IL NUNZIO ALLA MISNA: “TAGLIATI FUORI E DIMENTICATI DAL MONDO”
Da due giorni siamo tagliati fuori dal resto del paese e del mondo, i telefoni non funzionano, la rete Internet è saltata e così i fax; le notizie ci arrivano attraverso la radio e la televisione, ma sentiamo chiaramente i colpi di artiglieria provenienti dalla periferia di Damasco, segnale evidente che i combattimenti si sono intensificati”: monsignor Mario Zenari – nunzio apostolico in Siria – non nasconde la sua sorpresa per la telefonata della MISNA, fortunosamente arrivata a destinazione nonostante il blackout, e apre una finestra su quanto sta avvenendo nella capitale siriana.
“Il governo sta sostenendo che la rete telefonica non funziona per danni a un cavo – aggiunge monsignor Zenari – e che si è già attivato per ripristinare le comunicazioni. Al di là di questo episodio, qui si ha comunque l’impressione di un’escalation degli scontri, questa volta proprio a Damasco”.
Da due giorni, riferiscono fonti dell’opposizione e del governo, si combatte lungo la strada che collega Damasco all’aeroporto, da ieri chiuso ai voli delle ultime compagnie aeree che ancora vi facevano scalo. Dopo l’iniziale avanzata dei ribelli, l’esercito avrebbe ripreso oggi il controllo dello strategico asse stradale mentre nel resto del paese continuano a infuriare combattimenti e violenze. Del blackout, secondo l’opposizione, sarebbe responsabile il governo nel tentativo di oscurare quanto sta avvenendo.
“Ciò che fino a due anni fa sarebbe stata notizia – dice ancora alla MISNA il nunzio – oggi è divenuta una terribile routine. Stragi e violenze in questo conflitto che non sembra avere fine non fanno più breccia sui notiziari internazionali. In Siria però la media delle vittime è aumentata e con essa è cresciuta a dismisura l’emergenza umanitaria. Ad aggravare le condizioni di vita di sfollati e rifugiati sono poi le temperature più fredde e i disagi ormai interessano tutto il paese: anche quelle poche isole rimaste tranquille sono in piena emergenza perché è lì che si sono riversati in massa quanti hanno perso tutto a causa dei combattimenti”. Una situazione in cui la Chiesa locale si sta prodigando insieme ad associazioni e altre strutture religiose: “Le nostre chiese – conclude monsignor Zenari – ospitano sfollati, suore e sacerdoti cercano di dare l’aiuto che possono a chi più ha bisogno. Anche se a volte si ha l’impressione che questo conflitto sia stato dimenticato”.
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