Israele: che cosa c'è dietro il caso "Eishton"? di Barak Ravid
di Barak Ravid
Migliaia di israeliani si sono appassionati al lavoro di un blogger israeliano che va sotto il nome di “Eishton”. Un’inchiesta rivoluzionaria sui suicidi nell’IDF e sul Dipartimento delle Famiglie e delle Commemorazioni del Ministero della Difesa, un video che mostra uno scontro a fuoco alla barriera di confine di Gaza dopo il cessate il fuoco tra Israele e Hamas del 21 novembre, e un articolo difficile da digerire che fa la cronaca di una settimana trascorsa dal blogger nella Stazione Centrale degli Autobus a sud di Tel Aviv , sono solo alcuni dei contenuti che sono comparsi sul suo blog.Israele: che cosa c'è dietro il caso "Eishton"?
- Tuttavia, quasi nessuno sa chi sia realmente “Eishton”. Il suo vero nome è sconosciuto e non si trova una sua fotografia da nessuna parte. In realtà, egli non fornisce alcun particolare su sé stesso. Finanzia il suo blog con denaro proprio e con donazioni dei lettori, che vengono raccolte sul suo conto anonimo di posta elettronica.
Sabato sera, “Eishton”, dopo essere scomparso per tre giorni, sulla sua pagina di Facebook ha pubblicato un aggiornamento nel quale ha spiegato di non essere in stato di arresto, ma di essere indagato dalla polizia. Ha ottenuto un parere legale preliminare dall’avvocato Jack Chen ( in passato, procuratore capo del Pubblico Ministero), pur facendo notare che al momento non viene rappresentato da lui.
“Eishton” ha accennato che la polizia lo ha rintracciato strappando informazioni da un internet provider, ottenute grazie a un ordine del tribunale.
Egli ha chiesto pure ai giornalisti di cessare di rimestare sul suo caso per la preoccupazione che la polizia possa divulgare la sua reale identità, che cercherà invece di mantenere quanto più possibile segreta. Ha pure specificato che ulteriori pubblicazioni sulla questione potrebbero danneggiare sia lui che altre persone che la polizia tenta di scovare. Ha rimarcato anche di non avere alcuna intenzione di fornire alla polizia le informazioni richieste.
Giovedì 12 dicembre, in cima al suo blog scritto con caratteri in rosso su un fondo nero è comparso il seguente messaggio:
“Al momento, ’Eishton ’è indagato congiuntamente dal Dipartimento per le Inchieste Criminali dell’IDF e dalla Polizia israeliana! Mi è stato proibito di parlare dei particolari dell’indagine, il cui obiettivo nel complesso è quello di mettere a tacere, compromettere e ottenere informazioni private e segrete, nel tentativo di intrappolare me e altri. Ma se questo sito viene boicottato e interrotta la possibilità di essere aggiornato, sappiate che questo è stato fatto contro la mia volontà, o che vengo trattenuto sulla base di esigenze antidemocratiche, e sono costretto a violare i codici giornalistici riconosciuti censurando informazioni che la gente ha il diritto di conoscere.”
Da allora, il blog di Eishton non è stato aggiornato e non è chiaro se lui è stato arrestato o solo indagato.
Non sono chiare le circostanze che si nascondono dietro a questo suo venire convocato per un’ indagine. Questo fine settimana, ho ascoltato svariate opzioni possibili:
Un blogger israeliano che si chiama Noam R. ed ha un blog denominato “Goodwin Tzadak” ( Goodwin aveva ragione) mi ha scritto su Twitter che i motivi dell’inchiesta su Eishton sono pubblicati in un’intervista che a giugno ha concesso ad Haggai Matar sul giornale locale “Zman Tel Aviv”, ove descrive le difficoltà da lui incontrate in quanto anonimo blogger indipendente:
“Questo lavoro comporta un gran numero di ore passate per strada, davanti al computer e al telefono. A causa del mio articolo sul Memorial Day, mi è successo qualcosa che potrebbe essere ancor più familiare ai giornalisti. Un soldato dell’IDF mi ha passato un’informazione che oscilla tra il confidenziale e il discutibile. Da quel momento, magari dovuto al fatto di quanto sono novizio in questo campo, ho sperimentato che cosa significhi vivere in stato di ansia per svariate ore. Ero in possesso di documenti con i nomi di soldati dell’IDF che erano morti lo scorso anno e le cause dei loro decessi. In quanto parte dell’inchiesta, ho fatto sapere al portavoce dell’IDF e il Ministero della Difesa di essere in possesso di tali documenti, i quali sono in contraddizione con la loro versione ufficiale. Ero sicuro che quello che avrei potuto ottenere era che mi avrebbero bussato alla porta. Di recente, sono stati arrestati dei giornalisti per reati inerenti alla professione anche quando avevano l’approvazione della censura e anche quando erano appoggiati da un giornale. E poi un piccolo blogger che nessuno conosce? E la faccenda non è finita lì.”
Se questo è di fatto il contesto che motiva la sua misteriosa scomparsa, allora l’inchiesta ha lo scopo di trovare la fonte che ha fatto filtrare a Eishton i documenti dell’IDF relativi alla morte dei soldati. Questo spiegherebbe pure l’insolito coinvolgimento nell’indagine del Dipartimento delle Indagini Criminali dell’IDF.
Il blogger Yossi Gurvitz ha avanzato un’altra teoria. Su Twitter mi ha scritto che è probabile sia dovuto a un articolo scritto da Eishton una settimana fa, nel quale faceva riferimento a un gruppo Facebook denominato “Chi ha assassinato Mustafa Tamimi?”. Proprio quel gruppo Facebook, che non è più attivo, ha rivelato il nome e l’immagine fotografica di un soldato dell’IDF che si sospetta essere proprio quello che ha sparato la bomboletta di gas lacrimogeno che ha ucciso Tamimi. Lo stesso Gurvitz ha molta dimestichezza con ciò che significa essere convocato per un’indagine di polizia a causa di un articolo sul blog.
Sono portato a pensare che il motivo dell’indagine è l’informazione confidenziale che è giunta nelle mani di Eishton. Tuttavia, qui si tratta di un fatto che è avvenuto un anno e mezzo fa e in ogni caso Eishton ha spedito il materiale alle competenti autorità per la sua delicatezza. Forse allora c’è un motivo del tutto diverso.
Sul suo blog, Eishton fornisce istruzioni particolareggiate ai suoi lettori spiegando in che modo trasmettergli informazioni riservate con il massimo dell’anonimato. Sembra evidente che è ben conscio del fatto che lui o la sua fonte possono essere sotto controllo. Evidentemente egli sa di che cosa si tratta.
Se “Eishton” venisse invece indagato per il contenuto che ha pubblicato sul suo blog, il fatto verrebbe a costituire a dir poco un atto persecutorio da parte delle autorità. Nell’Israele del 2012, il coinvolgimento dell’Unità Investigativa Criminale dell’IDF nelle indagini su un cittadino è a maggior ragione sconcertante. Spero che i particolari della faccenda vengano presto chiariti e le autorità forniscano spiegazioni soddisfacenti per motivare l’inchiesta.
(tradotto da mariano mingarelli)
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