L’Alba Dorata e l’assordante silenzio dell’Europa



Jèrome E. Roos – 1 novembre 2012
“Per la Pace, la Libertà e la Democrazia, Mai Più Fascismo. Milioni di Morti ce lo Ricordano.” Sono queste le parole incise in una lapide sotto la casa austriaca dove nacque nel 1889 Hitler. “Mai Più”. Questo fu lo slogan che echeggiò in tutta Europa dopo che l’orrore nazista divenne noto nella sua completezza dopo la seconda guerra mondiale. Il progetto cosmopolita dell’integrazione europea fu fondato su questa promessa. Mai più sarebbe stato permesso ai fascisti e ai guerrafondai di fare a pezzi il vecchio continente e il suo popolo.
Un giorno, perciò, potrà essere considerata una della più grandi ironie della storia che, mentre i leader europei erano indaffarati a decidere chi avrebbe ritirato il Premio Nobel “per il progresso della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani”, quegli stessi leader siano rimasti miseramente zitti quanto una recente inchiesta ha indicato che il partito neonazista Alba Dorata ora si colloca al terzo posto nei sondaggi in Grecia, al 14 per cento, un risultato paragonabile a quello del Partito Nazional Socialista dei Lavoratori di Hitler nel 1930, tre anni prima dell’ascesa al potere e dell’avvio del mondo sulla china della seconda guerra mondiale. A fini di chiarezza: il paragone tra il nazionalsocialismo e l’Alba Dorata non è assolutamente un’esagerazione. Stiamo parlando di un’organizzazione di estrema destra il cui emblema ricorda deliberatamente una svastica; il cui leader ha sfoggiato pubblicamente il saluto nazista in occasione della sua elezione in parlamento; la cui rivista contiene regolarmente articoli e fotografie dello stesso Fuhrer; il cui portavoce ha recentemente aggredito due donne avversarie nel corso di un programma televisivo in diretta; il cui manifesto promette di cacciare tutti gli immigrati dagli ospedali e tutti i bambini non greci dagli asili; e i cui parlamentari partecipano attivamente a pogrom razzisti contro la popolazione degli immigrati in Grecia. (Oh, e per inciso il gruppo musicale preferito dall’Alba Dorata si chiama Pogrom, noto per successi quali “Auschwitz” e “Parla greco o muori”. Incidentalmente, il suo ex bassista è ora uno dei 18 parlamentari dell’Alba Dorata).
Nessuna sorpresa, quindi, che anche la mite BBC stia ora facendo paragoni inquietanti con i primi giorni della Repubblica di Weimar devastata dall’austerità. Il fascismo è di nuovo in ascesa in Europa. E cos’hanno da dire al riguardo i leader della UE? Niente, sembra. Mentre le milizie neonaziste si scatenano incontrollate nelle strade di Atene, Bruxelles e Berlino restano perennemente sotto un velo di assordante silenzio. L’unica cosa di cui i leader europei sembrano preoccuparsi è che la Grecia rimborsi i propri debiti. La democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto sono stati tutti relegati a interessi secondari; per servire gli interessi della finanza ora pare tollerabile anche un leggero sentore di fascismo.
Lunedì un portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato ai giornalisti che la cancellazione del debito greco sarebbe una “violazione” delle leggi di bilancio tedesche. Ma quando il Guardian ha pubblicato un terrificante articolo su quaranta attivisti antifascisti che erano stati torturati in carcere dalla polizia – con alcuni picchiati al punto da presentare gravi contusioni e ossa rotte e altri costretti a denudarsi, a chinarsi, allargare le natiche e recitare slogan fascisti di fronte ai propri compagni – nessun dirigente europeo è sembrato preoccuparsi abbastanza da dichiarare questi atti “una violazione” del Terzo Articolo della Convenzione Europea sui Diritti Umani che vieta la tortura.
