Egitto. L'autunno del malcontento, tutti in piazza contro i 100 giorni di Morsi

Primavera araba_def.jpg
È degenerata in violenza quella che doveva essere una marcia pacifica. Il 12 ottobre, al Cairo, il ‘Venerdì della Responsabilità’ ha visto scendere in piazza - di nuovo - una cordata di partiti democratici e liberali, assieme alla sinistra e ai movimenti civili. A cento giorni dall'arrivo di Morsi, Piazza Tahrir torna a tingersi di rosso.

Nelle promesse elettorali, Morsi si era impegnato con gli egiziani a portare a termine 64 obiettivi, relativi, tra gli altri, alla sicurezza nazionale e all’approvvigionamento di cibo, nei primi tre mesi del suo mandato. Solo 9 sembrano essere stati raggiunti.
A scontrarsi con l’insoddisfazione della folla, questa volta sono state le fazioni vicine alla Fratellanza musulmana e al partito di potere Libertà e Giustizia: scesi in piazza anche loro, ma per protestare contro la decisione del Procuratore generale Abdel-Meguid Mahmoud di assolvere tutti gli imputati nel caso della ‘Battaglia dei Cammelli’ del febbraio 2011.
I fedelissimi di Morsi hanno ingaggiato una serrata sassaiola (con qualche colpo d’arma da fuoco) contro gli oppositori del presidente, nell’indifferenza totale della polizia e del servizio d’ordine.
Nei successivi due giorni si sono inseguite accuse, comunicati, dichiarazioni, illazioni. Mente i partiti democratici chiedevano indagini sulle dinamiche che hanno portato ad una conta dei feriti di tutto rispetto (le cifre ufficiali parlano di almeno 110 tra feriti gravi e contusi), il quotidiano di Libertà e Giustizia sabato pubblicava un articolo in cui lasciava ad intendere la presenza alla manifestazione di membri delle forze di sicurezza licenziati nei mesi passati dal governo in qualità di agitatori.
A questo articolo, rispondeva l’amministratore della pagina Facebook ‘We are All Khaled Said’: se la notizia venisse confermata, la responsabilità cadrebbe, nuovamente, sul presidente, al quale sono demandate il controllo e la gestione dell’ordine pubblico.
Per venerdì prossimo, 19 ottobre, le forze democratiche del paese hanno indetto una nuova manifestazione, per un Egitto "di tutti gli egiziani", in protesta contro le violenze di venerdì scorso.
Proponiamo qui di seguito la traduzione della cronaca della marcia del ‘Venerdì della Responsabilità’ pubblicata da Ahram Online.
di Salma Shukrallah - traduzione a cura di Marta Ghezzi

