Amira Hass : Arresto al centro commerciale





L’incontro con lo storico statunitense Vincent Harding di cui ho parlato la settimana scorsa si è svolto nella casa degli attivisti palestinesi Neriman e Bassem Tamimi. Neriman è una volontaria dell’ong per i diritti umani B’Tselem ed è una dei duecento fotografi che lavorano in Cisgiordania immortalando le violenze di soldati e coloni. Bassem è uscito di prigione a marzo, dopo aver scontato tredici mesi per aver guidato le manifestazioni nel suo villaggio, Nabi Saleh.
Due settimane dopo l’incontro con Harding, c’era una manifestazione davanti a un centro commerciale israeliano in Cisgiordania, a sud di Ramallah. Il supermercato crea molti imbarazzi: nonostante sia irregolare per la legge palestinese, molti vanno a farci la spesa perché è meno caro dei negozi di Ramallah.
Alla manifestazione partecipavano anche Bassem e Neriman. Quando un poliziotto ha preso Neriman, Bassem si è messo in mezzo. L’agente l’ha colpito e gli ha rotto tre costole. Poi l’ha arrestato. Bassem deve affrontare un nuovo processo. Il giudice militare non ha voluto rilasciarlo su cauzione. Di nuovo in carcere, Bassem ha parlato a lungo con gli altri detenuti dell’importanza della “lotta popolare” (cioè la lotta non armata). Dopo il suo rilascio mi ha detto: “La lotta popolare dovrebbe far parte della strategia generale dei palestinesi. Non perché la lotta armata ha fallito, ma perché la violenza omicida ha effetti disastrosi sulla società ed evitarla è utile alla nostra lotta per la libertà”.
Traduzione di Andrea Sparacino
Internazionale, numero 973, 2 novembre 2012

2    Il privilegio della non violenza  Mi conceda solo venti minuti”, ho detto all’ospite di un mio amico nel villaggio ribelle di Nabi Saleh, in Cisgiordania. Gli leggevo in faccia la stanchezza, e c’era da capirlo: la delegazione di solidarietà di cui faceva parte era in viaggio da una settimana. L’ho incontrato venerdì dopo che lui e i suoi avevano assistito alla protesta settimanale contro l’occupazione, brutalmente repressa dall’esercito.
M’interessava molto ascoltare le parole dello statunitense Vincent Harding, 81 anni, storico e amico di Martin Luther King (fu lui a scrivere il famoso discorso di King contro la guerra in Vietnam).
Dopo le prime due domande su King e su Obama, Harding ha cominciato a prendermi in giro: “Davvero pensavi che ti sarebbero bastati venti minuti? Guarda che parlo molto lentamente”. Allora gli ho rivolto una domanda un po’ provocatoria: “La sua delegazione promuove le attività palestinesi non violente. Ma così non finite per attribuire l’onere della non violenza agli oppressi esentando invece l’occupazione, che è la causa di tutte le violenze?”.
Questa volta Harding ha alzato il ritmo delle parole: “La non violenza non è un onere, ma un grande privilegio. Per noi, negli anni sessanta, era un modo per costruire una nuova società. È per questo che sono qui. Incitare i palestinesi alla lotta armata sarebbe molto più facile. Ma per sperare nella pace bisogna rinunciare a distruggere un nemico che a sua volta vuole distruggere te”.

Traduzione di Andrea Sparacino
Internazionale, numero 972, 26 ottobre 2012

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