Palestina 2012. Viaggio in un anno appena trascorso
Gli echi della guerra siriana, la crisi economica, l'attacco su Gaza: il 2012 ha concesso alla Palestina solo la breve tregua di due importanti riconoscimenti internazionali. Un viaggio negli eventi più importanti dell'anno appena trascorso.
Palestina 2012. Viaggio in un anno appena trascorso
di Ma’an news*– traduzione a cura di Cecilia Dalla NegraNell’anno in cui il Medio Oriente ha lottato per adattarsi ad un nuovo panorama politico, il 2012 ha concesso solo una breve tregua ai palestinesi. Un nuovo presidente eletto in Egitto, la continua guerra civile in Siria e lo stallo nelle tensioni tra Israele e Iran hanno spostato l’attenzione del mondo dal lungo processo verso la costruzione dell’indipendenza palestinese.
Ma anche la Palestina ha assaggiato il sapore della guerra, di una crisi diplomatica ed economica e delle proteste di massa, in quello che anche per lei è stato un anno turbolento.
Gennaio
I diplomatici israeliani e palestinesi tengono i primi negoziati diretti dal 2010. Rispondendo alle pressioni del Quartetto per la ripresa dei dialoghi di pace, i rappresentanti delle due parti si incontrano cinque volte in Giordania nel mese di gennaio per avanzare le proprie proposte su territorio e sicurezza. Non viene raggiunto alcun risultato.
I rappresentanti palestinesi sostengono di aver ricevuto da Israele proposte parziali in violazione della legalità internazionale e della ‘two-state solution’. Israele afferma di aver adempiuto ai suoi obblighi nei confronti del Quartetto.
Febbraio
Il presidente e leader di Fatah, Mahmoud Abbas, e il capo in esilio di Hamas Khaled Meshal, sembrano dare slancio all’accordo di riconciliazione atteso da 9 mesi tra i loro partiti: durante l’incontro che si svolge a Doha (Qatar) stabiliscono la formazione di un gabinetto provvisorio guidato da Abbas.
Il governo unitario transitorio ha lo scopo di sovraintendere alla preparazione di nuove elezioni, ma la proposta di premiership ricaduta su Abbas causa un tumulto tra i ranghi di Hamas, che insieme ad altri leader politici esprime la preoccupazione che il doppio ruolo del presidente possa infrangere il principio di separazione dei poteri. Entrambe le parti finiscono per causare ritardi nella formazione del governo, e in maggio Abbas dichiara il processo di riunificazione “congelato”.
Marzo
Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite lancia un’inchiesta internazionale sugli insediamenti israeliani nei Territori Palestinesi occupati: l’iniziativa viene approvata dall’Assemblea con 36 voti favorevoli e un solo contrario: quello degli Stati Uniti. Dieci gli astenuti, tra cui i membri UE Italia e Spagna. Israele risponde con la decisione di interrompere ogni contatto con il Consiglio, affermando che non permetterà l’ingresso del team investigativo dell’ONU l’ingresso in Cisgiordania o in Israele.
Aprile
Il 17 aprile 2012 oltre 2 mila prigionieri palestinesi lanciano uno sciopero della fame ad oltranza, rivendicando condizioni di vita migliori all’interno delle carceri israeliane. I prigionieri chiedono la fine del regime di isolamento, del divieto di visite familiari per i detenuti di Gaza, dei raid notturni e della pratica di detenzione amministrativa senza processo.
Nei giorni seguenti migliaia di persone partecipano alle manifestazioni organizzate in Cisgiordania e a Gaza per sostenere la lotta nonviolenta del movimento di protesta, che si chiude in maggio, dopo un accordo raggiunto tra i rappresentanti dei prigionieri e le autorità israeliane.
Tra i detenuti in lotta anche Hana Shalabi e Khader Adnan, ispiratori della protesta, che hanno entrambi proseguito lo sciopero della fame prima di raggiungere un accordo con le autorità israeliane. Adnan è stato rilasciato alla fine di aprile, dopo 66 giorni di digiuno. Shalabi ha posto fine al rifiuto del cibo dopo 43 giorni, alla fine di marzo, in seguito all’accordo con Israele che prevede il suo rilascio e la deportazione nella Striscia di Gaza per 3 anni.
Maggio
Il governatore di Jenin, Qaddura Musa, muore in seguito a un attacco armato contro la sua abitazione. L’Autorità Palestinese lancia un giro di vite nel distretto di Jenin, estesa poi anche ad altre aree della Cisgiordania, interrogando diversi membri della sicurezza palestinese sospettati di coinvolgimento in attività criminali. Un’ondata di arresti porta decine di loro nelle carceri palestinesi.
Alcuni gruppi per la difesa dei diritti umani esprimono preoccupazione per il trattamento dei detenuti. Altri due scontri a fuoco si verificano a Jenin nel 2012, rendendo urgente la lotta dell’Autorità Palestinese per riconquistare il controllo sull’area e combattere le reti locali capaci di sfidare il suo potere.
Giugno
Con 13 voti a favore, due contrari e 6 astensioni, l’UNESCO dichiara la Basilica della Natività di Betlemme “Patrimonio dell’umanità”. Israele e gli Stati Uniti, dopo il voto, si rivolgono contro l’Agenzia (in seguito gli Stati Uniti dichiareranno il congelamento dei finanziamenti all’Unesco come forma di ritorsione, ndt).
