La ritorsione di Israele : Come ti taglio in due la Cisgiordania. 3000 case  per i coloni"…



1Michele Giorgio

Gerusalemme, 1 dicembre 2012, Nena News - La risposta di Benyamin Netanyahu, anzi, la vendetta (chiamiamo le cose con il loro nome) è scattata puntuale, implacabile, durissima. Il governo israeliano, stando a quanto si è saputo, l'ha approvata qualche ora in anticipo sullo storico voto al Palazzo di Vetro che giovedì sera ha accolto alle Nazioni Unite la Palestina come stato osservatore. Una terribile rappresaglia che fa vibrare pericolosamente una delle corde più tese del conflitto israelo-palestinese.

Le autorità israeliane, ha rivelato il giornale Haaretz e ha poi confermato una fonte ufficiale, si preparano ad autorizzare la costruzione di tremila nuovi alloggi per coloni. Sorgeranno in una delle aree più delicate, la zona E1, sulla strada che da Gerusalemme Est porta nella Valle del Giordano, da anni al centro di un confronto molto acceso. Netanyahu passa il Rubicone perché quelle nuove case, oltre a collegare a Gerusalemme in modo permanente la colonia di Maale Adumim, la più grande della Cisgiordania (37mila abitanti), taglieranno in due la Cisgiordania, il nord dal sud.I palestinesi non hanno neppure fatto in tempo a svegliarsi dal bel sogno realizzato con l'ingresso tra gli stati riconosciuti dalle Nazioni Unite, che già si trovano ad affrontare una sfida eccezionale. Riuscisse a realizzare anche questo progetto di colonizzazione, Israele negherebbe continuità territoriale al futuro stato di Palestina. Ecco perché in passato anche Washington aveva ammonito Israele dal realizzare la «Grande Gerusalemme» cominciando proprio dalla zona E1. Tel Aviv aveva promesso di bloccare la costruzione delle case per coloni in quell'area al momento di sottoscrivere la «Road Map», l'itinerario messo a punto una decina di anni fa dal Quartetto (Usa, Russia, Onu e Ue) per rilanciare a tappe il negoziato israelo-palestinese: una delle tante iniziative diplomatiche già nate fallite.

Un anno fa si era appreso, grazie al giornalista di Haaretz, Nir Hassan, di progetti di revoca delle carte di identità a 70.000 palestinesi di Gerusalemme (da trasferire alla cosiddetta Amministrazione civile della Cisgiordania), in coincidenza con l'inaugurazione di un enorme posto di blocco nel quartiere di Shuafat a Gerusalemme Est e della costruzione di una strada per coloni di collegamento tra la Città Santa e Maale Adumim. Hassan scrisse: «Metti insieme i pezzi e ottieni il quadro di un Israele che erige, con enormi spese, un importante sistema di strade e di posti di controllo che renderanno possibile separare totalmente palestinesi e israeliani, consentendo la costruzione di Mevasseret Adumim, un quartiere che unirà Maale Adumim a Gerusalemme».Situata nell'area E1, Mevasseret Adumim, ha già strade, linee elettriche, rotatorie per il traffico e lotti di terreno per lo sviluppo.

L'annuncio della costruzione delle 3mila case non ha colto di sorpresa l'Olp, protagonista dell'iniziativa portata avanti da Abu Mazen all'Onu. «E' un'aggressione israeliana contro uno Stato (la Palestina) e il mondo si deve assumere la responsabilità», ha protestato ieri Hanan Ashrawi del Comitato esecutivo dell'Olp. Per i palestinesi i tempi più duri devono ancora venire. L'annuncio della realizzazione del progetto nella zona E1, affermano a Ramallah, è una «provocazione» volta a testare le intenzioni palestinesi di denunciare Israele agli organi giudiziari internazionali.