In realtà i dirigenti non potevano curarsene di meno. A maggio José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europe, ha pubblicamente contestato l’etichetta neonazista attribuita all’Alba Dorata, declinando opportunisticamente ogni responsabilità dichiarando genericamente che “dobbiamo definire cosa sia un partito neonazista, il che può essere fatto soltanto a livello nazionale.” Quando un alto ufficiale di polizia greco ha confermato in questo fine settimana che il governo greco ha volutamente consentito che “sacche di fascismo” si infiltrassero nelle forze di polizia in modo da poterle “usare per i propri scopi”, Barroso – e con lui l’intera dirigenza europea – ha preferito fare il sordo e tenere ben nascosta la testa nella sabbia.
Sinora, il solo che ha promesso di indagare l’Alba Dorata è il Commissario per i Diritti Umani, Nils Muiznieks, ma la sua commissione fa parte del Consiglio d’Europa, una tigre di carta indipendente con sede a Strasburgo che è interamente separata dalla UE. Per di più, l’interesse della commissione è stato del tutto screditato quando, il 1° ottobre, la parlamentare dell’Alba Dorata Eleni Zaroulia è entrata a far parte del Comitato per l’Uguaglianza e la Non-Discriminazione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Poche settimane dopo, il 18 ottobre, la Zarouia ha fatto una dichiarazione al parlamento greco affermando che “gli immigrati sono esseri inferiori”. E questo è quanto in tema di uguaglianza e di non-discriminazione.  
Ma l’improvvisa ascesa dell’Alba Dorata nelle istituzioni è forse il minore dei guai della Grecia. E’ la sua presenza nelle strade e la sua infiltrazione nelle forze della polizia che è il motivo più grave di preoccupazione. In agosto, dopo l’omicidio razzista di un diciannovenne iracheno, l’Associazione dei Lavorati Immigrati ha segnalato più di 500 attacchi motivati dall’odio nei soli sei mesi precedenti. Un articolo della settimana scorsa ha confermato che più di metà di tali attacchi sono stati perpetrati da bande di uomini in uniformi paramilitari, una delle caratteristiche distintive delle Sturmabteilung dell’Alba Dorata. Le cifre sono probabilmente soltanto la punta dell’iceberg, poiché molte delle vittime sono semplicemente troppo terrorizzate per riferire i maltrattamenti e le violenze.
In precedenza, durante questo mese, il parlamentare dell’Alba Dorata Ilias Panayiotaros è stato ripreso in video durante un attacco teppistico a un teatro, mentre urlava insulti omofobi al regista di uno spettacolo critico, picchiava dimostranti antifascisti che cercavano di proteggere il teatro e un giornalista che cercava di fare il proprio lavoro, e infine mentre liberava da un furgone della polizia un camerata fascista arrestato. Per tutto il tempo la polizia è stata a guardare e non ha fatto nulla. Nessuna meraviglia: l’Alba Dorata proclama orgogliosamente di godere del “sostegno del 60%” delle forze di polizia. Non solo i funzionari ignorano deliberatamente le denunce penali e le chiamate d’emergenza degli immigrati e degli attivisti; è ora comunemente noto che indirizzano attivamente all’Alba Dorata i greci che hanno “problemi” con gli immigrati. Mentre lo stato greco si sbriciola sotto il peso del rimborso del debito, l’Alba Dorata si è fatta avanti a colmare il vuoto.
Mai più, siamo stati soliti dire. Mai più. Quanto più macroscopica deve diventare la situazione perché l’Europa almeno esprima la propria preoccupazione e ammetta che il problema esiste? Com’è possibile che un’insignita di Premio Nobel semplicemente ignori l’ascesa dei violenti elementi neonazisti al suo interno? Forse la risposta è che i leader europei si rendono conto di quanto sono implicati nell’ascesa dell’Alba Dorata. Forse preferiscono restarsene zitti perché sanno che ammettere il risorgere del fascismo sul continente potrebbe complicare pesantemente il programma di austerità che stanno imponendo alla periferia dell’Europa. Forse, allora, anche un forte sentore di fascismo potrebbe essere tollerabile, fintanto che la Grecia continua a rimborsare il suo debito …
Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
Originale: Roarmag.org
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2012 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0


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