Li pregavo di smettere di Nick Turse

Li pregavo di smettere

Redazione 28 febbraio 2013 1
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Li pregavo di smettere
 Gli  Americani  che fanno la tortura dell’acqua e  la ridefinizione di tortura
di Nick Turse

25 febbraio 2013
Cercate di restare calmi -anche se cominciate a sentire stringersi il torace e il cuore battere  all’impazzata.  Cercate di non farvi prendere dal panico quando l’acqua comincia a scorrervi nel naso e in bocca, mentre cercate di  comprimere  la gola e a rallentare il respiro, e di  trattenete un po’ di aria nei polmoni e lottate contro la crescente sensazione di soffocamento. Cercate di non pensare alla morte, perché non potete farci nulla,  siete legati mani e piedi, perché qualcuno vi versa acqua sulla faccia, introducendola a forza, affogandovi lentamente e deliberatamente. Siete indifesi. State agonizzando.

In breve, siete una vittima della “tortura dell’acqua”, o “cura dell’acqua”, o “lo straccio con l’acqua”   o  “trattamento con l’acqua”.  O “tormenta de toca.” [la tortura dello straccio] O di qualsiasi altro soprannome dato alla particolare forma di brutalità che oggi va sotto il nome di waterboarding. *
Questa pratica è diventata largamente nota negli Stati Uniti soltanto dopo che è stato rivelato che la CIA  aveva sottoposto ad essa dei sospetti di terrorismo subito dopo l’11 settembre. Più di recente, immagini cinematografiche del waterboarding nel film Zero Dark Thirty e domande al riguardo alla seduta di conferma per il nuovo capo della CIA  John Brennan, hanno scatenato il dibattito. La tortura dell’acqua ha, tuttavia una storia sorprendentemente lunga, risalente almeno al quattordicesimo secolo. E’ stata un elemento basilare dell’esercito statunitense, sin dall’inizio del ventesimo secolo, quando è stata impiegata dagli americani che combattevano contro un movimento indipendentista nelle Filippine. Le truppe americane avrebbero continuato a usare questa tattica brutale nei decenni successivi – e durante le ripetute guerre del nostro paese in Asia ne sarebbero stati anche vittime.
La tortura dell’acqua in Vietnam
Per più di un decennio, ho fatto ricerche sulle atrocità commesse durante la guerra del Vietnam. In quell’epoca ho conosciuto delle persone che impiegavano la tortura dell’acqua e la gente che ne veniva degradata. Gli americani e i loro alleati sud vietnamiti la usavano per i nemici prigionieri e per i detenuti civili nel tentativo di ottenere informazioni segrete o semplicemente per punirli. Una fotografia di quella pratica è perfino arrivata sulla prima pagina del Washington Post del 21 gennaio 1968, ma per lo più continuava a restare segreta.

I documenti militari a lungo nascosti aiutano a completare il quadro. “Tenevo giù la persona sospettata, gli mettevo un pezzo di stoffa in faccia e poi vi versavo sopra dell’acqua, facendola entrare a forza in bocca,” il Sergente maggiore David Carmon ha spiegato durante una testimonianza, agli inquirenti militari dei  crimini nel dicembre 1970. Secondo il loro riassunto, ha ammesso di aver usato sia la tortura con la corrente elettrica che quella dell’acqua durante l’interrogatorio del detenuto che è morto poco dopo.
Secondo i sunti di testimonianze oculari da parte di membri dell’unità di Carmon, il prigioniero, identificato come Nguyen Cong, era stato “picchiato e preso a calci”, aveva perso conoscenza e sofferto di convulsioni. Un dottore che ha visitato Nguyen, ha tuttavia sostenuto che non c’era niente di anormale. Carmon e un altro componente della sua squadra dei servizi segreti militari, hanno allora “preso a schiaffi il vietnamita e gli hanno versato l’acqua in faccia da una latta di cinque galloni,” in base al sunto della sua testimonianza. Un resoconto ufficiale del maggio 1971 dichiara che Nguyen Cong era svenuto  “ed è stato trasportato nella gabbia per i carcerati dove più tardi è stato trovato morto.”
Anni dopo Carmon mi ha detto per email che i maltrattamenti dei prigionieri in Vietnam erano diffusi e incoraggiati dai superiori. “Nulla era autorizzato,” ha scritto, “ma nulla era proibito eccetto ferire gravemente un prigioniero.”
Si è saputo che i prigionieri vietnamiti non erano gli unici sottoposti alla tortura dell’acqua in Vietnam. Anche il personale militare statunitense di stanza in Vietnam ne era vittima. Dei documenti che ho trovato negli Archivi Nazionali degli Stati Uniti, permettono di intravedere una storia orripilante di cui pochi americani sanno qualche cosa.
“Mi hanno fatto una cosa con l’acqua,” ha detto un ex prigioniero a un inquirente militare, secondo un rapporto dell’esercito del 1969. “Sono stato ammanettato e portato nella doccia….Mi hanno tenuto la testa sotto il getto d’acqua per circa due minuti, e quando mi tiravo indietro per respirare, mi davano botte sul torace e sullo stomaco. Questo è durato per circa 10 minuti, durante i quali sono stato  sbattuto due volte sul pavimento.  Quando li ho pregati che smettessero, lo hanno fatto.”
Un altro ha detto che il  suo compagno aveva arrotolato insieme le cicche delle loro sigarette per farne un’altra intera. Quando le guardie hanno scoperto il “contrabbando”, lo hanno afferrato e lo hanno trasportato nelle docce. “Tre delle guardie mi tenevano fermo e un altro mi teneva la faccia sotto la doccia,” ha testimoniato. “La cosa è durata per diverso tempo, e ho pensato che stavo per annegare.” Dopo, ha detto, la stessa cosa è stata fatta al suo compagno di cella che, quando è tornato, ha ammesso che “aveva confessato” in seguito alla tortura.
Un altro prigioniero ha testimoniato che i prigionieri ammanettati venivano portati nelle docce. “Le guardie tenevano all’indietro la testa del prigioniero e gli facevano inghiottire l’acqua,” ha spiegato. “Questo trattamento provocava la resistenza del prigioniero che forniva la scusa alle guardie per prendere  a pugni il prigioniero.” Ha anche testimoniato che non era un incidente isolato. “Sono stato testimone di trattamenti del genere circa nove volte.”
“Crudele o insolito”
Questa, infatti non era la prima volta che gli americani erano stati sottoposti  alla tortura mentre erano in guerra in Asia. Durante la seconda  Guerra mondiale, i membri dell’esercito giapponese usavano la tortura dell’acqua con i prigionieri americani. “Mi hanno fatto quella che chiamano la tortura dell’acqua,” ha testimoniato il luogotenente Chase Nielsen dopo la guerra. Quando gli hanno fatto domande riguardo alla sua esperienza, ha risposto:” Mi sentivo più o meno come se stessi affogando, proprio rantolando tra la vita e la morte.”

