Judith Warschawski, Donna in Nero di Gerusalemme, ci ha lasciato
Finché
siamo presenti sulla piazza, portiamo una promessa di cambiamento.
Questa minuscola fiammella di moralità, che insiste ad illuminare la
vasta oscurità, mostrando che le cose possono essere diverse, che c’è
qualcuno che non può essere ridotto al silenzio e non si lascerà
intimidire.Oggi, abbiamo appreso con grande
tristezza della scomparsa, il 31 dicembre 2012, di Judith Warschawski,
donna in nero di Gerusalemme.Offriamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia
In memoria di Judith, pubblichiamo qui il suo discorso durante la cerimonia alternativa “Accensione di torce” organizzata da Yesh Gvul per celebrare la Giornata dell’Indipendenza israeliana 2012.
Io, Judith Warschawski, figlia del
Rabbino Max Warschawski, possa egli riposare in pace, e di Miri
Warschawski, sono fiera di accendere questa torcia a nome delle Donne in
Nero, e di onorare i miei genitori dando continuità alla tradizione e
all’educazione che ho imparato in casa mia.
Dai miei genitori ho appreso la
dedizione ad una causa, la ricerca della giustizia e dell’uguaglianza di
diritti, e la necessità fondamentale di agire per ciò in cui credo - di
lottare contro il male e cambiare la realtà attorno a noi.
Per 24 anni, una settimana dopo l’altra,
un venerdì dopo l’altro, noi donne ci troviamo in nero in una piazza al
centro di Gerusalemme, tenendo in alto una mano nera su cui compare un
solo messaggio: “Mettete fine all’occupazione”. Noi chiamiamo quel luogo
“piazza Hagar”, in memoria di una di noi, una donna che ha ideato e
fondato il nostro movimento. Abbiamo cominciato con un piccolo numero di
donne che hanno deciso di scendere in strada e di brandire una mano,
come una bandiera nera di avvertimento che dichiarava:
Siamo diventate parte del paesaggio. E
anche se non abbiamo sempre cambiato la situazione politica, io credo
che il richiamo settimanale regolare sia in se stesso un compimento.
Siamo state centinaia, siamo state solo alcune, siamo state decine,
siamo state solamente donne israeliane, abbiamo anche manifestato con
delle internazionali, ma soprattutto
No! Basta con un’occupazione senza fine che porta devastazione a tutto.
La mano nera che lancia con forza la
verità e la diffidenza contro il marchio di Caino dell’occupazione che è
posto sulla fronte di ciascuno di noi.
Il messaggio è semplice e generale e anche universale. E’ speciale e
significativo perché è lanciato da una vigil di donne e ancorato in una
lunga tradizione di lotte di donne nel mondo - di donne che si
riuniscono per manifestare contro le ingiustizie insopportabili dei loro
paesi, di lotte che sono diverse per ciascuna.
Ci siamo nutrite della tradizione delle
donne - le nonne e le madri - di Piazza di Maggio in Argentina, e con
la nostra lotta abbiamo lasciato in eredità una nuova tradizione, che si
è diffusa nel mondo, di vigil di donne che manifestano regolarmente in
molte città, vestite di nero per identificarsi con noi, contro le
ingiustizie del luogo in cui vivono.
La costanza, la continuità è la nostra
qualità principale. Abbiamo cominciato prima del 1988 - così difficile
da credere! - 24 anni fa, all’inizio della prima Intifada e da allora
siamo lì. Malgrado le reazioni ostili, i fischi, i commenti sessisti, i
tentativi di donne di destra di occupare la piazza Hagar, noi abbiamo
perseverato.
Noi eravamo e siamo una fortezza che non si può abbandonare!
Finché siamo presenti sulla piazza,
portiamo una promessa di cambiamento. Questa minuscola fiammella di
moralità, che insiste ad illuminare la vasta oscurità, mostrando che le
cose possono essere diverse, che c’è qualcuno che non può essere ridotto
al silenzio e non si lascerà intimidire.
24 anni, è molto!
Abbiamo celebrato il 99° compleanno di
una del nostro gruppo, una giovane è diventata madre, e molte donne sono
morte dopo aver portato luce alla piazza. Io ho già manifestato su
questa piazza con tre generazioni - con mia madre e mia figlia - e spero
e prego di non dover manifestare anche con le mie nipotine, ma che
presto noi non conosceremo più guerra né occupazione.
Abbiamo da poco celebrato le feste di
Pasqua - la festa di liberazione che ci ricorda il detto di Karl Marx:
una nazione che ne opprime un’altra non può essere libera.
E oggi, alla vigilia della Giornata
dell’Indipendenza di Israele, mentre vediamo ogni giorno calpestati i
valori eterni di giustizia, solidarietà, uguaglianza, indipendenza e
pace e assistiamo all’erosione continua della democrazia, io sono
riconoscente, a mio nome e a nome delle Donne in Nero, per l’esistenza
di questa cerimonia alternativa, che perpetua questi valori
contrapponendosi alle celebrazioni vuote e ai fuochi artificiali.
Grazie a questa cerimonia, e alle mie
sorelle della vigil, io sono in grado di sopportare un’altra Giornata
dell’Indipendenza, e sopravvivere un anno dopo l’altro, e soprattutto
conservare la speranza:
Mettete fine all’occupazione!
http://donneinnero.blogspot.it/2013/01/judith-warschawski-donne-in-nero-di.html
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