Il 90 per cento della Palestina storica è stata colonizzata di Raya Cohen,


Intervista a Raya Cohen, docente di storia israeliana all’università di Tel Aviv e alla Federico II di Napoli

A margine della giornata Onu per i diritti del popolo palestinese del 2 dicembre 2012, organizzata dalle Associazioni “Campagna Ponti e non Muri” e Pax Christi a Padova, la storica israeliana Raya Cohen ci ha concesso un’intervista. Raya Cohen è docente di storia israeliana all’Università di Tel Aviv e all’Università Federico II di Napoli. Ha pubblicato un saggio La difesa del corpo della nazione, che ha provocato interesse e dibattito in Israele. Ha scritto, con altri, un volume, Vita tua, Vita mea. Le altre voci d’Israele raccolte da una palestinese (Ed. Sinos – 2004.).
Nella sua relazione al convegno del 2 dicembre a Padova ha affermato che l’80/90% del territorio della Palestina storica è stato occupato con la forza. Vuol dire che lo Stato d’Israele è nato da un atto di forza?
«Ci sono i “nuovi storici” israeliani che lo scrivono, tra gli altri Ilan Pappe.1 (Walid Khalidi2 lo scriveva fin dagli anni ’50). L’esercito israeliano, nel 1947/48, ha cacciato dalla Palestina storica l’80% degli abitanti originari creando, nel contempo, delle categorie di abitanti uniche in campo sociologico: i “presenti assenti”3 e gli “assenti assenti”4. Sì, si può affermare che il 90% della Palestina storica è stata colonizzata».
Citando Moshe Dayan, lei dice che l’ideologia sionista aveva, in ogni caso, un pensiero fisso: la eliminazione dei beduini sarebbe avvenuta, senza grandi contrasti, con la modernizzazione del nascente Stato d’Israele.
«Certo il problema dei beduini si sarebbe risolto, secondo il pensiero di Dayan, “ripulendo” il deserto e giudaizzandolo, spostandone gli abitanti verso le città. Una specie di “pulizia etnica” che è ancora in corso».
Sul problema della “terra d’Israele”, non crede che la natura religiosa dello Stato ebraico faccia riferimento anche alla promessa biblica del diritto del popolo ebraico su tutta al terra della Palestina storica?
«C’è anche questo ma, per chiarire questo aspetto, bisognerebbe aprire un grande approfondimento su un certo ebraismo moderno e sul giudaismo rabbinico. (Rabbi Arik Asherman?)»5.
Nella sua relazione, “La scimmia ed il cammello: la politica fondiaria d’Israele e i Beduini del Negev”, lei puntualizza che per il governo israeliano (la scimmia) è solo un problema di proprietà e di possesso della terra. Ma la politica messa in atto da Israele non risponde all’obiettivo, sempre riaffermato, di creare in quell’area geografica uno Stato ebraico totalmente “ripulito” da tutti coloro (arabi palestinesi e altre minoranze) che non sono d’accordo con questa terribile prospettiva?
«Il geografo israeliano Oren Yiftachel6 nega che Israele sia compiutamente uno Stato democratico e preferisce usare la definizione di Stato etnocratico. Dopo la spartizione del 1947, voluta dall’Onu, la stessa Organizzazione Internazionale, chiamò lo Stato per gli ebrei, Stato d’Israele. E Israele avrebbe dovuto riconoscere la minoranza palestinese (all’epoca 400.000 arabo/palestinesi accanto a 600.000 ebrei) nel nuovo Stato. Herzl7 aveva scritto che lo Stato d’Israele doveva essere “un rifugio” per gli ebrei. Questo dibattito sullo Stato ebraico o Stato per tutti i cittadini è molto vivo in Israele. Molti intellettuali, associazioni e gruppi sono in contrasto con le scelte politiche del governo israeliano. Si battono per una vera democrazia in cui tutti i cittadini abbiano, di fronte alla legge gli stessi diritti e i medesimi doveri. Ho avuto occasione di scrivere, in un intervista sui Refusniks8, e sono sempre disponibile a riaffermarlo, che non tutti, in Israele, sono disponibili e pronti a farsi indottrinare e cooptare per cause nazionalistiche e razziste».

A.R.

1 Ilan Pappe fa parte dei “nuovi storici” israeliani. Ha dovuto andarsene da Israele con l’accusa di “odiare sé stesso”come ebreo. Oggi insegna all’Università di Exeter in Gran Bretagna. I suoi libri sono tradotti in Italiano presso Einaudi e Fazi editore.
2 Walid Khalidi è uno storico di origine palestinese. Insegna storia alle Università di Oxford, Beirut e Harvard.
3 “Presenti assenti”. Sono i palestinesi che hanno resistito alla “cacciata” durante la guerra del ’47 e del ’48 ma che erano momentaneamente assenti dalle loro case e dai loro averi. Sono stati confiscati di tutto ma sono rimasti “presenti” in Israele.
4 “Assenti assenti”. Sono i palestinesi che hanno subito la brutalità della “pulizia etnica”. Cacciati fuori da Israele, vivono nei campi profughi dei paesi arabi e aspettano da più di 60 anni di rientrare.
5 Rabbi Arik Asherman, rabbino, sostiene un’interpretazione universalistica della Torah capace di riconoscere e proteggere ogni uomo come immagine di Dio. È direttore di “Rabbis for Human Rights”
6 Oren Yiftachel, esperto in scienze sociali, insegna geografia e politica pubblica alla Ben Gurion University del Negev a Beer-Sheva.
7 Herzl (1860 – 1904), teorico del sionismo, giornalista, scrittore e politico ungherese. Espose le sue teorie per la costituzione dello stato d’Israele su un libro rimasto famoso: “Lo Stato ebraico”.
8 Refusniks, sono gli ebrei israeliani obiettori di coscienza.


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