VIDEO: Gaza Gangnam Style per raccontare l'embargo
di Eva Bartlett - The Electronic Intifada
Gaza City, 19 febbraio 2013 - "Volevamo fare qualcosa per spostare l'attenzione sul dramma dei prigionieri politici palestinesi, oggi sono quasi 5.000 detenuti nelle carceri israeliane, tra loro donne, bambini e uomini in sciopero della fame", racconta Mohannad Barakat, 30 anni, uno dei sette palestinesi creatori
della nuova versione della canzone "Gangnam Style", basata sulla vita di Gaza. Il video "Gangnam Gaza Style" è la parodia del successo di un cantante pop sudcoreano. La versione gazawi racconta la sordida realtà della vita dei palestinesi sotto occupazione militare israeliana e sotto embargo da anni. "Volevamo raccontare al mondo le nostre impossibili condizioni di vita: che il nostro aeroporto è stato distrutto, che ai nostri pescatori è vietato pescare in mare, che metà della popolazione è disoccupata, che dobbiamo usare i tunnel invece dei confini ufficiali".
La versione gazawi della danza coreana mostra alcuni dei più gravi problemi, tra cui i giornalieri blackout, la mancanza di benzina, l'assenza di libertà di movimento e la disoccupazione.
Vestiti di nero, la tradizionale kefiah bianca e nera arrotolata in testa, cinque uomini e due bambini ballano il loro personale "Gangnam Style", mescolandolo con la dabka, la popolare danza araba. Girato in un paio di settimane utilizzando un telefono cellulare, il videoclip è costato intorno ai 100 dollari.
"Tutto era distrutto"
Il video di quattro minuti e mezzo inizia lungo la costa di Gaza, inquinata dagli scarichi delle fogne gettati in mare ad una media di 90 milioni di litri al giorno, e arriva alle stazioni di benzina senza benzina, fino ai tunnel utilizzati come confini per portare dentro la Striscia i materiali e i prodotti di cui Israele non consente l'ingresso.
La teatrale esplosione del "Gangnam Style" originale appare molto più appropriata nella versione gazawi: le ultime due offensive militari israeliane in quattro anni e i numerosi attacchi tra le due guerre hanno reso i bombardamenti troppo familiari alla gente di Gaza.
Wassim Abu Shabaan, 10 anni, uno dei bambini del videoclip, è uno dei migliaia di palestinesi di Gaza la cui casa è stata distrutta dai bombardamenti e dai bulldozer israeliani negli ultimi quattro anni. "L'intera casa è stata distrutta, tutto è stato distrutto. Il computer, la mia stanza, i nostri vestiti, tutto".
"I bambini palestinesi riconoscono la differenza tra un aereo F-15 e un F-16 e la differenza tra i droni armasti con i missili e quelli di ricognizione, semplicemente dal suono", spiega Mohannad Barakat. A novembre 2012, gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato pesantemente Gaza, colpendo tra gli altri lo stadio - uno dei pochi posti in cui gli atleti possono fare sport, compresi atleti disabili. "Gaza Gangnam" mostra la distruzione, i cinque ragazzi e i due bambini che entrano allo stadio con un pallone in mano e che giocano tra le rovine.
Trauma
Il Gaza Community Mental Health Programme ha calcolato nel 2009 che oltre il 91% dei bambini di Gaza soffre di gravi disordini da stress post traumatico. E i bambini rappresentano la metà della popolazione di Gaza, che arriva a circa 1,6 milioni di persone.
"Tutti noi siamo colpiti dall'embargo e dalle guerre di Israele contro Gaza. Tutti noi abbiamo problemi psicologici derivanti dal vivere in queste condizioni. Non ci eravamo ancora ripresi dall'offensiva del 2009, quando è arrivata quella del 2012".
Nemmeno le infrastrutture di Gaza erano state ricostruite: gli ospedali mancano di medicine essenziali e di equipaggiamenti medici, le scuole sono sovraffollate, e molti istituti scolastici fanno due o tre turni per poter accogliere tutti gli studenti.
Dal 2006, quando Israele bombardò l'unico impianto elettrico di Gaza, l'intera Striscia subisce ogni giorno tagli di elettricità, dalle 18 alle 20 ore al giorno nei periodi peggiori fino alle otto ore di quelli migliori. "Siamo nel 21esimo secolo ma Gaza non ha quasi mai elettricità - dice Barakat - L'utilizzo di candele e generatori dentro casa durante i cali di elettricità causano incendi e vittime perché respiriamo monossido di carbonio". E oggi la Striscia sta affrontando un'altra crisi, la mancanza di gas per la cucina, che rende ancora peggiori i mesi invernali quando i pasti caldi permettono alle persone di riscaldarsi in case molto fredde.
Il problema del trattamento degli scarichi fognari non è ancora stato risolto e stesso dicasi per il reperimento di materiali di costruzione per rinnovare gli edifici scolastici e gli ospedali. La combinazione di tagli di elettricità e la mancanza di acqua pulita contribuisce alla generale crisi idrica, con il 95% dell'acqua di Gaza considerata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità non potabile. Secondo un rapporto del 2012 delle Nazioni Unite, intitolato: "Gaza nel 2020: un luogo abitabile?", la falda acquifera di Gaza collasserà entro il 2016.
Secondo l'OMS, almeno 81 persone sono morte per ritardo nelle cure tra il 2008 e il 2012. Nel 2012 oltre 400 malati ai reni non hanno ricevuto la quotidiana dialisi per mancanza di strumentazioni e medicine.
Aumento preoccupante dell'anemia
Il Medical Aid for Palestinians ha calcolato che il 10% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione cronica, mentre l'anemia è aumentata moltissimo tra le donne incinte.
Tra il 2007 e il 2012, l'esercito israeliano ha ucciso 2.300 palestinesi, secondo l'agenzia Onu OCHA. La maggior parte di queste morti e centinaia dei 7.700 feriti (senza contare gli attacchi di novembre 2012) sono avvenuti lungo i confini di terra e in mare, perché contadini e pescatori sono spesso i target dell'esercito israeliano.
Israele ha imposto la creazione di una zona cuscinetto che ha privato Gaza del 35% delle proprie terre agricole, provocando gravi danni all'economia locale e al mercato interno. Prima Gaza esportava beni al resto della Palestina e ai mercati europei, in particolare tessile. Dal 2006 le esportazioni sono quasi ferme. L'OCHA riporta che le esportazioni di oggi "sono giunte ad un livello inferiore del 3% rispetto a quelle del 2006".
Alcuni gazawi lavorano per disperazione nei centinaia di tunnel che collegano la Striscia con l'Egitto. Dal 2007 al giugno 2012, l'Onu ha calcolato che "almeno 172 palestinesi sono morti mentre lavoravano all'interno dei tunnel". E seppure tutti i ballerini del "Gaza Gangnam Style" abbiano studiato e abbiano in mano un diploma di scuola superiore, sono tutti disoccupati.
Traduzione a cura della redazione di Nena News
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