Le stesse torture erano imposte  anche ai piloti americano fatti prigionieri durante la guerra di Corea. Uno di loro ha così spiegato il trattamento subito: “Mi piegavano la testa all’indietro,  mi mettevano un asciugamano sulla faccia, e versavano l’acqua sull’asciugamano. Non potevo respirare…..Quando svenivo mi scuotevano e ricominciavano.”
Per i crimini da loro compiuti contro i prigionieri, compresa la tortura dell’acqua, alcuni ufficiali giapponesi sono stati imprigionati e condannati a lunghe pene detentive, mentre altri sono stati giustiziati.
La reazione legale ai torturatori che operavano in Vietnam era molto diversa. Mentre indagavano su accuse fatte contro il Sergente maggiore Carmon, per esempio, gli agenti dell’esercito hanno scoperto, all’interno della sua unità, un modello di “crudeltà e maltrattamenti” di prigionieri che sono andati avanti dal marzo 1968 all’ottobre 1969. Secondo un rapporto ufficiale, gli agenti dell’esercito hanno stabilito che le prove legittimavano  accuse formali contro 22 inquirenti, molti di quali coinvolti nell’uso della tortura dell’acqua, della tortura con la corrente elettrica  delle percosse, e di altre forme di maltrattamenti. Né Carmon, né nessuno degli altri è però stato mai accusato, processato davanti alla corte marziale, o punito in alcun modo, in base ai rapporti.
C’era la stessa impunità -in uno degli usi più bizzarri della tortura dell’acqua – per gli americani che torturavano gli americani in Vietnam. Sebbene in un rapporto del 1969 dell’Ispettore generale dell’esercito su “presunta brutalità e maltrattamenti”  si notava che “il trattamento dell’acqua era applicato come forma di punizione e costituisce una forma di maltrattamento dei prigionieri,” coloro che hanno usato la tortura dell’acqua con il personale americano non sono stati mai processati, figurarsi se sono stati condannati a lunghe pene detentive o giustiziati per i loro crimini. Infatti coloro che erano coinvolti – le guardie dell’esercito che lavorano nella struttura carceraria americana formalmente nota come  prigione di Long Binh – sembra che abbiano evitato qualsiasi punizione.
Questa impunità è durata in anni più recenti. Mentre la CIA ha riconosciuto l’uso del waterboarding dopo l’11 settembre, e il presidente Obama ha affermato in maniera inequivocabile che questa pratica è un metodo di tortura, la sua amministrazione ha dichiarato che nessuno sarebbe stato perseguito penalmente per avere utilizzato questa o qualsiasi altra “tecnica di interrogatorio intensificato.” Come ha fatto notare l’anno scorso un portavoce a ProPubblica, dopo aver esaminato il trattamento di più di 1.000 detenuti, il Dipartimento di giustizia “ha rifiutato il procedimento legale in ogni caso.”
Nel 1969 il rapporto dell’Ispettore Generale sulla tortura americana di prigionieri americani definiva inequivocabilmente “il trattamento dell’acqua” inflitto a personale militare americano incarcerato come “crudele o insolito.” I legali dell’amministrazione Bush negli anni successivi all’11 settembre, minore rispetto alla tortura, fondamentalmente tornando indietro nel tempo ai livelli etici dell’Inquisizione spagnola.
Per lo meno quel rapporto del 1969 notava che la tortura dell’acqua “era somministrata senza autorità” a quei prigionieri americani. La situazione attuale è radicalmente diversa. In anni recenti, non erano soltanto i violenti di basso livello e i loro immediati superiori che autorizzavano e approvavano le tecniche di tortura, ma i funzionari di alto livello della Casa Bianca, compresa Condoleezza Rice, quando era Consigliera per la sicurezza nazionale, e il Vice presidente Dick Cheney. Sappiamo dalla biografia  di George Bush che il precedente presidente dava un ordine entusiasta ["Maledettamente giusto"] sottomettere altri esseri umani alla tortura dell’acqua, proprio come sappiamo che il presidente Obama si è assicurato che nessuno nel suo governo coinvolto nell’ordinare o facilitare tali azioni avrebbe mai dovuto rispondere  di nessuna  di queste.
Nel 1901 un ufficiale americano è stato condannato a 10 anni di lavori forzati per aver sottoposto a waterboarding un prigioniero filippino. Alla fine degli anni ’40, la pratica vecchia di secoli era stata così vituperata che un significativo  periodo di detenzione o perfino la morte erano destinate a coloro che la usavano. Alla fine degli anni ’60, era ancora considerata una punizione crudele e insolita, anche se i soldati statunitensi che torturavano i prigionieri vietnamiti e americani non erano soggetti a processo per questo. Nel ventunesimo secolo, quanto la tortura dell’acqua è passata dalle docce delle prigioni del Sudest asiatico alla Casa Bianca, si è anche trasformata in una “tecnica intensificata di  interrogatorio”. Oggi la persona scelta dal presidente per guidare la CIA rifiuta perfino di etichettare il waterboarding come “tortura”
Che cosa ci dice questo di una società quando la sua morale e la sua etica riguardo al trattamento dei prigionieri vanno in senso inverso? Che cosa dobbiamo farcene di capi politici che autorizzano, promuovono, o proteggono delle pratiche così brutali o di cittadini che stanno in disparte e permettono che vengano messe in atto?  Che cosa significa quando la tortura, che è già la definizione di “crudele”, diventa usuale?

