Egitto: "A morte l'opposizione".... di Giuseppe Acconcia

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il Manifesto
08.02.2013

Egitto: «A morte l'opposizione»
Un religioso e docente dell'Università di al-Azhar, Mahmud Shaaban, ha emesso una fatwa nella quale ha incitato ad uccidere i dirigenti della sinistra e del fronte laico
di Giuseppe Acconcia

Roma, 8 febbraio 2013, Nena news - Il leader religioso radicale e docente dell'Università di al-Azhar, Mahmud Shaaban, ha emesso una fatwa in diretta televisiva nella quale ha incitato ad uccidere i dirigenti del Fronte di salvezza nazionale (Fns), in base ai principi della legge islamica. Il religioso ha menzionato direttamente i nomi del leader liberale e premio Nobel per la pace, Mohammed el-Baradei, e del politico nasserista ex candidato alle presidenziali Hamdeen Sabbahi. Anche Osama Qassem, leader della jihad islamica, ha espresso il suo sostegno per la fatwa.

Dal canto suo, Baradei ha reagito alla notizia con un tweet: «il regime tace, mentre un'altra fatwa dà licenza d'uccidere i leader dell'opposizione in nome dell'Islam. Ancora una volta si usa e si abusa della religione». Alla notizia, il ministero dell'Interno egiziano ha disposto il rafforzamento della sicurezza intorno alle abitazioni dei due politici. Mentre il procuratore generale Talaat Ibrahim ha ordinato indagini su Shaaban.

Tuttavia, il gran muftì di Al-Azhar, Ahmed el-Tayyeb, ha espresso parole di condanna. In un comunicato della massima autorità sunnita si assicura che si tratta di «cattivo uso e interpretazione dei versetti coranici». Il leader religioso moderato ha aggiunto che «l'assassino (dei due politici, ndr) non andrà in paradiso e chi istiga all'omicidio è complice del male».

Anche i Fratelli musulmani egiziani hanno condannato il tentativo di incitare alla violenza. Mahmoud Ghozlan, leader della Fratellanza, ha detto di «denunciare gli appelli all'omicidio da qualsiasi parte essi vengano», il ricorso alla violenza e a atti di vandalismo.
il Manifesto
02.02.2013

Il Mufti tenta la mediazione ma la protesta contro Morsi continua
Anche ieri migliaia di persone in strada a manifestare. Tentato l'assalto al palazzo presidenziale. Il Mufti propone un'iniziativa di dialogo tra i movimenti politici
di Giuseppe Acconcia - Il Manifesto

Roma, 2 febbraio 2012, Nena News - Al Cairo, il palazzo presidenziale è tornato nel mirino dei manifestanti. Il governo islamista non convince i movimenti rivoluzionari egiziani. E così viene preso di mira il luogo simbolo del potere presidenziale, già teatro di imponenti manifestazioni lo scorso novembre contro Mohammed Morsi.

Alcuni manifestanti hanno tentato di scavalcare le mura che circondano il palazzo, decine sono i feriti. Ma è arrivata immediatamente la condanna dell'azione da parte dei Fratelli musulmani che hanno accusato su Twitter «agitatori e sabotatori» di provocare gli scontri. Stesso scenario si è registrato nei pressi dell'Ambasciata degli Stati uniti in piazza Simon Bolivar nel quartiere di Garden City. Nei tafferugli tra manifestanti e forze di polizia sono state lanciate bottiglie incendiarie e lacrimogeni.

Secondo la stampa locale, sono rimaste ferite almeno dieci persone. Manifestazioni imponenti contro il governo islamista si sono svolte in tutte le principali città egiziane. I cortei più significativi hanno avuto luogo a Port Said e Suez. Si sono registrate qui oltre 50 vittime negli scontri della scorsa settimana, innescati dalla condanna a morte di 21 teppisti e tifosi, responsabili della strage di ultras nello stadio della locale squadra dell'al-Masry.

A calmare gli animi ha contribuito anche l'iniziativa di Ahmed el-Tayeb, gran muftì della moschea di Al-Azhar. Il centro dell'Islam sunnita, che ha acquisito speciali poteri nel dirimere controversie con l'entrata in vigore della nuova Costituzione lo scorso dicembre, ha proposto un'iniziativa di dialogo tra i movimenti politici per la fine delle violenze. Nel documento di al-Azhar si fa riferimento all'uso di «milizie che hanno attaccato e torturato i manifestanti». Tra i firmatari del testo, ci sono i principali leader di opposizione.

Anche il nasserista Hamdin Sabbahi ha sottoscritto l'iniziativa ma ha chiarito di non accettare l'equiparazione tra i martiri «per mano dello stato» e le reazioni alle violenze subite da parte dei manifestanti. Sui metodi di protesta ha insistito il liberale Mohammed el-Baradei che in un tweet ha ammesso che la forza del movimento è nell'«unità» e nei metodi «pacifici».

Anche ieri alcune donne sono state assalite e molestate nelle manifestazioni. Sul tema è intervenuta Navi Pallay, commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha accusato le autorità egiziane di non fare abbastanza per la difesa delle donne che manifestano in piazza.

