“Argo” come orientalismo, e perché sconvolge gli Iraniani
Di Juan Cole
27 febbraio 2013
Il fatto che attivisti estremisti iraniani e folle furiose abbiano preso in ostaggio del personale diplomatico statunitense nel novembre del 1979 e poi l’appoggio a questa azione da parte del governo dell’Ayatollah Ruhhollah Khomeini, è stato profondamente illegale. Conosco alcuni degli ex ostaggi e ho profonda compassione per il loro trauma. Nulla giustifica quello che gli è stato fatto.
Tuttavia, il film altrimenti bello, di Ben Affleck che ha vinto l’Oscar, che parla della fuga di alcuni dipendenti dell’ambasciata statunitense, funziona come propaganda americana e come una specie di neo-orientalismo. Parte del problema è che era basato su un memoriale dell’incidente scritto da un ex agente della CIA ( Central Intelligence Agency – Agenzia centrale di spionaggio) coinvolto nel salvataggio. Quel memoriale è una fonte primaria e preziosa, ma è buona storia e quando si racconta bene una storia che riguarda la storia, di solito si soppesano le fonti e si cerca di correggere i loro pregiudizi. “Argo” non lo fa. Alcune delle obiezioni iraniane al film sono ugualmente fondate su interessi propagandistici, ma alcune sono legittime.
Non è soltanto che il memoriale non dà importanza all’enorme massiccio contributo dell’ambasciata canadese e dei diplomatici canadesi alla missione ed enfatizza il ruolo relativamente minore della CIA. (Praticamente ogni idea buona che ha contribuito al successo del salvataggio è venuta dal Canada, ma in un certo qual modo gli spettatori del film insistono che deve parlare solo di noi). Né che il ruolo importante della Gran Bretagna sia negato o perfino denigrato. Né che la mia obiezione principale sia che un’intera serie di eventi eccitanti siano inventati … E’ che tutto il contesto di questi eventi è praticamente assente e che i personaggi iraniani sono rappresentati come se fossero pieni di rabbia irrazionale.
Sebbene il film inizi con una presentazione di informazioni che spiega che gli Stati Uniti hanno fregato l’Iran usando la CIA per rovesciare il governo eletto nel 1953 e che hanno poi imposto una dittatura reale sotto rappresentata dallo Scià, rimesso al suo posto di potere, quella parte del film è piatta dal punto di vista emotivo. Parla, ma non mostra nulla. E’ appiccicata. Non si interseca con il resto del film in alcun modo significativo. Non ha quindi alcun peso emotivo e fa poco per contestualizzare i personaggi iraniani (di cui penso che non impariamo neanche i nomi).
L’ex ostaggio e grande diplomatico americano, John Lambert fa lo stesso discorso su Foreign Policy:
“Argo” sottolinea gli atteggiamenti negativi che i due paesi hanno mantenuti reciprocamente da decenni. La breve introduzione al film cerca di fornire un contesto storico che sta dietro alla “conquista” dell’ambasciata, ma il film non trasmette il prevalente senso iraniano di scontento – reale o immaginario che ha portato all’attacco del 1979 e alla reazione emotiva nelle strade di Tehran…..Più di trenta anni dopo, la stessa atmosfera di sospetto, sfiducia, e ferite infettate domina le relazioni irano-americane.”
Si sarebbero potuti avere personaggi iraniani arrabbiati perché lo Scià o re appoggiato dagli Americani, Mohammad Reza Pahlevi, aveva imprigionato arbitrariamente loro o i loro amici che facevano parte dei dissidenti, e aveva assoggettato sia gli intellettuali che i membri di gruppi apertamente rivoluzionari, alla tortura e all’uccisione in prigione. Questo non avrebbe in alcun modo giustificato quello che è stato fatto ai funzionari degli Affari esteri del Dipartimento di Stato, ma avrebbe reso umani i cattivi iraniani e reso il film più complesso e meno si di aver avuto il ruolo di cattivi con nella Guerra Fredda in luoghi come l’Iran. Avrebbe potuto essere un film su quello che gli analisti dei servizi segreti chiamano “blowback”, quando un’operazione segreta va storta. Invece avvalora la narrazione di ‘guerra al terrore’ di americani innocenti vittime di folle straniere fondamentalmente impazzite.
