Hebron :Qui i palestinesi resistono con la nonviolenza
A sud di Hebron ho visto una luce nuova. Qualcuno che con umiltà prova a dire che il male si vince col bene
19 novembre 2012 - A. (volontaria italiana dell'Operazione Colomba in Palestina)
La luce della nonviolenza Siamo nei Territori palestinesi militarmente occupati da Israele, in Cisgiordania, a sud di Hebron.
E’ un villaggio di pastori e contadini palestinesi che vivono coltivando la terra (lottando contro i sassi e la siccità) e allevando pecore. Questi resistono con la nonviolenza agli attacchi violenti di coloni nazional religiosi venuti a vivere qui negli anni '80.
Da qui vedo chiaramente cose che prima mi erano, almeno in parte, nascoste da una propaganda politica e mediatica di cui non del tutto consapevolmente sono e siamo vittime.
La cecità la riconosco ora tutte le volte che abbiamo creduto anche noi, come i coloni nazionalisti che vivono qui vicino, che per risolvere i conflitti non ci fossero alternative ai metodi violenti.
Anche noi siamo ciechi quando pensiamo che per quanto dolorosa e brutta la guerra sia almeno un po' necessaria.
Invece qui ho visto che la guerra bisogna per forza farla in due, se uno decide di non farla non è guerra. Diventa resistenza nonviolenta che non aumenta la violenza e la sofferenza, ma mette un punto sul proprio dolore. Qui ho visto che se davvero gli uomini non vogliono essere violenti possono! Anche se sono attaccati e feriti.
Non è vero che bisogna picchiare, ferire o uccidere per poter vivere in pace. È cecità! Una cecità brutta che fa vivere male, nel rancore, nella rabbia, barricati dietro a fili spinati e affiancati da militari.
Qui ho visto una luce nuova. Qualcuno che con umiltà prova a dire che il male si vince col bene.
A.
Volontaria di operazione Colomba in Palestina
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