Yael Dayan : «Da israeliana dico: azzardo indecente attaccare l’Iran»




Contro eventuali blitz la scrittrice ha firmato un appello con lo storico della Shoah Yehuda Bauer, gli scrittori Sami Michael e Yoram Kenyuk,
la cantante Noa   
di Umberto De Giovannangeli
 l’Unità 14.10.12
 Il Medio Oriente è una polveriera pronta ad esplodere con effetti devastanti che andrebbero anche oltre al Regione. E a far saltare questa “polveriera” potrebbe essere un attacco all’Iran. Oggi più che mai sono convinta che un nostro attacco contro l’Iran sarebbe un azzardo. Un azzardo indecente». A sostenerlo è Yael Dayan, scrittrice, più volte parlamentare laburista, figlia del leggendario eroe della Guerra dei Sei giorni: il generale Moshe Dayan. Scriveva recentemente Yediot Ahronot, il più diffuso quotidiano dello Stato ebraico: «Se dipendesse solo da loro, il premier Benyamin Netanyahu e il ministro della difesa Ehud Barak ordinerebbero un attacco alle infrastrutture nucleari in Iran già questo autunno. Prima anche delle elezioni presidenziali di novembre negli Usa o comunque entro l’anno». In Israele il dibattito si accalora. Gli oppositori del blitz sono usciti allo scoperto: con un appello sul web (destinato a raggiungere i piloti militari, affinché si rifiutino di partire in missione) e con un appassionato appello di figure come lo storico della Shoah Yehuda Bauer, gli scrittori Sami Michael e Yoram Kenyuk, la cantante Noa e, per l’appunto, Yael Dayan.
Sull’ordine di un eventuale blitz «sventola una bandiera nera» d’illegalità, rimarcano i promotori dell’appello. Anche perché, senza il sostegno degli Usa, Israele potrebbe al massimo ritardare di un anno i progetti nucleari di Teheran. Netanyahu accusano s’illude ancora di poter trascinare Washington scommettendo sul fatto compiuto. Ma in realtà -concludonorischia di arrecare un danno irreparabile alla cooperazione strategica fra i due Paesi».
Perché un blitz contro i siti nucleari iraniani sarebbe un «azzardo indecente»?
«Perché scatenerebbe una guerra devastante che avrebbe dimensioni e durata che non sono certo quelle di un “blitz”. A mettere in guardia sulle conseguenze di un attacco non sono solo i “soliti” pacifisti, ma persone che hanno guidato i nostri servizi segreti, uomini che hanno fatto parte dei vertici di Tsahal (l’esercito dello Stato ebraico, ndr). L’azzardo indecente è anche non tener conto delle loro critiche».
Eppure c’è chi sostiene che un attacco all’Iran sia solo questione di tempo.
«Ognuno, per ciò che può, deve impegnarsi perché ciò non avvenga. E non mi rivolgo solo ai leader mondiali. Penso innanzitutto a noi. Noi cittadini israeliani. Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi. Dobbiamo unirci per dire con una voce sola che un attacco all’Iran metterebbe in pericolo l’avvenire stesso d’Israele, trasformando l’intero Medio Oriente in un unico, immenso campo di battaglia. Attaccare l’Iran sarebbe il più grave errore commesso da un governo israeliano dalla nascita dello Stato d’Israele. Impedirlo è un dovere morale...».
Coloro che spingono per l’opzione militare evocano lo spettro di una Shoah nucleare....
«Mi sono sempre battuta contro l’utilizzo politico di quella tragedia senza eguali che fu l’Olocausto. La Shoah non può, non deve essere utilizzata per alimentare la paura e per giustificare l’ingiustificabile. Sia chiaro: un Iran dotato di armi nucleari rappresenta un pericolo reale, non è una paranoia del governo israeliano. Ma esistono altre vie, altri strumenti per affrontare questa minaccia..».
Quali, ad esempio?
«Penso alle sanzioni mirate a colpire la nomenclatura iraniana, o a adeguate pressioni diplomatiche. Ma penso anche alla necessità di parlare direttamente al popolo iraniano, parlare il “linguaggio” del dialogo, perché l’Iran, la sua storia secolare, la sua gente non possono essere confusi e appiattiti con il regime militar-teocratico. Non dimentichiamo l’”Onda verde” fatta da tante ragazze e ragazzi iraniani scesi nelle strade per rivendicare diritti e libertà. Israele deve saper rivolgersi a loro e certo non può farlo preparando l’attacco, perché se c’è una cosa che ricompatta, e noi israeliani dovremmo saperlo bene, è la percezione di un Nemico esterno».
Un attacco che non avrebbe l’assenso degli Stati Uniti, o almeno dell’attuale presidente, Barack Obama.
«C’è anche questo nell’indecenza di un attacco. Netanyahu s’illude ancora di poter trascinare Washington scommettendo sul fatto compiuto. Ma in realtà rischia di arrecare un danno irreparabile alla cooperazione strategica fra i due Paesi. E all’indomani il futuro d’Israele sarebbe molto incerto».
Chi paragona l’Iran di oggi a Hitler, ed Israele a Auschwitz ha scritto Amos Oz compie un gesto anti-sionista e demagogico, incoraggia la emigrazione da Israele, semina isteria.
«È la verità. Una drammatica verità. Dobbiamo ribellarci a questi “seminatori d’isteria” che governano Israele. Ogni silenzio suonerebbe complice, perché si può bombardare un sito, ma non si può bombardare la determinazione di un popolo».

da    http://spogli.blogspot.it/

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