Paola Caridi: Gaza: guerra in vista?





Ogni tanto bisogna leggere Alex Fishman, sul più diffuso quotidiano israeliano, Yediot Ahronot. Bisogna leggerselo per capire cosa pensano i dirigenti politici, e soprattutto quelli di sicurezza e forze armate. L’editoriale di oggi fa tremare le vene ai polsi, poiché parla di un vero e proprio intervento militare, oltre i raid che in questi ultimi giorni hanno già provocato morti, feriti, distruzione dentro la Striscia di Gaza. Parla – Alex Fishman – di una “operazione militare limitata, per spingere Hamas in una situazione in cui senta di poter perdere il potere su Gaza”: E poi spiega il perché: “Israele non ha interesse a rimpiazzare Hamas con elementi più estremisti”. Tradotto: meglio Hamas dei salafiti. Meglio detto: mentre in Occidente non bisogna parlare con Hamas, in Israele si pensa ora – dopo anni in cui è stato detto il contrarfio – che è meglio che Hamas controlli Gaza, piuttosto che mettere la Striscia nelle mani di settori ancor più radicali.
La strategia israeliana, secondo la lettura di Fishman, è lineare [sic!]. Le forze armate israeliane non possono far la figura di “una banda di impotenti smidollati, incapaci di difendere la popolazione civile [del sud di Israele] dagli attacchi provenienti da Gaza”. E dunque, l’intervento militare non è solo una ipotesi sul tavolo, ma – in pratica – una realtà. “Se fossi un abitante di Gaza – dice l’editorialista – non manderei a scuola i miei bambini, nei prossimi giorni. Se possibile, sposterei la mia famiglia sulla spiaggia, sino a che tutto sbollisce”.
Peccato che la spiaggia, a Gaza, non è molto lontana dai centri abitati. Anzi. Peccato che esiste un capo profughi – ora quartiere di Gaza City – densamente abitato che si chiama, per l’appunto, Shati, spiaggia. Peccato che in una Striscia di 400 kmq è ben difficile che si possa spostare la famiglia in un posto più sicuro. A Gaza, insomma, non ci sono rifugi. continua qui

Gaza: guerra in vista?

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