Palestina. L'ascesa e il declino delle forze di sinistra

 


“Il sistema politico nazionale è ingabbiato nel bipolarismo tra Hamas e Fatah”: è l'opinione dello scrittore Jamil Hilal, che nel suo libro 'Palestinian Left: Where To?' analizza l'incapacità di creare una 'terza via', e il declino delle forze di sinistra in Palestina. Chiedendosi quale sia il loro futuro.  




di Hazem Balousha* – traduzione a cura di Cecilia Dalla Negra 

Nell'ambito degli scontri tra Hamas e Fatah, la sinistra palestinese e le forze indipendenti non sono riuscite a cogliere la preziosa opportunità di costituirsi come punto di riferimento stabile nelle strade della Palestina.
Al contrario, il sistema politico ha finito per essere sempre più ingabbiato all’interno del bipolarismo partitico.
In Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, i laici di Fatah e gli islamisti di Hamas sono riusciti a monopolizzare il potere politico, economico e il controllo del territorio.
Questo dipende anche dall’incapacità di altri gruppi – e in modo particolare quelli della sinistra – di creare un movimento capace di sfidare il controllo del potere da parte di questi due partiti.
I vecchi leader della sinistra hanno fallito nel loro tentativo di creare un terzo polo, e organizzare il sostegno dell’opinione pubblica per affermarsi come presenza efficace. 
George Giacman, docente presso la Birzeit University, sostiene che, nonostante gli sforzi di leader molto conosciuti, una ‘terza via’ non si sia imposta nel paese a causa dell’incapacità di mobilitare le masse. “La gente si sta allontanando dai partiti politici”, sostiene.
“I militanti non sono più convinti dell’efficacia delle strutture, della loro capacità di influenzare il corso degli eventi. Il loro fallimento in termini di rilevanza nazionale ha portato molte persone ad abbandonare sia i partiti che altre organizzazioni politiche”.
In assenza di elezioni e di numeri verificabili, è difficile determinare il livello di sostegno di cui godono Hamas e Fatah fra la popolazione.
I sondaggi di diversi centri di ricerca mostrano, tuttavia, che la popolarità di entrambi vacilla. Stando ai risultati, solo il 50-60% della popolazione nelle due comunità (i Territori occupati e la Striscia di Gaza, ndt) li sostiene, e comunque restando a distanza e non facendosi coinvolgere in termini di partecipazione attiva.
Dalla partizione della Palestina, il peso della sinistra nella mediazione e negli sforzi unitari tra fazioni rivali è diminuito nel tempo.
Il suo ruolo si è gradualmente limitato a un’azione di condanna e critica, senza più l’impegno a perseguire iniziative tali da creare una reale alternativa tra Hamas e Fatah.
Lo scrittore palestinese Jamil Hilal, autore di 'Palestinian Left: Where To?'' ("Dove va la sinistra palestinese") sostiene che “la sinistra non è riuscita a presentarsi come il gruppo più capace e disposto a sanare le divisioni nazionali, proteggere la patria, fare gli interessi della maggioranza della popolazione”.
Nel suo libro Hilal mostra che le forze di sinistra  hanno insistito nel voler apparire neutrali nel conflitto tra i due maggiori partiti, cosa che non è stata compresa dall’opinione pubblica. 
Nel corso degli anni Settanta, quella di sinistra era la componente più importante della sfera politica palestinese, ma la sua influenza ha iniziato a stemperarsi con la caduta dell’Unione Sovietica, che l’aveva sostenuta politicamente, ideologicamente e finanziariamente.
Durante l’ultima metà del secolo scorso, il partito di Fatah è riuscito ad assorbire la gran parte delle correnti di sinistra, incapaci poi di emanciparsi dall’ombrello politico di Fatah, che ha esercitato la propria influenza anche all’interno dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).
Nel libro, Hilal sostiene che le prime vittime degli Accordi di Oslo, e della conseguente creazione dell’Autorità Palestinese, siano state proprio le istituzioni dell’OLP. È stata la nuova influenza esercitata dall’ANP a limitare fortemente quella delle sinistre, iniziando a spargere i semi della futura discordia tra i suoi componenti (…). 
“Gli sforzi di Hamas per islamizzare la società hanno avuto successo, incontrando solo una debole resistenza da parte delle forze laiche”, spiega Hilal. “Hamas è riuscita a costruire la propria base popolare di sostegno e presenza militare, mentre la leadership di Fatah si preoccupava di assicurarsi posizioni di potere nelle istituzioni dell’Autorità Palestinese”.
Nel corso delle elezioni parlamentari del 2006 (le ultime che si sono svolte in Palestina, ndt) si sono presentate diverse liste elettorali indipendenti, ma i candidati hanno ottenuto poco successo e pochi seggi in Parlamento. La maggioranza, invece, è andata ad Hamas e Fatah.
Durante le rivoluzioni della ‘Primavera Araba’, in Palestina sono emersi diversi movimenti giovanili, che non si sono conformati al modello tradizionale dei partiti e delle fazioni palestinesi, ma hanno iniziato ad agire in modo diretto sul territorio.
Il loro fugace successo nel mobilitare la popolazione e riportarla in strada, tuttavia, è rapidamente sparito.
Attraverso tentativi di cooptazione, intimidazioni e arresti arbitrari, i due partiti hanno represso un movimento giovanile che si batteva contro le divisioni politiche (il Movimento 15 Marzo nei Territori occupati e il movimento dei GYBO a Gaza, ndt).
Hamas e Fatah hanno avuto paura del loro crescente peso, in modo particolare dopo il 15 marzo 2011, giorno in cui in centinaia hanno manifestato in Cisgiordania e a Gaza, nella più grande mobilitazione a-partitica e politicamente neutrale (a livello di schieramenti partitici, ndt) della storia moderna palestinese. 
Giacman, per spiegare le ragioni per cui il movimento non è stato in grado di imporsi come terza forza alternativa, cita sia la sua mancanza di organizzazione a livello di leadership, sia l’assenza di sostegno economico e appoggio da parte dei sindacati e altre organizzazioni. Per non parlare degli sforzi messi in campo da Hamas e Fatah per impedirgli di lavorare liberamente.
Finché resterà immutata la fragilità delle forze di sinistra, così come il fallimento nei tentativi di creare una forza politica influente nell’arena palestinese, Fatah – con i suoi appoggi internazionali e le risorse dell’ANP – e Hamas – con i suoi sostenitori islamisti e un formidabile arsenale di armi – sono destinate a rimanere le sole forze politiche e popolari dominanti nel paese.
*Hazem Balousha è un giornalista palestinese di Gaza City. La versione originale dell’articolo è disponibile qui
(Foto Coacalma/Flickr)

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