Che cosa ha fatto Malala Yousafzai ai Talebani? di Kamila Shamsie



13 ottobre 2102

“Ieri ho fatto un sogno orribile dove c’erano elicotteri militari e i talebani.”
Cominciava così il diario di Malala Yousafzai, una ragazza di 11 anni che viveva nella regione pachistana dello Swat nel 2009, mentre  i talebani avevano il controllo effettivo, e l’istruzione per le bambine era proibita. Il sito della BBC ha pubblicato il diario, e pochi mesi dopo un documentario del New York Times ha rivelato altre notizie sulla bambina che aveva scritto quelle parole.  Oggi mentre Malala Yousafzai è in ospedale, in condizioni critiche ma stabili, dopo che i talebani hanno tentato di ucciderla, ho osservato in quel video la ragazzina di 11, saggia, determinata, ridente, e ho pensato alla frase in lingua urdu: ” kis mitti kay banee ho” -”con quale  creta sei stato modellato?”
E’ un’espressione che cambia di significato secondo il contesto. A volte, come nel caso di Malala Yousafzai, è un complimento, dato che allude alle qualità eccezionali di una persona. Altre volte indica la mancanza di un elemento di umanità. Mi piacerebbe dire ai TTP(i talebani pachistani):  con quale creta siete stati modellati? con un tono molto diverso  da quello col quale mi rivolgerei alla ragazza di 14 anni a cui hanno sparato “a causa del suo ruolo pionieristico nel predicare il laicismo e la cosiddetta moderazione illuminata” e che, secondo il portavoce, vogliono di nuovo prendere di mira.
La verità è che sia Malala Yousafzal che i talebani sono stati modellati con la creta del Pakistan. Quando dico questo di Malala non è una un’affermazione di patriottismo riguardo alla mia madrepatria, ma invece un’eco di un sentimento espresso dal romanziere Nadeem Aslam: “Il Pakistan produce persone di coraggio eccezionale. Ma nessuna nazione dovrebbe avere bisogno che i suoi cittadini siano coraggiosi fino a questo punto. Poiché lo stato del Pakistan ha permesso che i talebani esistessero, crescessero e si rafforzassero, Malala Yousafzai non ha potuto essere semplicemente una scolara che dimostra il suo coraggio per fronteggiare i  bulli suoi compagni di scuola, ma una ragazza che, invece, è apparsa nelle interviste alla televisione meno di un anno fa, per parlare della probabilità  che morisse per mano dei talebani.
“Talvolta immagino  di andare  in giro e che i talebani mi fermano. Prendo un sandalo e li colpisco in faccia e dico loro che quello che fanno è sbagliato. L’istruzione è un nostro diritto, non toglietecela. Questa è una mia qualità: sono pronta in tutte le situazioni. E quindi anche se (che Dio non lo permetta) mi uccidessero, prima direi: quello che fate è sbagliato.”
E’ solo giusto riconoscere che se si fossero prese delle decisioni diverse nella storia del Pakistan,
specialmente da parte di chi era nel paese, ma anche da chi era fuori, gli uomini che rilasciavano dichiarazioni a giustificazione dei tentativi di uccidere una ragazzina, avrebbero dovuto adoperare in altro modo le loro vite.
Non è la creta con cui sono stati modellati, ma il  pezzetto   di terra dove sono cresciuti che li ha resi ciò che sono adesso. Ma  che ce ne  facciamo con questainformazione? Sì, certo, i talebani esistono a causa delle decisioni politiche che risalgono agli anni ’80; e naturalmente il casino  che è la “guerra al  terrore” è servita soltanto  ad aumentare i ranghi dei TTP.
Non c’è bisogno che i talebani inventino della propaganda contro lo stato  americano e quello pachistano ( anche se già lo fanno) – entrambi i governi forniscono fin troppo materiale di reclutamento per coloro che li odiano. Se quindi considerate i talebani soltanto attraverso il prisma della guerra al terrore e quello  del Pakistan e degli Stati Uniti, è possibile pensare che il processo possa essere capovolto: le politiche possono essere cambiate; ognuno può smettere di essere omicida e ipocrita.
Poi però ecco Malala Yousafzai,  che rappresenta tutte le donne aggredite, oppresse e condannate dai talebani.  Che ruolo hanno avuto le donne nel creare i talebani? Quale delle  loro debolezze è legata alla forza dei talebani? Quale grave responsabilità, quale colpa si portano dietro le donne che possa spiegare le rappresaglie   contro di loro?
Per le differenze politiche  cercate soluzioni politiche. Ma che cosa si deve fare di fronte a un nemico che ha un odio patologico nei riguardi delle donne? Che cosa quello che  state dicendo,  se lo dite, (e io lo dico, in questo caso) che non può esserci  un punto di partenza per i negoziati? Io credo nel processo secondo le dovute norme di legge; so che la violenza genera violenza. Mentre però continuo a cercare su Twitter aggiornamenti sulle condizioni di Malala, e trovo invece una serie di dichiarazioni fatte dal governo, dai partiti politici e dall’esercito (scritte in lettere maiuscole) che condannano l’attacco, mi sorprendo a pensare se qualcuno di voi conosce la soluzione.  Oggi non riesco a vederla. Sono sicura che però Malala mi direbbe che ho torto. Aspettiamo che si risvegli e la troveremo.
Da: Z Net -Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org
Fonte: http://www.zcommunications.org/what-has-malala-yousafzai-done-to-the-taliban-by-kamila-shamsie


Originale: The Guardian
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2012  ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC  BY – NC-SA  3.0


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