Ungheria, l’estremismo di destra minaccia gli ebrei



Andrea Mollica


Andrea Mollica

La deriva radicale della società ungherese assume forme sempre più minacciose per le minoranze residenti nel paese magiaro. Dopo la proposta shock di un leader del terzo partito ungherese, Jobbik, che aveva chiesto al governo di compilare una lista dei servitori dello stato di origine ebrea, possibile minaccia per la sicurezza del paese, nuovi episodi confermano l’intorpidimento del clima. Nei giorni scorsi un parlamentare appena fuoriuscito da Jobbik, Balázs Lenhardt, ha bruciato in piazza una bandiera di Israele. Il gesto è stato compiuto nel corso di una manifestazione svoltasi di fronte alla sede del ministero degli Esteri a Budapest, nel corso della quale sono stati lanciati slogan indecenti come ” Sporchi ebrei” oppure “Mandate gli ebrei ad Auschwitz.” Il parlamentare che ha dato alle fiamme la bandiera di Israele aveva lasciato lo scorso mese il partito di estrema destra Jobbik, perché aveva posizioni troppo moderate.
Il leader della formazione magiara Gabor Vona ha chiesto  la cancellazione di ogni accordo con Israele. Una proposta che segue la misura shock  suggerita da un altro leader di Jobbik, Marton Gyongyosi, la compilazione di liste di ebrei che mettono a rischio la sicurezza dell’Ungheria con la loro partecipazione al governo. Una di queste persone, János Vilmos Fónagy, sottosegretario allo Sviluppo nazionale, ha risposto alle provocazioni del terzo partito del parlamento magiaro. ” Mia madre e mio padre sono ebrei come lo sono io, che vi piaccia o no”, ha detto l’uomo di governo di fronte all’assemblea legislativa, spiegando di non avere una doppia cittadinanza con Israele, e di non essere religioso. “Io non posso scegliere, sono nato così. Ma voi potete scegliere, e avete preso un percorso ben preciso”, ha rimarcato ai parlamentari di Jobbik, responsabili di una propaganda antisemita sempre più inquietante.
In un’analisi di Reuters International si evidenzia come finora la disgustosa retorica non ha prodotto episodi di violenza fisica, in un paese dove sono morti 500 mila ebrei durante l’Olocausto. Ci sono però stati casi allarmanti, come la profanazione del cimitero ebraico di Budapest, e attacchi verbali ad un anziano rabbino. La crisi economica e sociale che ha colpito il paese magiaro negli ultimi anni è però un terreno fertile per l’esplosione della frustrazione contro le minoranze etniche. Come nota un sondaggista magiaro, però. se tuonare contro i rom porta molti volti, l’antisemitismo non è ancora una fonte per aumentare i propri consensi, almeno per ora. Jobbik rimane il terzo partito del paese, e la sua forza elettorale si basa sul vasto consenso che ottiene nella fascia più giovane dell’elettorato.


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