Gaza ; PADRE JORGE, TORNARE ALLA VITA IN UN CARCERE A CIELO APERTO
“Con grandissima gioia, e non potrebbe
essere altrimenti, è stata ricevuta la notizia del cessate il fuoco
concordato durante la notte di ieri. La popolazione è scesa nelle
strade. Immediatamente si sono sentiti i botti della festa. Le visite ai
familiari, ai luoghi distrutti, il ritorno alla propria casa, in
qualsiasi condizioni essa sia, sono segno ed espressione del desiderio
di avere la pace che regna nella gente”: inizia così la lettera aperta
scritta da padre Jorge Hernandez, parroco della piccola chiesa della
Sacra Famiglia a Gaza nel primo giorno di tregua dichiarata dopo otto
giorni di conflitto.
“Era indispensabile un cessate il fuoco.
La situazione era terribile ed allo stesso tempo terribilmente ridicola.
Come si potrà giustificare il massacro di vite innocenti? Pensiamo alla
famiglia Al Dalu, assassinata ‘per errore’. I bambini morti, i feriti,
le conseguenze psicologiche che tutto questo ha causato – scrive padre
Jorge nella missiva pubblicata dal sito del Patriarcato latino di
Gerusalemme -. Veramente non vorremmo essere al posto di coloro che
devono avere sulla coscienza la responsabilità di tanti crimini. Chi ha
perso una persona amata in questi giorni (papà, mamma o figlio) avrà
bisogno di molto tempo per rassegnarsi e riprendersi e questo nel
migliore dei casi”.
Ammonendo
coloro che potrebbero decidere di vendicare le loro perdite con altre
azioni di violenza, il religioso evidenzia che “da violenza nasce
violenza” mentre per il Medio Oriente “l’unica soluzione è il perdono
cristiano, che presuppone la giustizia, unica via per conseguire una
pace autentica e stabile”.
Secondo quello che affermano gli abitanti
di Gaza questa guerra è stata peggiore di quella del 2009, con “un
fragore ininterrotto dei droni, degli F 16, dei carri armati, degli
elicotteri Apache, l’inquietante rumore dei differenti tipi di missili
lanciati e l’esposizione di nuova tecnologia bellica”, che l’hanno resa,
dice ancora il parroco, una situazione senza precedenti.
Il pensiero del sacerdote va quindi alla
ricostruzione e alla “vita normale” pur con tutte le difficoltà che
questo comporterà: “Quale bambino avrà la serenità necessaria per
mettersi a studiare, dopo una settimana così?”. Se il cessate il fuoco
era un passo obbligatorio – è la riflessione del missionario del Verbo
incarnato “non significa che abbia risolto il conflitto, però almeno
permetterà a questa popolazione di ritornare alla sua vita in questo
carcere a cielo aperto”.
[AdL]
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