Le matite hanno gli occhi. Incontro con Carlos Latuff
Il
celebre vignettista brasiliano di origini libanesi a Bologna per una
mostra. La satira e la religione, i limiti dell'artista, l'impegno
militante a fornire "strumenti per la protesta" da portare in strada
Indossa una maglietta verde
con scritto in francese “Palestine vivra” e un sorriso aperto Carlos
Latuff, vignettista brasiliano, di lontane origini libanesi, conosciuto
per le sue illustrazioni di satira politica che hanno fatto il giro del
mondo accompagnando le proteste della primavera araba, dall’Egitto al
Bahrain. I suoi disegni, tutti copy left, sono spesso scesi in
piazza insieme ai giovani. Usa colori forti, ricorre spesso al rosso,
come quando tratteggia Assad che fa il bagno in una vasca piena del
sangue della Siria, o le bandiere calpestate come i diritti umani e le
caricature di dittatori e capi di Stato. Ha illustrato il conflitto
israelo-palestinese disegnando l’oppressione e l’occupazione, tanto da
guadagnarsi un divieto a tornare in Israele come persona sgradita. Le
sue vignette graffiano e fanno storcere il naso a politici e polizia.
Latuff sposa le lotte in giro per il mondo senza trascurare il suo
paese, il Brasile, sostenendo i sem terra e contestando la violenza
della polizia, pratica che gli è valsa tre arresti. Artista scomodo e
impegnato, ha dedicato varie vignette a Vittorio Arrigoni, giornalista e
attivista italiano ucciso a Gaza più di un anno fa.
Latuff è in Italia per la
prima volta, ospite di Komikazen, festival internazionale del fumetto di
realtà che si svolge a Ravenna in questi giorni. La mostra “Le mani
hanno occhi. Latuff, Mannelli, Shout” si può visitare fino al 28 ottobre
nelle cantine di Palazzo Rava.
In #Syria, il suo primo libro
pubblicato in Italia da Giuda edizioni, cita una frase del cineasta
brasiliano Glauber Rocha, “la funzione dell’artista è violentare”, che
spiega così: “Bisogna scuotere le strutture della società, smuovere le
coscienze e le persone dalle loro posizioni comode. La mia intenzione è
che le mie vignette vengano portate in strada nelle proteste. Lavoro per
la resistenza”.
Di Vittorio Arrigoni dice: “Un
esempio che questa causa non è prerogativa di arabi e palestinesi, ma
una questione di solidarietà verso un popolo”. Sulle vignette su
Maometto che tanta reazione hanno causato spiega: “L’artista deve essere
libero di esprimere ciò che vuole, ma deve anche rispondere delle
conseguenze che questo comporta. Credo nella libertà di espressione, ma
in questo caso particolare bisogna considerare il contesto in cui è
stata rappresentata. Dall’11 settembre 2001 è in atto una campagna di
diffamazione, disumanizzazione e demonizzazione dei musulmani. La
vignetta danese ne è stata un esempio, come la proibizione di costruire
minareti in Svizzera, il rogo del Corano negli USA, i militari americani
che a Guantanamo giocavano con il testo sacro. È un attacco contro di
loro che non ha niente a che fare con il cinema e la libertà di
espressione. E’ solo una campagna denigratoria. In questa lista si può
includere il giornale francese Charlie Hebdo, dove Maometto è
rappresentato con il turbante, nudo e a carponi con una stella disegnata
sul sedere. Coprire gli organi sessuali con una stella era molto comune
in passato nelle foto pornografiche. Qual è l’intenzione: criticare
l’Islam e i paesi arabi? No, non è una critica, ma un attacco diretto
alla religione, un insulto. Perché non disegnare Cristo così? Perché
questa fissazione con la religione musulmana? Non è libertà di
espressione, ma islamofobia”.
Latuff è stato protagonista
delle rivolte anche senza trovarsi sul posto. “Le mie vignette”, spiega,
“possono essere usate come molotov, pietre, strumenti di lotta.
Stampare e portare in strada i miei disegni significa identificarsi con
il mio lavoro. Questo è accaduto grazie a internet e alle nuove
tecnologie. In Egitto ho accompagnato le proteste dall’inizio fino alla
caduta di Mubarak”. Fra tutte le sue illustrazioni tre lo rappresentano
più di altre: “Il Che Guevara palestinese, la serie We are all
palestinians, e una sorta di Pietà della favela sul tema della violenza
della polizia in Brasile. Sono disegni molto forti che spero di lasciare
in eredità”. In merito alla Siria dice “Assad è un dittatore, ma quelli
che appoggiano l’opposizione non sono migliori di lui - gli USA, la
Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar… Hillary Clinton è preoccupata per
la democrazia in Siria, ma non lo è per l’Arabia Saudita o il Bahrain.
Esiste un’opposizione vera, popolare, ma è stata sequestrata da molti
interessi in lotta fra loro che non vogliono la fine dell’oppressione, ma solo sostituire il dittatore con un altro che sia loro amico”.
L’incontro pubblico con Latuff
si è svolto a Bologna negli spazi del Bartleby, luogo autogestito da
studenti e lavoratori precari a rischio sgombero nei prossimi giorni. Lo
spazio ideale per l’artista che dimostra subito solidarietà alla lotta e
al movimento di resistenza dei giovani.

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