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=49824&typeb=0&Egitto-manifestazioni-dopo-il-no-alle-violenze
Egitto, manifestazioni dopo il no alle violenze
Le opposizioni firmano un documento proposto dall'Imam al-Tayyeb con cui si condanna ogni forma di violenza. Morsi lancia la campagna "Risparmia in Egitto".
dalla redazione

Roma, 1 febbraio 2013, Nena News - Si prospetta un altro venerdì di proteste anti-Morsi in Egitto. Dopo i duri scontri tra manifestanti e polizia della scorsa settimana, con il drammatico bilancio di 74 vittime, le opposizioni si riorganizzano.


Attese per oggi manifestazioni nelle principali città egiziane: al Cairo marcia da Piazza Tahrir al palazzo presidenziale, da mesi target delle proteste. Le opposizioni, riunite nel Fronte di Salvezza Nazionale, chiedono al regime dei Fratelli Musulmani la formazione di un governo di unità nazionale e la modifica della Costituzione approvata a dicembre. Due richieste che rappresentano le condizioni sine qua non per avviare il dialogo con il presidente Morsi.

A fare appello al dialogo è intervenuto ieri il Grande Imam Ahmed al-Tayyeb - capo dell'università e della moschea di Al-Azhar - che ha incontrato i leader delle opposizioni (tra cui Mohamed el Baradei), i giovani e i rappresentanti religiosi nel quartier generale di Al-Azhar. Dalla riunione è uscito un documento con il quale "si condannano tutte le forme di violenza e di incitamento alla violenza" e si chiede "allo Stato e agli apparati della sicurezza di proteggere i cittadini egiziani".

Da parte loro i Fratelli Musulmani, attraverso le parole del leader Saad al-Katatni, chiedono di giungere ad un compromesso, rigettando però le condizioni poste dal Fronte: "Non c'è soluzione ai problemi nel cammino verso la democrazia senza il dialogo. Il dialogo deve fondarsi su delle garanzie, non su precondizioni". Il presidente Morsi ha comunque tenuto a precisare il suo apprezzamento per il documento firmato a Al-Azhar, definendolo "un importante passo verso la stabilità".

Una dichiarazione che giunge a due giorni dalla campagna lanciata dalla presidenza per la ripresa dell'economia egizia, "Risparmia in Egitto", volta ad attirare le rimesse degli egiziani all'estero all'interno delle banche del Paese.

Una delle principali ragioni dietro le continue proteste in Egitto, ormai da due anni in rivoluzione, sono proprio le condizioni economiche e sociali della popolazione: dopo la caduta di Hosni Mubarak e la salita al potere del regime islamista, povertà e disoccupazione sono in preoccupante aumento, a causa delle politiche neoliberiste e di tagli alla spesa pubblica stabilite dal Cairo. Nena News

29.01.2013
Esercito egiziano: lo Stato collasserà
L'allarme del capo militare e ministro della Difesa. Suez sfida il coprifuoco notturno e scende in piazza. Approvata la legge che dà all'esercito il potere di arrestare civili.

Roma, 29 gennaio 2013, Nena News - "Se la battaglia tra le varie forze politiche proseguirà, porterà al collasso dello Stato". A lanciare l'allarme, dopo quasi una settimana di scontri quotidiani tra manifestanti e polizia egiziana, è stato oggi il capo dell'esercito e ministro della Difesa, il generale Abdel Fattah al-Sissi.

Secondo Al-Sissi, le sfide politiche ed economiche stanno rappresentando una minaccia per la sicurezza in Egitto, in particolare nel Canale di Suez, additato dal generale come il luogo chiave per la difesa del Paese: la protezione del Canale è essenziale, come essenziale è il dispiegamento delle forze militari. Eppure ieri notte, i manifestanti hanno sfidato apertamente il presidente Morsi violando il coprifuoco notturno di 30 giorni imposto a Suez. Attaccate alcune stazioni di polizia, almeno tremila i manifestanti in marcia da Arba'een Square a al-Geish Street.

Da giorni, l'Egitto è in fiamme: oltre 60 i morti negli scontri violenti tra forze militari e manifestanti anti-Morsi. Il popolo egiziano continua a occupare le strade e le piazze del Cairo, Alessandia, Port Said e Ismailiya (sotto coprifuoco per i prossimi 30 giorni). Ieri almeno due persone sono morte a Port Said, una al Cairo, centrata da una pallottola sparata da un poliziotto. In Piazza Tahrir, i manifestanti hanno dato fuoco ad un veicolo militare.

Da parte loro le opposizioni rigettano il dialogo proposto ieri dal presidente Morsi: il Fronte di Salvezza Nazionale vuole prima delle garanzie dal regime dei Fratelli Musulmani, in primis la formazione di un governo di unità nazionale e di una commissione che riscriva la Costituzione.

Morsi risponde per le rime: oggi il primo ministro Hisham Kandil ha annunciato l'approvazione da parte del Consiglio della Shura del disegno di legge che dà all'esercito il potere di arrestare civili. Nena News


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