Muhammad Sahimi scrive:
“Mehedi Rezaei, un membro del parftito MKO – Mujahedin (combattenti) del popolo iraniano (oppure Esercito Nazionale di Liberazione dell’Iran) – è stato arrestato nell’aprile 1972 e giustiziato nel settembre dello stesso anno, all’età di 20 anni, dopo aver subito torture orripilanti. Ali Ashgar Badizadegan, uno dei fondatori del MKO, è stato introdotto con la forza in un forno elettrico, secondo il suo camerata Lotfollah Meysami. Ha avuto ustioni così tremende, che si è paralizzato e la SAVAK * si è rifiutata di consegnare il suo corpo dopo averlo giustiziato nel maggio 1972. Come scrive Ali Gheissari in: Iranian Intellectuals in the Twentieth Century, [ Intellettuali iraniani nel ventunesimo secolo], quando Sabeti era direttore del Comitato congiunto per combattere il terrorismo, era anche “responsabile della detenzione arbitraria, degli interrogatori e della tortura di molti studenti universitari di quel periodo.”
Lo Scià temeva la polizia segreta, e tutto il suo regime repressivo, non funzionassero del tutto da soli. Erano stati installati dagli Stati Uniti in collaborazione con i generali iraniani di estrema destra, equivalente iraniano dei miliardari, e la SAVAK e il regime continuavano ad avere stretti collegamenti con la CIA. Si suppone che alcune delle tecniche di tortura usate dalla SAVAK dello Scià, venivano insegnate a loro dalla CIA. E si suppone inoltre che la CIA stessa avesse dei gruppi di copertura e che fosse attiva a spiare nei campus iraniani, in parallelo con operazioni come COINTELPRO (Counter Intelligence Program) negli Stati Uniti.** Gli studenti iraniani contrari allo Scià, che mettevano insieme cablogrammi strappati dell’ambasciata statunitense di Tehran, non cercavano fotografie dei diplomatici che erano sfuggiti al rapimento, come fa credere “Argo”. (Non sono stati identificati all’ultimo minuto e non c’è stata un inseguimento con la macchina sull’asfalto – è stato tutto inventato). Cercavano prove dei modi con cui i funzionari dei servizi segreti sotto copertura all’ambasciata avevano monitorato loro e i loro amici e li avevano messi nelle celle per la tortura.
Spiare in questo modo i dissidenti iraniani era una parte molto minore di quello che i servizi segreti statunitensi facevano al quell’epoca in Iran – si dice che soltanto tre ufficiali superiori forse sapevano il persiano. La maggior parte usava l’Iran come base di ascolto per spiare l’Unione Sovietica. Mantenere subordinato e docile l’Iran è stata però la chiave perché Washington restasse in grado di dislocare il suo petrolio per il successo economico occidentale contro il Patto di Varsavia e la Cina Comunista, e fosse in grado di usare l’Iran per controllare l’Unione Sovietica. Alcune risorse erano quindi destinate anche a reprimere chi criticava lo Scià. E mentre mantenere i contatti con la SAVAK per arrestare gli intellettuali e i dissidenti forse è stato uno sforzo accessorio per l’Agenzia, per coloro la cui vita veniva rovinata dall’apparato di repressione dello Scià, era una minaccia piuttosto grossa.
I dipendenti dell’ambasciata statunitense fatti prigionieri non erano responsabili dello Scià e di che cosa faceva al popolo iraniano, mail governo degli Stati Uniti ha fatto tutto quello che ha potuto per appoggiare lo Scià e proteggerlo dalle critiche internazionali.
Le folle iraniane sono rappresentate nel film come folle irrazionali. Le Guardie della Rivoluzione dell’aeroporto vengono rappresentate come puritani arrabbiati, preoccupati dei bozzetti salaci del fumettista della Casa editrice Marvel, Jack Kirby per il film proposto “Lord of Light” che la CIA aveva scelto per l’operazione (basata su un romanzo di Roger Zelazny). A nessun personaggio iraniano del film che ha lamentele legittime da fare contro la politica degli Stati Uniti è permesso di essere compassionevole o di avere dei momenti privati che lo/la renderebbero umano/a.
Il film racconta ma non mostra alcune delle atrocità degli Stati Uniti in Iran. Mostra la brutta situazione degli sventurati diplomatici statunitensi. Nel prendere quella drammatica fondamentale decisione, e poi nell’orientalizzare i protagonisti iraniani come persone arrabbiate e irrazionali, il film tradisce il suo tema in esame e diventa propaganda priva di una vera morale o di ambiguità emotiva. “Il Signore della luce” di Roger Zelazny e di Jack Kirby sarebbe stato più sfumato.
*http://it.wikipedia.org/wiki/SAVAK
** http://it.wikipedia.org/wiki/COINTELPRO
“Argo” come orientalismo, e perché sconvolge gli Iraniani
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/argo-as-orientalism-and-why-it-upsets-iranians-by-juan-cole
Originale: Juancole.com
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY – NC-SA 3.0
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