*Il Waterboarding è una forma di tortura in cui l’acqua viene versata sulla faccia di un prigioniero immobilizzato in modo che l’individuo sperimenti la sensazione di annegamento. (Da: www.the FreeDictionary.com).

Nick Turse è direttore associato di TomDispatch.com. ed è socio del Nation Institute. Ha vinto dei premi di giornalismo e i suoi articoli sono apparsi sul Los Angeles Times, The Nation e regolarmente su TomDispatch.  E’ autore del recentissimo best seller Kill Anything That Moves: The Real American war in Vietnam [Uccidete qualsiasi cosa che si muove: la vera guerra americana in Vietnam] (The American empire Project, Metropolitan Books). Potete guardare la sua recente conversazione con Bill Moyers su questo libro cliccando su http://billmoyers.com/segment/nick-turse-describes-the-real-vietnam-war/. Il suo sito è web è: NickTurse.comPotete seguirlo  su Tumbire su Facebook.

[Nota: Non sono il primo che scrive circa l'uso che fanno gli Americani della tortura dell'acqua per i prigionieri statunitensi in Vietnam. Vedere il volume di Cecil B.Currey del 1999, Long Bin Jail: An Oral History of Vietnam Notorious U.S. Military Prison [La prigione di long Bin: una storia orale    della famigerata prigione militare statunitense in Vietnam.]  Per un resoconto  sia avvincente che straziante,  scritto da una vittima della tortura dell’acqua, vedere The Question, [La domanda], il breve  resoconto  del giornalista Henri Alleg  riguardante  la tortura da lui  subita a opera delle forze francesi in Algeria negli anni ’50].
 Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su TomDispatch.com, un weblog del Nation Institute, che offre un flusso continuo di fonti alternative, notizie e opinioni da parte di Tom Engelhardt, direttore editoriale, co-fondatore dell’American Empire Project, autore del libro : The End of Victory Culture (La fine della cultura della vittoria) e anche del romanzo: The Last Days of Publishing (Gli ultimi giorni dell’editoria). Il suo libro più recente è: The American way of War:How Bush’s Wars Became Obama’s (Haymarket Books) (Lo stile bellico Americano: come le guerre di Bush sono diventate quelle di Obama
 Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/i-begged-for-them-to-stop-by-nick-turse
Originale: TomDispatch.com
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2013  ZNET Italy – Licenza Creative

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