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Gaza: tutti siamo in guerra
Mi è capitato di raccontare che all’esplosione della scorsa guerra di Gaza, denominata dagli israeliani “operazione piombo fuso” mi trovavo a Gerico, con i miei genitori ed ho già raccontato più volte come mi colpirono gli sguardi silenziosi e sofferenti della gente incollata alla televisione a guardare i disastrosi effetti dei bombardamenti.
Gli sguardi non sono cambiati e continua
la disperazione della povera gente che non vede finire il calvario
della guerra. Dico “continua” perchè in effetti la situazione di
tensione e di violenza non si è mai realmente conclusa. Innumerevoli
volte ho letto in questi mesi di attacchi mirati, bombardamenti
notturni, rappresaglie, nei confronti della Striscia di Gaza, e d’altro
canto in tutta risposta i missili lanciati da quella terra verso
Israele.Ora è iniziata una nuova offensiva con il nome, dal sapore biblico (come è bene sottolineato nel post di Giorgio Berardinelli in
Mondo e Missione online ) di “colonna di Nube”. La colonna di nube era
quella che guidava il popolo di Israele nel suo peregrinare nel deserto,
il segno della bontà di Dio che conduceva il suo popolo (cfr. Es
13,21). E ancora una volta Dio viene usato per sporchi
interessi, da una parte e dall’altra e a rimetterci è ancora una volta
la povera gente, gli innocenti. Certamente non possiamo dire, in tutta
verità, che il confronto è alla pari. Già a pochi giorni dall’inizio
della nuova offensiva e della controffensiva i morti palestinesi sono
sull’ordine delle decine (con molti civili e già alcuni bambini), mentre
quegli israeliani sono fermi a poche unità. Con questo non si
giustifica nulla, perchè un morto è già troppo. Però non possiamo
dimenticare il rapporto uno a cento tra le vittime palestinesi e
israeliane della scorsa guerra di Gaza (1400 circa contro 14 circa).
Anche i numeri, purtroppo, in questo caso hanno il loro peso.
Una domanda che nasce qui, vicini al
campo di battaglia è: chi ha iniziato? Una domanda che non ha più senso e
che dovrebbe essere superata perchè, finchè ci si porrà questa
questione non si finirà mai di fare la guerra. L’unica cosa che ha senso
è la ricerca incondizionata della pace.
Segnalo qui la testimonianza di
una congregazione religiosa che vive nella striscia di Gaza e che ha
pubblicato una lettera aperta sul sito del Patriarcato latino di
Gerusalemme. Un punto di vista di coloro che sono senz’altro vittime
innocenti di interessi politici più grossi.
Ogni giorno sul nostro sito troverete
nello spazio a lato (dal Web) articoli per aggiornarsi sulla situazione,
perchè una cosa è chiara: in Occidente quello che si sa è poco e ha il
sapore di essere di parte. Così è necessario leggere molto e punti di
vista diversi per farsi un’opinione.
fratel Marco
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