Sorveglianza in rete: il software Riot della Raytheon
di Ryan Gallagher – 18 febbraio 2013
Una multinazionale del settore della sicurezza ha sviluppato segretamente un software in grado di pedinare i movimenti delle persone e di prevederne il comportamento futuro esplorando dati dei siti web delle reti sociali.
Un video ottenuto dal Guardian rileva che un sistema “di analisi su scala estrema” creato dalla Raytheon, il quinto appaltatore mondiale della difesa, può raccogliere vaste quantità di informazioni sulle persone dai siti web, tra cui Facebook, Twitter e Foursquare.
La Raytheon afferma di non aver venduto il software – chiamato Riot, cioè Tecnologia di Sovrapposizione Rapida delle Informazioni – ad alcun cliente. [non è certo un caso che l’acronimo ‘Riot’ significhi letteralmente ‘sommossa, rivolta, insurrezione’ – n.d.t.].
Ma la società, con sede in Massachusetts, ha riconosciuto che la tecnologia è stata condivisa con il governo e l’industria statunitense come parte di uno sforzo congiunto di ricerca e sviluppo, nel 2010, per contribuire a costruire un sistema di sicurezza nazionale capace di analizzare “trilioni di entità” nel ciberspazio.
Il potere del Riot di sfruttare a fini di sorveglianza siti web popolari offre una rara penetrazione nelle controverse tecniche che hanno attirato l’interesse delle agenzie dei servizi segreti e della sicurezza nazionale, suscitando, al tempo stesso, preoccupazioni per le libertà civili e la riservatezza in rete.
La sofisticata tecnologia mostra come le stesse reti sociali che hanno contribuito a spronate le rivoluzioni della Primavera Araba possono essere trasformate in un “Google delle spie” e sfruttate come mezzi di sorveglianza e controllo.
Utilizzando Riot è possibile ricavare un’intera istantanea della vita di una persona – i suoi amici, i luoghi che visita evidenziati su una mappa – in poco più di qualche clic di un pulsante.
Nel video ottenuto dal Guardian è spiegato dal “principale investigatore” della Raytheon, Brian Urch, che le fotografie che gli utenti pubblicano sulle reti sociali a volte contengono dettagli sulla latitudine e longitudine, automaticamente incorporati dagli smartphone nei “dati della testata Exif”.
Riot estrae queste informazioni mostrando non soltanto le foto pubblicate dalle persone sulle reti sociali, ma anche le località in cui le foto sono state scattare.
“Adesso seguiremo uno dei nostri dipendenti”, di Urch nel video, prima di estrarre fotografie di “Nick”, un dipendente della Raytheon usato come esempio di bersaglio. Con le informazioni raccolte nelle reti sociali, Riot rivela rapidamente che Nick visita frequentemente il Parco Nazionale di Washington, dove in un’occasione ha scattato una foto di sé stesso in posa con una donna bionda.
“Sappiamo dove va Nick, conosciamo l’aspetto di Nick”, spiega Urch, “ora vogliamo cercare di prevedere dove potrà trovarsi in futuro.”
Riot può mostrare in un diagramma a ragnatela le associazioni e i rapporti tra individui in rete, osservando dove hanno comunicato tra loro via Twitter. Può anche esplorare dati di Facebook e setacciare informazioni sulle posizioni GPS da Foursquare, un’applicazione di telefonia mobile utilizzata da più di 25 milioni di persone per avvisare gli amici di dove si trovano. I dati di Foursquare possono essere utilizzati per mostrare, in forma di grafico, i dieci principali luoghi visitati dagli individui mirati e le ore in cui li hanno visitati.
Il video mostra che Nick, che segnala regolarmente la sua posizione su Foursquare, visita frequentemente una palestra alle sei del mattino ogni settimana. Urch scherza: “Se volete cercare di prendere Nick, o forse il suo portatile, potreste voler visitare la palestra alle sei di mattina il lunedì.”
Esplorare i siti web pubblici a fini di polizia è considerato legale nella maggior parte dei paesi. A febbraio dell’anno scorso, per esempio, lo FBI ha chiesto aiuto per sviluppare un’applicazione di sfruttamento dei media sociali per controllare “singoli o gruppi malintenzionati”.
Tuttavia Ginger McCall, un avvocato del Centro per le Informazioni sulla Privacy Elettronica, ha affermato che la tecnologia della Raytheon ha suscitato preoccupazioni a proposito di come possano essere raccolte segretamente grandi quantità di dati degli utenti senza controllo o regolamentazione.
“I siti delle reti sociali spesso non sono trasparenti a proposito di quali informazioni siano condivise e di come lo siano,” ha affermato McCall. “Gli utenti possono inserire informazioni che ritengono saranno viste solo dai loro amici mentre invece sono visualizzate da funzionari governativi o estratte da servizi di raccolta di dati come il software di ricerca Riot.”
La Raytheon, che ha realizzato vendite per un valore stimato di 25 miliardi di dollari nel 2012, non voleva che il video dimostrativo di Riot fosse svelato, perché afferma che mostra un prodotto di “prova di un’idea” che non è stato venduto ad alcun cliente.
Jared Adams, un portavoce del dipartimento dei sistemi di informazione della Raytheon, ha dichiarato in una email: “Riot è un progetto di un sistema di analisi di grandi dati al quale lavoriamo con l’industria, laboratori nazionali e partner commerciali per contribuire a trasformare grandi quantità di dati in informazioni utilizzabili per contribuire a soddisfare le necessità di sicurezza, in rapido cambiamento, della nostra nazione.”
“Le sue innovative caratteristiche di sicurezza solo le più solide di cui siamo a conoscenza, consentendo di condividere e analizzare dati senza che siano rivelate informazioni identificabili a livello personale [come i codici dell’assistenza sociale, quelli bancari o altri di tipo finanziario].
A dicembre Riot è stato inserito in un brevetto di nuova pubblicazione che la Raytheon sta perseguendo per un sistema progettato per raccogliere dati sulle persone dalle reti sociali, dai blog e da altre fonti, per identificare se esse debbano essere considerate un rischio per la sicurezza.
In aprile, Riot è stato in programma per la presentazione a un congresso del governo e dell’industria statunitensi sulla sicurezza nazionale relativo a innovazioni riservate e segrete in cui è stato elencato nella categoria “grandi dati; analisi, algoritmi”.
Secondo dati pubblicati dal dipartimento del controllo del commercio del governo statunitense, la tecnologia è stata classificata come prodotto “EAR99” nell’ambito delle norme sulle esportazioni, il che significa che “può essere spedito senza autorizzazione alla maggior parte delle destinazioni nella maggior parte delle situazioni.”
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/software-that-tracks-people-on-social-media-created-by-defence-firm-by-ryan-gallagher
Originale: The Guardian
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0
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