Addio, Aaron Swartz


Z Net Italy

di Scott McLemee
18 gennaio 2013

Aaron Swartz si è suicidato la settimana scorsa all’età di 26 anni. Mi piacerebbe porgergli un tributo, scrivendo in una prosa tranquilla, elegiaca che trasmetta qualcosa della intelligenza, della sua passione e della sua  qualità di “biricchinagine” che lo distingueva e che delle sue foto sono riuscite a cogliere sorprendentemente bene.
Sfortunatamente non sembra che sia possibile. Le cose dovrebbero avere molto più senso di quanto finora ne abbiano. Sentimenti di tristezza e di rabbia, che sono reazioni perfettamente appropriate, continuano a cedere a una condizione mentale  paradossale  e illogica dove io cerco  di afferrare che cosa è successo e nello stesso tempo penso che non può realmente essere vero. Questo ha raggiunto la sua peggiore e assurda espressione nel pensiero passeggero che il suo suicidio potesse far parte di uno schema nel quale Aaron è vivo e sta bene, e che vive sotto un’altra identità in qualche posto dove  i pubblici ministeri del  governo degli Stati Uniti non lo troveranno mai.
E’ possibile! Beh, naturalmente no. La condizione mentale è quella che si chiama “essere incapace di ammettere la realtà”, ed è imbarazzante da riconoscere. Non sembra però certo più irrazionale della realtà stessa.  Infatti l’incriminazione  del governo nei riguardi di Aaron per avere “hackerato”  il sistema informatico dell’Istituto di Tecnologia del Massachusetts per scaricare alcuni milioni di articoli da riviste accademiche non era soltanto un caso di applicazione troppo zelante  della legge sulla proprietà intellettuale. Sembra più un’espressione di spirito di vendetta.

Considerate una cosa appena diffusa dall’Associated Press: “Andrei Good, un avvocato di Boston che l’anno scorso rappresentava Swartz nella causa, ha detto di aver comunicato ai pubblici ministeri federali in Massachusetts che c’era il rischio che Swartz si suicidasse. Good ha detto che  la loro replica è stata: “mettetelo in carcere, lì sarà al sicuro.”  E’ troppo duro pensare a questo. Meglio immaginarlo che fugge e che continua il suo lavoro in silenzio, come un esule scaltro.
Era già una specie di leggenda quando ci siamo incontrati per pranzare, meno di 5 anni fa, dopo che essere stati in contatto per un paio di anni. In quel periodo era noto per il suo ruolo nella creazione   di RSSS *e Infogami**; il suo attivismo pere la libertà di internet e i suoi guai legali dovevano ancora arrivare. Tra i suoi progetti c’era stato l’archivio on line che aveva creato per la Rivista  Lingua Franca, poi defunta, anche se ancora largamente ammirata. Ero stato tra gli autori che  collaboravano a Lingua Franca e avevo sentito parlare di Aaron da un paio di amici, e sono stato molto contento di poterlo intervistare sulla iniziativa di catalogazione Open Libray  (Biblioteca aperta) che stava aiutando a lanciare.
Non molto tempo prima di esserci potuti incontrare di faccia a faccia, Aaron aveva tenuto una conferenza intitolata: “Come ottenere un lavoro come il mio”che parlava della sua carriera fino a 20 anni. Di persona era modesto riguardo alla sua carriera di codificatore adolescente, o almeno poco incline a parlarne molto, e non  ho avuto mai la sensazione che i suoi successivi exploit  quando si occupava  della banca dati PACER (Pubblic Access to Court Electronic Records) Pubblico accesso ai registri elettronici del tribunale e di JSTOR (Journal Storage – una biblioteca digitale di riviste accademiche)  implicassero nulla di simile alla vanagloria dell’hacker.
Nel suo attivismo (legale e non) e anche nei suoi primi progetti di codificazione,  dava sempre risalto al dare accesso all’informazione e agli strumenti più largamente disponibili, per il motivo che restringere il flusso di conoscenze serviva soltanto a rendere ancora più potenti persone che già lo erano. Aaron sembrava serio senza essere cupo o privo di senso dell’umorismo, il che mi colpì come  se questo gli desse un vantaggio sul suo eroe Noam Chomsky.

Mentre cercavo di mettere insieme queste impressioni, ho avuto un momento per vedere qualche cosa di Aaron che non mi era mai passata per la mente mentre era vivo, sebbene sembri, con il senno di poi, molto ovvia: era una personificazione così perfetta dell’essere mitologico noto come il briccone, come nessuno potrebbe  mai essere stato. La mia copia del brillante libro di Lewis Hyde, Trickster Makes This World: Mischief, Myth, and Art (1998) [Il briccone fa il mondo: malizia, mito e arte] è andata perduta, ma sul sito web dell’autore ce ne è una descrizione pertinente.
Le figure dei bricconi  nelle varie culture “sono coloro che attraversano con abilità i confini, che passano attraverso i buchi di serrature,  che aprono varchi nelle pareti, che sovvertono i sistemi di difesa. Sempre in giro per soddisfare i loro appetiti eccessivi, mentendo, imbrogliando e rubando, i bricconi sono un guaio se ci stanno  intorno, ma paradossalmente sono anche importanti eroi della cultura. In Nord America l’uomo Coyote  ha insegnato alla sua razza come pescare il salmone, cantare e scoccare le frecce. Nell’Africa occidentale, la divinità Eshu ha introdotto l’arte delle divinazione, cosicché gli umani che soffrivano potessero conoscere gli scopi del cielo. In Grecia, Ermes il Ladro ha inventato l’arte del sacrificio, il trucco per accendere il fuoco, e perfino il linguaggio stesso.”
Gli dei e anche le autorità del mondo pensano al briccone  come a un criminale, per lo meno come a una mela marcia.  Inoltre i bricconi tendono a essere dei geni – il loro talento per l’invenzione e il disordine sono già evidenti nell’infanzia se non ancora prima. Nell’introduzione a questo libro, Hyde scrive che  il disprezzo del briccone per le regole non è tanto per farla franca in qualche situazione,   o per  diventare ricco, quanto per scombussolare le categorie costituite della verità e della proprietà e, facendo così, aprire la strada a nuovi mondi possibili.
Questo definisce  bene l’atteggiamento di Aaron e il mio fuggevole sogno ad occhi aperti  che stia in qualche modo giocando un brutto tiro  alle autorità, è come un qualcosa che esce dal racconto che parli di un briccone. Il paragone cerca fino a un certo punto di  spiegare perché Aaron, più di chiunque abbia mai incontrato, sembra destinato a essere ricordato come un eroe in un futuro remoto. Non si fa amicizia con tante persone che sono degli archetipi, ma Aaron era una persona eccezionale comunque lo si consideri.

*http://it.wikipedia.org/wiki/RSS
*+http://it.wikipedia.org/wiki/Aaron_Swartz

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/ adieu-aaron-by-scott-mcLemee
Originale: Inside Higher Ed
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione ©  2013 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY-NC-SA  3.0

Addio, Aaron!


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