Akiva Eldar : La maggioranza Ebraica è storia
(traduzione link originale: http://www.haaretz.com/news/features/the-jewish-majority-is-history.premium-1.470233)
Articolo di Akiva Eldar | Oct.16, 2012 | 3:29 AM
Il riconoscimento del governo che gli ebrei sono una minoranza in questa terra, significa una sola cosa: l'Apartheid è qui.In una relazione econimica pubblicata ieri su TheMarker si trova un annuncio ufficiale, un riconoscimento di importanza senza precedenti: Il governo di Israele conferma che tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano non c'è più una maggioranza ebraica. In altre parole, nel territorio sotto la giurisdizione di Israele una situazione di Apartheid esiste. Una minoranza Ebraica governa su una maggioranza Araba.
Un articolo di Hila Raz riporta che l'Agenzia delle Entrate sta cercando di far passare un emendamento alla legge che prevede la revisione del limite massimo per i benefici fiscali, il cui obbiettivo a sua volta è quello di favorire le esportazioni.Secondo la legge che promuove le esportazioni approvata nel 2005, una fabbrica ha diritto ad una riduzione fiscale se almeno il 25 per cento del suo reddito deriva dalla vendita ad un mercato con almeno 12 milioni di residenti.
Un memorandum del Ministero delle Finanze sull'emendamento alla legge rileva che, nel 2011, la popolazione di Israele e l'Autorità Palestinese hanno superato la soglia dei 12 milioni che consente ai produttori che commercializzano a questi consumatori di godere di una riduzione fiscale.
I funzionari dell'Amministrazione Fiscale vorrebbero alzare la soglia per la qualificazione, a favore di due milioni di abitanti, in modo che non dovranno concedere il beneficio per gli esportatori che vendono i loro prodotti in Israele e nei territori occupati.
Secondo l'Ufficio Centrale di Statistica (che è subordinato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri), dei 12 milioni di abitanti che vivono sotto il governo israeliano, il numero degli ebrei è poco meno di 5,9 milioni (al 25 aprile).
Se di 12 milioni 5,9 sono Eebrei, il resto, 6,1 milioni, significa che sono "non-Ebrei". In altre parole, tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano, vi è uno stato piuttosto ebraico per quanto riguarda le sue leggi e costumi, ma la realtà non è così democratica. Fonti estere riferiscono che gli Ebrei erano già diventati una minoranza nella sola area della "Grande Israele" da diversi anni. Da ora è diventata una statistica ufficiale.Ci sarà sicuramente chi sostiene che i 12 milioni, includono i residenti della Striscia di Gaza, che Israele ha evacuato, e che avrei dovuto detrarre 1,5 milioni di persone dal numero di "non-Ebrei" residenti. Ma i 12 milioni, constatati includendo i residenti della Striscia di Gaza, è un dato ufficiale dichiarato dal Ministero delle Finanze . Se questa popolazione "non è considerata" ai fini del bilancio demografico, il Ministero delle Finanze dovrebbe essere così gentile da detrarli dalla soglia, dalla quale riceve le agevolazioni fiscali e dal bilancio del suo reddito.
L'intelligence Americana grida all'Apartheid.
Il termine "Apartheid" ha un posto di rilievo, nell'articolo del magazine on-line "Foreign Policy Journal", su un nuovo "rapporto riservato" redatto da 16 agenzie d'intelligence americane.Frank Lamb ha riferito da Beirut al "Foreign Policy Journal" sul"rapporto riservato" che paragona l'Apartheid israeliano a quello Sudafricano.Il documento, dice, avverte che la primavera araba e il risveglio islamico incoraggerà 1,2 miliardi di musulmani a combattere contro ciò che essi chiamano "l'occupazione immorale europeo della Palestina." Lamb sostiene che il rapporto accusa Israele di intervenire negli affari interni americani attraverso 60 organizzazioni e circa 7.500 funzionari dell'amministrazione. Il rapporto, dice Lamb, consiglia agli Stati Uniti di lasciare Israele a sè, in quanto la sua esistenza sabota l'interesse americano nell' avvicinarsi al mondo arabo e al popolo iraniano.
Una rapida ricerca su Google rivela dettagli interessanti circa Lamb, lo si può trovare in posa amichevole con il terrorista Samir Kuntar. Il suo profilo afferma che egli è un membro del consiglio di Sabra-Shatila Foundation, un volontario con la Campagna Palestinese per i
diritti civili, ospite fisso nei talk show degli Hezbollah, della stazione Al-Manar e uno scrittore che contribuisce al sito Electronic Intifada. E 'difficile credere che la congressista repubblicana Ileana Ros-Lehtinen si sia preoccupata di controllare l'autore dello scoop. In caso contrario, anche un ardente sostenitore del governo Netanyahu come lei, non avrebbe sventolato l'articolo sopracitato da Lamb alle riunioni che sta avendo con le comunità ebraiche della Florida come prova convincente che Hussein Obama è un nemico di Israele.
