Gideon Levy : Fuga dalla realtà in Israele
Israele ha detto che vuole solo essere lasciato in pace. Gli elettori vogliono una bella vita tranquilla, pacifica e borghese, e al diavolo tutte le questioni fastidiose. Yair Lapid incarna questo stato d’animo.
di Gideon Levy
Un candidato apertamente apolitico è diventato il grande vincitore delle elezioni più apertamente apolitiche che si siano mai tenute in Israele. Un ex-commentatore e presentatore televisivo, che raramente aveva affrontato temi politici nelle sue rubriche sui giornali e nelle trasmissioni televisive settimanali, ha compiuto una transizione istantanea all’arena politica. Israele gli ha detto un sonoro sì: sì al giovane, sì al nuovo, sì all’apolitico.
Yair Lapid è stato consacrato principe della corona, secondo per importanza solo a re Bibi (Netanyahu), il quale è apparso quasi nudo, visto che se non fosse stato per l’alleanza con Yisrael beiteinu – il partito laico di destra radicale dell’ex ministro degli esteri Avigdor Lieberman – difficilmente il Likud del premier sarebbe diventato il gruppo parlamentare più numeroso della nuova knesset. Una campagna elettorale vuota ha prodotto un risultato altrettanto vuoto: un po’ di tutto e un sacco di niente.
Ancora una volta le elezioni israeliane si sono concluse in un nulla di fatto, un pareggio tra destra e sinistra, sempre che in Israele questi termini significhino ancora qualcosa. Tanto per cominciare, il risultato emerso dalle urne ha ridimensionato il peso di Naftali Bennett, visto che la sua formazione di estrema destra Habayit hayehudi, per il numero di seggi che ha conquistato, si è rivelata né più né meno che una copia del partito religioso Shas: non era questo il risultato che pensavamo e nemmeno quello che temevamo.
Inoltre, quello pronunciato da Israele è stato un sì molto esitante, o meglio un quasi no, all’aspirazione della leader laburista Shelly Yachimovich, di diventare la vera alternativa a Netanyahu. Il suo partito non sarà secondo per numero di seggi alla knesset e questo segna la fine delle sue pretese di ricostruire il Partito laburista. Yachimovich contava sui voti dei partecipanti alle proteste sociali di due estati fa e sugli elettori giovani e anziani, ma questi, obbedienti e conformisti come sono, alla fine non l’hanno votata. Né le è servito il turpe gioco di prestigio con cui ha fatto finta che l’occupazione israeliana dei territori palestinesi non esistesse.
Invece Israele ha detto sì a un partito di sinistra come il Meretz, che puntando dritto all’obiettivo ha fatto una figura dignitosa e ha raddoppiato i suoi consensi. Ma ha anche detto no ai vari partitini improvvisati che non hanno neppure superato la soglia di sbarramento alla knesset.
Ma soprattutto Israele ha detto apertamente che cosa vuole: vuole essere lasciato in pace. Gli elettori vogliono una bella vita tranquilla, pacifica e borghese, e al diavolo tutte le questioni fastidiose e assillanti. La perfetta incarnazione di questo atteggiamento è proprio Yair Lapid, esempio vivente del sogno israeliano. E’ di bell’aspetto, veste bene, parla bene, ha sposato la persona giusta, abita nel quartiere giusto e guida la jeep giusta.
Dopodiché, non ha molto da dire. Non è un estremista (Dio ce ne scampi, noi non siamo mica così) né è dipo da andarsi a cercare guai( non siamo neanche così). E infatti se ne sta alla larga dai temi che creano divisioni, proprio come fanno gli israeliani. Anche quando sono scesi in piazza in quella magica estate del 2011 (di cui nel giorno delle elezioni si sentiva appena qualche eco), a ripensarci le loro proteste non avevano vera sostanza e si esaurivano nel cantare le canzoni di cantanti israeliani famosi. Lapid corrisponde perfettamente a questo schema fatto di canti di protesta in piazza, senza un programma chiaro e senza rabbia. “Lasciateci vivere in pace” era lo slogan del partito dei Sionisti generali alle elezioni del 1951. “Lasciateci vivere in questo paese” è stato lo slogan di tanti israeliani in queste elezioni del gennaio 2013: lasciateci vivere senza gli arabi e gli haredim (gli ebrei ortodossi che rifiutano la cultura laica moderna), senza guerre né attentati terroristici, senza il mondo e i suoi predicozzi: Oggi come allora, questo è puro escapismo: 22 gennaio 2013 Israele ha votato per la fuga dalla realtà.
Yair Lapid ha ottenuto un potere che probabilmente non si aspettava e che forse non sa neanche come usare. E’ difficile capire se riuscirà a dare un contenuto al potere che gli è stato conferito, ma forse c’è un margine di speranza. Avendo saputo modificare i suoi comportamenti e i suoi vezzi nel corso della campagna elettorale, abbandonandone alcuni di cui prima infarciva le sue rubriche e le sue apparizioni in tv, crescendo e maturando via via, è anche possibile che si dimostri all’altezza del ruolo che gli è capitato tra capo e collo. Forse con il potere gli arriverà anche qualche presa di posizione significativa e una certa disponibilità a battersi.
Su di noi sta sorgendo un nuovo giorno, un giorno in cui Israele vuole solo essere lasciato in pace con tutti i suoi comfort: Lasciamo al paese e a Lapid la sua quiete, la quiete tremenda sull’orlo dell’abisso.
(ma)

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