Luglio
I palestinesi scendono in strada a Ramallah per manifestare contro la visita del politico israeliano Shaul Mofaz, e vengono violentemente repressi dalle forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese. Il giorno seguente le proteste si accendo nuovamente, questa volta per denunciare la brutalità della polizia, ma vengono nuovamente represse da agenti in borghese.
Alcune organizzazioni per i diritti umani e rappresentanti politici denunciano le violenze, e una terza manifestazione si svolge senza interferenze. Un’indagine interna richiesta dal governo raccomanda che il capo della polizia di Ramallah e altri ufficiali siano interrogati sull’accaduto.
Agosto
Un uomo armato attacca un posto di frontiera egiziano, uccidendo 16 soldati e provocando un’operazione militare senza precedenti da parte dell’Egitto contro i gruppi armati nel Sinai. Israele accusa i militanti di Gaza di avere responsabilità nell’attacco, ma il governo di Hamas respinge le accuse denunciando a sua volta l’accaduto. L’Egitto chiude temporaneamente il confine con la Striscia di Gaza e distrugge diversi tunnel, utilizzati per portare beni di prima necessità a Gaza aggirando il blocco israeliano.
Settembre
I sindacati convocano scioperi di massa e manifestazioni di protesta in Cisgiordania contro la disoccupazione e l’innalzamento del costo della vita. Il movimento di protesta, che paralizza il sistema di trasporti pubblici, è provocato da un aumento del 5% del costo della benzina, che rischia di far schizzare alle stelle anche il prezzo di molti prodotti di prima necessità. Le manifestazioni si indirizzano contro l’Autorità Palestinese e il primo ministro Salam Fayyad - che in passato ha ricoperto anche la carica di ministro delle Finanze – di cui vengono chieste le dimissioni.
Il presidente Abbas, così come molti quadri di Fatah, esprimono solidarietà ai manifestanti, definendo il movimento di protesta “l’inizio della primavera palestinese”. Fayyad annuncia un pacchetto di misure economiche che prevede anche il taglio del costo della benzina. Ma i manifestanti non sono soddisfatti. La crisi economica in Cisgiordania continuerà ad inasprirsi per tutto il 2012.
Ottobre
L’emiro del Qatar compie una storica visita nella Striscia di Gaza: è il primo capo di stato a entrarvi dal 1999. I dirigenti di Hamas affermano che la visita dello sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani ha “rotto l’assedio di Israele”, e la popolazione scende in strada per dargli il benvenuto. Il Qatar definisce la visita un “gesto umanitario” per inaugurare i progetti di ricostruzione che il paese finanzierà con 400 milioni di dollari.
Mentre la visita - considerata da alcuni un ‘colpo’ di Hamas per delegittimare il governo della Cisgiordania - desta qualche preoccupazione, l’Emiro nel suo discorso a Gaza fa appello alla riconciliazione tra Hamas e Fatah. “Sicuramente capite che la vostra divisione è fonte di gravi danni per la vostra causa, e la causa di tutti gli arabi”, dichiara.
Novembre
Israele uccide il comandante militare di Hamas Ahmad al-Jabaari nella Striscia di Gaza, rompendo la tregua mediata 48 ore prima dall’Egitto dopo le violenze che si sono svolte al confine.
L’assassinio mirato provoca una guerra lunga 8 giorni (l'operazione militare israeliana 'Pillar of Cloud', ndt) che causa oltre 170 vittime tra i palestinesi, più della metà delle quali civili.
Alcuni missili lanciati dalle fazioni militari di Gaza raggiungono Tel Aviv e Gerusalemme, e 6 israeliani – 4 dei quali civili – vengono uccisi. Nonostante il pesante tributo di sangue, lo scontro è considerato come un avanzamento di Hamas, dal momento che l’accordo per il cessate-il-fuoco prevede l’allentamento delle restrizioni ai confini israeliani e sulla costa. Un mese più tardi il leader del partito, Khaled Meshal, pone fine al suo esilio ed entra a Gaza.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva a schiacciante maggioranza una risoluzione per rendere la Palestina “Stato osservatore non-membro” dell’Onu, riconoscendo implicitamente lo stato palestinese.
138 i voti a favore, 9 i contrari e 41 le astensioni. Nel suo discorso all’Assemblea prima del voto, il presidente Abbas aveva definito il momento come ‘l’ultima possibilità per salvare la soluzione a due stati’. Osteggiato da Israele e dagli Sati Uniti, il voto provoca nuove sanzioni all’Autorità Palestinese: Israele trattiene le tasse che preleva per suo conto e avvia un nuovo piano di costruzione di insediamenti illegali, che gli vale la condanna internazionale.
Dicembre
L’escalation delle violenze in Siria provoca pesanti conseguenze per la popolazione palestinese rifugiata. Il campo profughi di Yarmouk, a Damasco, viene bombardato: un attacco contro la moschea uccide 25 persone, portando l’Autorità Palestinese a condannare duramente il regime siriano. L’Esercito Siriano Libero prende il controllo del campo, dove in tanti si sono rifugiati quando gli scontri hanno investito la capitale. Migliaia di persone fuggono verso i paesi vicini.
Una fazione palestinese che sostiene il presidente Bashar al Assad, il PFLP-GC, viene condannata dai politici in Cisgiordania per aver coinvolto i palestinesi nella guerra civile. Mentre il mondo si prepara a festeggiare il nuovo anno, le strutture per il sostegno e l’accoglienza ai rifugiati di Yarmouk sono ancora chiuse, o al completo.
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* Per il resoconto del 2011 in Palestina leggi qui.
* La foto di "Giugno", Basilica della Natività, è di Neilward (Flickr)

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