Secondo le voci circolate negli ultimi giorni, il presidente Abu Mazen si sarebbe impegnato con Stati Uniti e altri paesi occidentali a non far ricorso per un periodo di almeno sei mesi alle nuove facoltà che lo status di «osservatore» all'Onu garantisce alla Palestina. «Se Israele non ha commesso crimini di guerra e contro l'umanità durante l'occupazione delle nostre terre allora non ha nulla da temere», aveva ironicamente commentato qualche giorno fa Hanan Ashrawi ad un giornalista che domandava se i palestinesi porteranno Israele di fronte ai tribunali internazionali. Questa mossa compiuta dal governo Netanyahu rischia di innescare una crisi dalle conseguenze imprevedibili.

La Casa Bianca commenta la decisione israeliana dicendo che questi nuovi progetti di colonizzazione sono «controproducenti». Netanyahu va avanti senza esitazioni, anche perché gode di un largo sostegno popolare al quale si unisce lo scetticismo verso le trattative della maggioranza degli israeliani che, secondo un sondaggio, non crede ad alcuna prospettiva di pace con i palestinesi nei prossimi cinque anni. Stando alla rilevazione, pubblicata sull'edizione online di Yediot Ahronot, il 51% degli israeliani esprime pessimismo contro un 40% disposto a lasciare aperto uno spiraglio di speranza. E' un trend che attraversa la società israeliana già da lungo tempo e che avrà un inevitabile effetto sulle legislative del 22 gennaio, quando la destra farà bottino pieno, almeno a dar credito ai sondaggi.

Peraltro il Likud, il partito di Netanyahu, ha avuto nei giorni scorsi un'ulteriore svolta ultranazionalista e antipalestinese. Dalle primarie svolte all'inizio della settimana per la formulazione della lista dei candidati del partito, sono emersi ai primi posti esponenti della destra più fanatica come Moshe Feiglin, fondatore della corrente «Manhigut Yehudit» (Leadership ebraica) che crede solo nell'uso della forza per risolvere il «problema palestinese». «Nessuno dei primi 20 nomi in lista, a parte il primo ministro Benyamin Netanyahu» - ha notato il quotidiano Jerusalem Post - sostiene l'idea di un qualsiasi tipo di stato palestinese. Diversi tra di loro, piuttosto, coltivano stretti rapporti con coloni estremisti».

E le prospettive si fanno ancora più nere se si tiene conto che ad ottobre Netanyahu ha firmato un accordo elettorale con l'ultras ministro degli esteri Avigdor Lieberman, per una lista congiunta che prevede che per ogni due candidati del Likud ve ne sia uno del partito Yisrael Beitenu, noto per la sua intensa campagna contro arabi e palestinesi. Nena News   Come ti taglio in due la Cisgiordania
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Rappresaglia Israele: 3mila case per coloni La reazione attesa da tutti e' puntualmente arrivata. Israele costruirà 3.000 nuove case per i coloni come risposta all'ammissione della Palestina come Stato osservatore dell'Onu. E lo fara' in una delle aree piu' delicate, in quella zona E1 alle porte di Gerusalemme da anni al centro di una forte tensione, in modo da collegare in modo permanente la colonia di Maale Adumim, la piu' grande della Cisgiordania, alla zona araba occupata della Citta' Santa. In questo modo da spaccate in due la Cisgiordania, tagliando il nord dal sud del territorio palestinese.

A deciderlo gia' ieri sera e' stato il Gabinetto della sicurezza nazionale del governo Netanyahu. Lo ha riferito una fonte israeliana senza precisare in quali colonie verranno costruiti i nuovi alloggi.

E l'irritazione di Tel Aviv per il voto di ieri al Palazzo di vetro è testimoniata anche da un comunicato diffuso dall'ambasciata iraeliana presso la Santa Sede nel quale si afferma che la risoluzione dell'Assemblea generale Onu che riconosce la Palestina come stato non membro osservatore «è simbolica e priva di significato sostanziale: non cambia i fatti sul terreno».

