Gad Lerner : Quando il crocifisso da simbolo d’amore si trasforma in minaccia
La vicenda degli istruttori di nuoto di Caldogno che per punire un bambino di undici anni gli hanno rapato i capelli lasciando in rilievo solo il segno della croce, asserendo che così si trattano gli ebrei, ha suscitato legittims indignazione. Qui vorrei sottolineare l’aspetto più delicato della vicenda: l’abuso del simbolo sacro ai cristiani, la croce. Oggi per fortuna succede raramente e per mano di ignoranti, ma per secoli le gerarchie hanno incoraggiato i fedeli a brandire la croce come simbolo bellico e minaccioso, da rivolgere come tale contro i nemici della fede. Non parlo solo degli stendardi crociati, ma di una più sistematica ritorsione a cui furono sottoposti gli ebrei fino a pochi decenni or sono, in quanto additati come colpevoli di deicidio. La storia europea è piena di processioni cristiane che a colpi di croce sospingono un ebreo inerme fino a gettarlo nel fiume, o altre simili atrocità commesse “per vendetta” con la croce. Incidere una croce sulla testa rasata di un bambino rientra, sia pure inconsapevolmente, in questo genere di violenza blasfema ma a lungo legittimata dall’autorità religiosa. Quando cerchiamo di spiegare, con rispetto nei confronti di chi vede nella croce un simbolo di sacrificio amorevole e misericordioso, che essa può essere percepita da altri come un simbolo minaccioso, è a tale memoria storica che ci riferiamo. Lascia costernati scoprire che una cosa del genere può ancora accadere. Quando il crocifisso da simbolo d’amore si trasforma in minaccia

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