, una situazione che la Banca Mondialeha definito "atipica".
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Banca Mondiale: crollo irreversibile dell'economia a Gaza
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Mo:Banca Mondiale, in costante declino economia palestinese
(ANSAmed) - RAMALLAH, 12 MAR - La crisi finanziaria dell'Autorita nazionale Palestinese (Anp) - dovuta alla diminuzione del gettito fiscale e a quella delle donazioni estere - e le restrizioni e chiusure imposte da Israele continuano a limitare la crescita economica in Cisgiordania. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto della Banca Mondiale sulla situazione economica nella Cisgiordania, ma anche a Gaza, che data dal 1994, dopo gli Accordi di Oslo, il ''costante declino'' dell'economia palestinese.Il rapporto sottolinea come dalla meta' degli anni novanta la produttivita' del settore agricolo si sia dimezzata e il settore manifatturiero sia in una preoccupante fase di stagnazione: le esportazioni sono scese sotto il 7% nel 2011 e sono rappresentate da prodotti con basso valore aggiunto di beni e servizi per lo piu' forniti a Israele. Le infrastrutture viarie si troverebbero inoltre in una condizione che non favorirebbe un rilancio dell'economia specialmente a Gaza, nei confronti della quale dal 2007 vige un embargo. Anche se i prodotti interni lordi della Striscia e in Cisgiordania nel 2012 hanno segnato in media un trend positivo, tra il 5 e l'8%, sono ben lontane le performances di crescita degli anni 2010/2011 che hanno visto un aumento a doppia cifra del Pil.
Lo studio della Banca Mondiale evidenzia inoltre gli allarmanti livelli della disoccupazione giovanile che e' stata bilanciata dall'esponenziale aumento dei dipendenti pubblici: un sollievo di breve respiro e che, secondo l'organismo delle Nazioni Unite, ha condotto ad un sostanziale miglioramento del sistema sanitario, scolastico e dei servizi sociali, se paragonato al periodo antecedente il 1994 durante il quale i servizi erano forniti da Israele.
La Banca Mondiale sottolinea che solamente una ''svolta politica'' potrebbe portare un sostanziale inversione di marcia al fine di liberare le potenzialita' economiche e le capacita' imprenditoriali palestinesi.
''E' necessario continuare a fornire sostegno finanziario all'Anp per gestire - ha dichiarato Mariam Sherman, direttrice territoriale della Banca Mondiale per la Cisgiordania e Gaza - le attuali crisi di bilancio e cercare di implementare politiche capaci di creare un'economia sostenibile evitando di andare incontro a crisi che potrebbero minare la coesione sociale nella regione'' . (ANSAmed).
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