Le autorità israeliane sottolineano poi che l'Assemblea Generale «non ha il potere di conferire la statualità e quindi la risoluzione non stabilisce o riconosce uno stato palestinese». Nena News
Rappresaglia Israele: 3mila case per colon

3  Likud, sempre più a destra di Ika Dano Roma, 30 novembre 2012, Nena News -
 Il partito al governo Likud scivola sempre più verso destra. Questo il risultato emerso dalle primarie che si sono svolte all'inizio della settimana. Candidati che in Israele si direbbero di centro destra dovranno lasciare i posti alti della lista a figure ben più radicali, come Moshe Zalman Feiglin, tra i fondatori della corrente interna al Likud Manhigut Yehudit (leadership ebraica) e oppositore della tregua a Gaza. Il premier Benjamin Netanyahu rimane di diritto al primo posto, preparandosi ad accogliere alla sua destra Avigor Lieberman (Israel Beiteinu) per porvare a vincere le elezioni del prossimo gennaio.

A una settimana dalla tregua firmata con Hamas, i membri del Likud chiamati a esprimere la preferenza sui candidati deputati hanno dimostrato preferire una linea un pò più dura di quella di Netaniyahu. Tra i primi venticinque posti - gli unici con una chance reale di essere eletti a gennaio - sono molti meno i candidati di ispirazione liberale e in maggioranza gli oppositori ai negoziati di pace nonché i sostenitori del movimento di coloni.

"Nessuno dei primi 20 nomi in lista, a parte il Primo Ministro Benjamin Netanyahu" - analizza il quotidiano Jerusalem Post -"supporta l'idea di un qualsiasi tipo di stato palestinese. Diversi tra di loro piuttosto coltivano stretti rapporti con coloni estremisti".A capo del lager radicale e ben in alto sulla lista dei candidati eletti c'è Moshe Zalman Feiglin, che oltre ad essere capofila di Manhigut Yehudit , è anche forte oppositore degli Accordi di Oslo, del ritiro delle colonie da Gaza del 2005 e della tregua firmata, a suo avviso prematuramente, con Hamas. "Chi parla di uno spostamento verso l'estrema destra non sa cosa dice" - ha peró dichiarato Zalman Feiglin dopo le primarie al portale israeliano YnetNews- "Io sono e sarò sempre il rappresentante di tutti gli israeliani, destra e sinistra". Una differenza sicuramente non netta nel Paese del Sionismo come raison d'état, ma comunque rilevante per alcune questioni di geostrategia regionale e di intransigenza verso la questione palestinese.
Politici più liberali vicini a Netaniyahu e accumunati dalla cautela su posizioni come un attacco contro l'Iran, diffilmente potranno entrare alla Knesset a gennaio. Tra di loro, il ministro figlio dell'ex-premier Menechem Begin, Bennie Begin, il ministro all'Intelligence e all'Atomica Dan Meridor così come Michael Eitean, ministro della Scienze e della Tecnologia. Lo sbilanciamento verso destra era chiaro già lo scorso ottobre, quando Likud e il partito di destra radicale Israel Beiteinu avevano annunciato di correre con una lista unica per le parlamentari del prossimo anno. A seguire i capi di partito Netanyahu e l'attuale ministro delgi esteri Liberman, la nuova lista congiunta prevede che ogni due candidati del Likud ve ne sia uno di Israel Beitenu."La lista scelta, per di più accompagnata dagli estremisti di Liberman che ne faranno parte" - ha commentato la segretaria del partito Labor Shelly Yachimovich - "fa del Likud un partito della destra radicale". Ma la scelta dei 123,351 iscritti al partito chiamati a scegliere sembra in linea con la tendenza della società israeliana: il consenso per la linea dura di Lieberman è forte, e fonti israeliane ritengono che tre quarti del milione di nuovi immigrati arivati in Israele sin dalgi anni '80 in particolare dalle ex repubbliche sovietiche abbia votato per il Likud o per Israel Beitanahu nelle ultime elezioni. Nena News

Likud, sempre più a destra

4 dalla Radio Israeliana  :   Poco fa al telegiornale 10 con Yaron London e Motti Kirshenbaum sono stati intervistati alcuni dei principali analisti: Il governo Netanyahu intende portare l'ANP alla bancarotta, preferendo parlare il linguaggio delle armi con Hamas con cui non ci potra' essere accordo politico di sorta. La costruzione massiccia di Maaleh Adumim e della grande Gerusalemme dovra' secondo i piani del governo Netanyahu tagliare a meta' la Cisgiordania, impedendo ogni continuuita' territoriale tra le due parti. ( data 2/12/2013)

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