Il viaggio di Vittorio Arrigoni

Vik Utopia
La saletta al piano interrato della Feltrinelli alla galleria Sordi  di Roma è strapiena.
Il nome di Vittorio Arrigoni non smette di attirare intelligenze e cuori.  Egidia Beretta ha intitolato “Il viaggio di Vittorio” il libro che ha dedicato al figlio scomparso tragicamente a soli 36 anni il 15 aprile 2011 nel corso di un rapimento le cui dinamiche  e responsabilità non sono mai state ben chiarite, nonostante le morti di molti dei rapitori e un processo tra i più oscuri mai celebrati.
Spetta  a Tommaso di Francesco, giornalista del Manifesto, introdurre la serata. Parla di Vittorio come giornalista, ma innanzitutto come testimone, capace di rompere il colpevole silenzio del nostro mondo occidentale sulle questioni del Medio Oriente. “Professione originalissima, quella di Vik” dice,” del testimone che scommette con la scrittura perché sa che davanti all’orrore del massacro c’è un indicibile superabile solamente con la partecipazione diretta al dolore delle vittime. Gli elementi considerati generalmente “a margine”, nel giornalismo, in Vittorio diventano la scrittura stessa, come in quel suo pezzo in cui scopre i bambini che giocavano a tirare agli aerei che bombardavano con le fionde…”

Poi è la volta di Egidia, del suo Vittorio più intimo, quello che ha sentito l’urgenza di far conoscere a tutti:
“Sono tanti i motivi che mi hanno portata a scrivere questo  lungo racconto. Sentivo dentro di me una spinta interiore, fortissima, che non si calmava. Ho pensato che in qualche modo fosse lui, Vittorio, a spingermi a scrivere…Ho pensato che valesse la pena raccontare il percorso che lo ha portato alla scelta del volontariato, quella parte della sua vita che conosciamo solo noi della famiglia. L’ho sentito come un dovere, verso Vittorio e verso tutte le persone che lo hanno amato e continuano ad amarlo, mi è sembrato giusto che tutti lo conoscessero nella sua interezza. Appena ho incominciato a pensare al libro i ricordi sono affiorati, all’improvviso, lucidi e interi. Nella nostra famiglia c’erano due tratti distintivi: l’amore per la lettura, che si esprime nelle centinaia e centinaia di libri che abbiamo  a casa e nell’impegno costante di tutti noi nel coltivare la solidarietà. La nostra è sempre stata una famiglia aperta, un poco atipica in una realtà ristretta come quella del piccolo centro da dove veniamo, sempre attiva nell’impegno sociale.” E’ da lì che Vittorio apprende l’amore per la lettura e la scrittura, e da lì, dalla sua famiglia speciale, l’amore nei confronti dei più deboli che  lo porterà all’azione, prima in Perù, in Croazia, in Tanzania, in Ghana, in Togo… e infine in Palestina.
Egidia Beretta continua a parlare, e le sue parole sono integrate dalle letture di brani del libro:
“Certi giorni, quando sono sola, mi rifugio nella stanza segreta del mio cuore e lascio che il dolore mi strazi, e piango e lo chiamo, chiamo forte il mio bambino che non c’è più…” Le foto, di cui il libro non è avaro, restituiscono , oltre al Vittorio che tutti conosciamo, con la sua pipa, i tatuaggi, i riccioli neri spettinati, anche un Vittorio bambino, irriconoscibile, dai capelli biondo-castani e i modi ricercati . Dai  disegni e dai componimenti delle elementari su S. Francesco e Martin Luther King,  invece, il ragazzino che ci viene incontro è identico all’adulto che sarà: ” l’umanità è ancora malata, però con l’esempio di Martin Luther King dobbiamo imparare ad amarci tutti:giapponesi, indiani, sudafricani ecc., per la nostra salvezza. Noi dobbiamo seguire la via dell’amore, la via più giusta, che ci spinge a morire per la salvezza degli altri.”
Interviene per le conclusioni Vauro, con una lettura su un componimento a sette anni: ” Io sono un bambino…Ho già cambiato nove denti. Io non ho zanne perché non sono un lupo”.Vittorio sa da subito che è senza zanne, e che non sarà mai un lupo per nessuno. Noi che stiamo al caldo, nel mondo del privilegio e della libertà non dovremmo osare nessun tipo di giudizio su chi di questi diritti non gode. Ci piaceva tanto, ve lo ricordate, vero, quell’immagine del bambino palestinese che tirava sassi ai carri armati…ma che gli hanno fatto, a quel bambino? L’hanno fatto crescere nel sopruso, nell’odio, vedendo l’umiliazione dei suoi genitori, vedendo i suoi vecchi subire le ingiurie e i sarcasmi che a volte sono peggio della violenza fisica. E, ovviamente, anche quella ha dovuto subire…ecco, questo bambino, questi bambini, tutti, sono cresciuti e di colpo non ci sono più piaciuti, abbiamo cominciato a giudicare e a pontificare su come dovevano essere  e invece non erano…noi, forti del nostro privilegio. Ecco, Vittorio il suo privilegio l’ha speso con questa gente…”
“Vittorio era così, era destino che la sua vera famiglia diventasse la famiglia umana” riprende mamma Egidia, con gli occhi asciutti e lo sguardo diretto, mentre nell’aria l’emozione è così spessa da poterla tagliare .”Come la polenta” suggerisce qualcuno…

Egidia Beretta Arrigoni
“Il viaggio di Vittorio”, Dalai Editore.
I proventi del libro andranno alla costituente Fondazione “Vittorio Arrigoni, Vik Utopia”
Il viaggio di Vittorio - Io e Oz - ComUnità - l'Unità


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