Arroganza: prechè i leader israeliani hanno fallito a Gaza di Michael Warschawski

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Secondo esperti esteri,  lo Stato d’ Israele ha uno dei migliori servizi segreti al mondo, ma tuttavia non riesce sistematicamente a prevedere l’esito delle sue operazioni militari: in Libano (1982-2006), nei Territori Occupati Palestinesi (1987-2000) e recentemente a Gaza. Se si analizza la questione da una prospettiva storica, il fallimento di questa struttura inizia con la guerra dei “Sei giorni” nel 1967. Fino ad allora, nonostante alcuni gravi errori (l’esito della guerra del Suez, nel 1956, fu totalmente incompreso), i leader israeliani e il loro  servizi segreti avevano in mano ragionevoli analisi del contesto politico.
               

Il giugno del 1967 ha reso l’intera società israeliana, tra cui la maggior parte dei suoi esperti, ciechi, sordi e stupidi. La vittoria lampo sui tre eserciti arabi, l’ammirazione di gran parte del mondo occidentale - ad eccezione del presidente francese Charles de Gaulle -  e il mito di David che vince la guerra contro Golia ha generato in Israele un clima di festa. “Eravamo come in un sogno”, questa la citazione di Psalms, il motto di fine anni Sessanta ne “Il miracolo della guerra dei Sei Giorni”. Il gruppo radicale e anti-Sionista, Matzpen, era l’unica voce dissidente in questo coro consensuale e patriottico, sostenendo come un ragazzino nelle vesti del nuovo imperatore, che un tale travisamento avrebbe portato ad un risveglio doloroso. La guerra arabo-israeliana del 1967 ha confermato che la vittoria israeliana del 1967 fu dovuta più alla debolezza e alla corruzione dei regimi arabi che all’onnipotenza dello Stato israeliano.l colonialismo è sempre mero uso della forza ed il colonialismo israeliano non è un’eccezione. In questo senso, uno Stato coloniale dipende per intero sulla relazione di forza, sia a livello locale che internazionale. Fino a quando gli Stati Uniti d’America saranno l’unica superpotenza in Medio Oriente ed Israele rimarrà il suo principale alleato strategico, Israele si sentirà sempre sicuro e continuerà nelle sue aggressive strategie coloniali e di guerra. Tuttavia, la situazione sta cambiando: il declino del potere imperialista americano, gli effetti controproducenti della strategia neo-conservativa e della permanente guerra preventiva al terrorismo globale  (Afghanistan, Iraq), l’emergere in Medio Oriente di nuove potenze  (Turchia, Iran), sono fattori che minacciano, nel medio termine, lo status dello Stato sionista nella regione.
Inoltre, le rivoluzioni arabe hanno portato alla caduta d’importanti alleati d’Israele nel Medio Oriente (Mubarak, Ben Ali), e fatto emergere un nuovo attore centrale: i popoli arabi, che si sono liberati dal dominio e dalla paura. I nuovi regimi dipendono molto di più dall’opinione pubblica rispetto alle vecchie dittature, e devono tener in considerazione le aspirazioni dei loro popoli, non solo verso la libertà e la democrazia, ma anche verso la dignità. L’impunità d’Israele è giustamente recepita come un attacco alla dignità araba. La dignità è un potere che dà alle persone la forza di resistere.
La mancata comprensione di questi fattori base spiega il fiasco dell’ultima aggressione d’Israele a Gaza. La leadership israeliana vive nel passato e non è in grado di cogliere i profondi cambiamenti della regione: non erano pronti alle rappresaglie delle forze armate di Hamas, al forte supporto morale delle masse egiziane alla resistenza della popolazione palestinese a Gaza, all’evoluzione del ruolo dell’Egitto nella zona e alla nuova potenziale alleanza tra imperialismo e Fratellanza Musulmana. La guerra globale, neo-conservatrice, contro l’Islam, viene gradualmente sostituita da un'alleanza tra Stati Uniti e Fratelli Musulmani per mantenere il vecchio ordine sociale nella zona araba.
La mancata capacità di comprendere i cambiamenti regionali, sociali e politici, spiegano come nonostante la sua enorme superiorità militare, Israele è il perdente a Gaza. Il sionismo è sempre più vittima della sua arroganza coloniale, ed è per questo che non è più riuscito a vincere una sola guerra dal 1970. In effetti, lo Stato d’Israele può danneggiare, distruggere e imporre un prezzo terribile alle popolazione nella regione, ma non può vincere.
(tradotto a cura di Palestina Rossa)

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