Gruppi pro e anti-Fratellanza musulmana si sono scontrati in piazza Tahrir. Le forze pro-democratiche accusano di violenza il gruppo islamista, che nega.
Ore di scontri in piazza Tahrir tra i manifestanti del 'Venerdì della responsabilità' e i sostenitori del presidente islamista Mohammad Morsi, che hanno attaccato e distrutto il palco montato dagli oppositori del governo, lasciandosi alle spalle centinaia di feriti e una folla inferocita.
Le dimostrazioni per i primi 100 giorni di Morsi si sono velocemente trasformate in una violenta battaglia di strada, con migliaia di persone in fuga verso le vie adiacenti a Piazza Tahrir, sotto una confusa sassaiola.
Qualcuno sventolava bandiere rosse, altri quelle del Partito costituzionale pro-democratico, guidato dal Nobel Mohammad El Baradei, mentre altri ancora impugnavano gli striscioni della Federazione indipendente dei sindacati.
"La Fratellanza ci sta attaccando", urlava un manifestante, correndo verso piazza Talaat Harb, trascinando un amico con evidenti ferite da proiettili a pallini nella gamba.
"Stai vendendo la rivoluzione, Badie (guida suprema dei Fratelli musulmani)" e l’ormai familiare "Il popolo vuole la caduta del regime", tra i cori che echeggiavano per il centro del Cairo.
Mentre le pietre continuavano a volare verso la piazza, soprattutto dalla famosa Mohammad Mahmoud Street, come pure da Talaat Harb Street, i membri di Libertà e Giustizia (affiliato ai Fratelli musulmani) restavano saldamente in piazza, con in testa cappellini con il nome del partito.
Tra loro Mohammad Hassan, iscritto al partito islamico, che ha detto ad Ahram Online di non sapere cosa abbia inizialmente scatenato la lotta.
Perché "questa è una lotta!", ha detto, aggiungendo: "Siamo venuti qui per dare il nostro supporto alla decisione del nostro presidente Morsi di mandare a casa il Procuratore generale".
Mentre gli scontri si facevano più violenti, i cori della folla attorno ad Hassan salivano di tono. "Il popolo è a favore della decisione del presidente", urlavano.
Morsi ha fatto un tentativo giovedì, per il momento senza esito, di rimpiazzare l’attuale Procuratore generale Abdel-Meguid Mahmoud a seguito dell’assoluzione da parte della Corte del Cairo di 24 imputati, tra i quali gli ufficiali di punta del regime di Mubarak, accusati degli attacchi ai manifestanti nella famosa ‘Battaglia dei cammelli’ - il 2 febbraio 2011 in piazza Tahrir, agli albori della rivoluzione anti-Mubarak.
La decisione del presidente è stata però rigettata da Mahmoud, in quanto viola l’indipendenza della giustizia oltre al principio costituzionale della separazione dei poteri.
Nonostante le proteste di venerdì fossero state organizzate in un primo momento dalle forze della sinistra, dai liberali e dai nazionalisti per esprimere il loro malcontento dopo i primi cento giorni di Morsi, i Fratelli musulmani hanno esortato all’ultimo momento i loro sostenitori ad andare in piazza lo stesso giorno, verosimilmente per protestare contro la decisione della corte.
Le rivendicazioni principali della manifestazione del ‘Venerdì della responsabilità’, secondo il comunicato congiunto pubblicato martedì, includono lo scioglimento dell’attuale Assemblea costituente dominata dagli islamisti, e la formazione di una nuova più rappresentativa della pluralità della società egiziana.
I manifestanti si sono scagliati anche contro il fallimento del governo Morsi rispetto alle richieste di una maggiore giustizia sociale, una delle rivendicazioni principali della rivoluzione del 25 gennaio.
In piazza dunque per chiedere ancora una tassazione progressiva, un salario minimo equo, un tetto salariale per i funzionari del settore governativo e pubblico, così come un provvedimento per il contenimento dei prezzi dei beni di prima necessità.
"Chiediamo una legge che garantisca la libertà delle unioni sindacali. La Fratellanza deve togliere le mani dai sindacati" ha detto Fayza Mandy - attivista di un sindacato indipendente - poco prima che gli scontri iniziassero.
In un'intervista al canale egiziano privato ONTV Live, il leader della Corrente popolare egiziana Amin Iskandar ha accusato duramente i Fratelli musulmani di essere i responsabili degli scontri in Piazza Tahrir.
"La nostra protesta era pianificata da tempo, così come le nostre richieste erano chiare già prima che il verdetto sulla battaglia dei cammelli venisse emesso. L’errore lo hanno fatto loro, decidendo di venire a manifestare nello stesso luogo e alla stessa ora". 
Non appena i sostenitori della Fratellanza hanno iniziato a lasciare la piazza alle sei del pomeriggio, diversi autobus parcheggiati vicino alla adiacente piazza Abdel-Moneim Riad, secondo quanto riportato da testimoni oculari affiliati alla stessa Fratellanza, sono stati dati alle fiamme.
"Gruppi di criminali hanno incendiato i mezzi noleggiati dal partito di Libertà e Giustizia e parcheggiati vicino a Piazza Tahrir. Il comitato legale prenderà i dovuti provvedimenti", ha annunciato un responsabile della formazione - l’on. Essam El-Erian - dal suo account twitter ufficiale.
"Questa non è opera di teppisti. Tutti incolpano sempre questi ‘teppisti’...ma chi sono?! Noi abbiato tutto il diritto di rispondere ai Fratelli, dopo che ci hanno presi a sassate e ci hanno sparato addosso con fucili a pallini. Cos’altro avremmo dovuto fare?", commenta uno dei dimostranti.
Ali Abdel-Menoim, anche lui in piazza, dichiara: "Non sono d’accordo con l’incendiare gli autobus, ma sono ugualmente contrario ai Fratelli musulmani che si presentano ad una marcia pacifica con le pietre".
"Sono arrivato dell’Alto Egitto (zona meridionale del paese, N.d.T.) questa mattina, tutta quella strada solo per far sentire anche la mia voce, contro il modo in cui si sta riscrivendo la Costituzione, il disastro che Morsi ha fatto in questi primi 100 giorni, e anche contro il verdetto della Battaglia del Cammelli", ha aggiunto.
Una nebbia nera creata dagli autobus in fiamme ha riempito l’area vicino al Museo Egizio. Gli automezzi dei pompieri si sono precipitati a spegnere l’incendio.
Il dott. Amr Rasheed, responsabile dei soccorsi sul campo, ha detto ad Ahram Online che il numero dei feriti aveva superato le cento unità, e che principalmente riportavano fratture e ferite alla testa. più gravi sono stati soccorsi negli ospedali Mounira e Kasr al-Ein.
Alla fine i manifestanti hanno rioccupato l’emblematica piazza dopo il ritiro dei Fratelli musulmani, inneggiando slogan di condanna contro di loro e il presidente Mohammad Morsi.
Striscioni sventolavano in alto, incluso uno con una foto che mostrava Morsi e lo spodestato Hosni Mubarak con la didascalia "Morsi è Mubarak".
Dal canto suo, il Movimento 6 aprile ha rilasciato una dichiarazione per sottolineare il fatto di aver ritirato tutti i suoi membri dalla scena in segno di contrarietà alle violenze in corso, e ha dichiarato che avrebbe continuato la sua protesta davanti alla Corte suprema contro il Procuratore generale.
Comunque, rimproverando la Fratellanza per le violenze, il Movimento esortava il gruppo islamista a ‘disciplinare’ i suoi membri.
Più tardi, il ministero degli Interni ha emesso un comunicato per sollecitare i manifestanti a lasciare le strade.
 

Egitto. L'autunno del malcontento, tutti in piazza contro i 100 giorni di Morsi


Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Eva Illouz Olocausto, militarismo e consigli di Machiavelli: come la paura ha preso il sopravvento su Israele