Netanyahu non si dovrà necessariamente preoccupare del fatto che "il rapporto di intelligence sarà presentato al Presidente Obama." Tuttavia, in vista delle elezioni negli Stati Uniti, il primo ministro certamente deve alzare il suo livello di "attenzione" per tutto ciò che riguarda il rapporto Stati Uniti-Israele . Lasciando da parte le esagerazioni che si trovano nell'articolo sul "rapporto", i risultati ad esso attribuiti riflettono l'orientamento prevalente verso la Casa Bianca, da parte di Netanyahu. Il riconoscimento ufficiale che gli ebrei sono diventati una minoranza nella terra di Israele non poteva che rafforzare le proteste contro il dominio israeliano sui Palestinesi e non poteva che rafforzare il sostegno internazionale, compreso quello degli americani, per la creazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967. Non è necessario soffermarsi su ciò che il primo ministro può aspettarsi se Obama resta alla Casa Bianca per altri quattro anni. Ma anche se Mitt Romney trascorre i prossimi quattro anni lì, Obama continuerà a tenere piena autorità presidenziale fino al 20 gennaio 2013.
Promemoria: la decisione del Presidente Reagan di aprire un dialogo con l'OLP (a seguito della dichiarazione di indipendenza dell'organizzazione sulla base della risoluzione 242, che prevede il riconoscimento di Israele) è stata effettuata nel corso di un periodo di transizione, dopo l'elezioni del 1988 negli Stati Uniti. E 'stata la vendetta di Reagan su Yitzhak Shamir per ostacolare il processo di pace e l'Accordo di Londra per una conferenza di pace internazionale. Nel caso in esame, la transizione, si sovrappone con una campagna elettorale israeliana.
n quali danni potrebbe incorrere l'uscente Presidente Obama se il giorno dopo le elezioni del 6 Novembre negli Stati Uniti , incaricasse l'ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite di sostenere la richiesta della Palestina ad aderire all'organizzazione? D'altro canto, una campagna elettorale che Netanyahu non avrà problemi a trasformare nell'ennesima prova che il mondo intero è contro di noi e quindi che il paese ha davvero bisogno di un leader forte.
Boicottare chi boicotta
Il capo gruppo organizzativo canadese delle organizzazioni ebraiche in Canada, il Center for Israel and Jewish Affairs (CIJA ), ha recentemente incaricato i suoi agenti, incluse le filiali Hillel, nei campus universitari, a prendere le distanze da tutti coloro che chiedono il boicottaggio degli insediamenti.
Di conseguenza, si sono rifiutati di ospitare l'autore ebreo americano Peter Beinart e hanno messo da parte Canadian Friends of Peace Now (Gli amici Canadesi di Peace Now). In risposta alla decisione della Chiesa Unita del Canada di boicottare i prodotti provenienti dagli insediamenti, i leader del CIJA hanno deciso di boicottare il programma di dialogo interreligioso con la Chiesa. Steve McDonald, il direttore associato della comunicazione, ha dichiarato in risposta che, mentre l'organizzazione tiene discussioni aperte sulla questione degli insediamenti, combatte contro l'uso di boicottaggi. No, dice il direttore associato; era certo di non vedere contraddizione alcuna. Ci sono boicottaggi cattivi e ci sono buoni boicottaggi.
Da Luca Utopia
La maggioranza Ebraica è storia
2 Statistiche: nel territorio storico della Palestina gli ebrei sono minoranza
di Ika Dano
Roma, 19 ottobre 2012, Nena News - Gli abitanti di Israele e dei Territori Palestinesi Occupati sono 12 milioni, di questi solo 5.9 milioni sono Ebrei. Un dato pubblicato ripetutamente dalla stampa e da fonti ufficiose, e previsto da tempo dagli studi sulla crescita demografica: 2.6% annui dei Palestinesi contro 1.9% degli Israeliani. Ma per la prima volta sono le autorità israeliane a ufficializzare che gli Ebrei sono una minoranza nei territori sotto controllo israeliano, e cioè tutta la Palestina storica, dal Mar Mediterraneo al fiume Giordano.
Secondo un report pubblicato dalla rivista finanziaria israeliana The Marker, l'autorità fiscale israeliana sta vagliando una nuova legge che favorisca l'esportazione e che, visti i 12 milioni di abitanti raggiunti in Israele e Territori, elargisca agevolazioni fiscali del 25% solo alle aziende che esportano verso mercati con almeno 14 e non - come sinora - 12 milioni di abitanti. Il report finanziario ripreso dal maggiore quotidiano israeliano Haaretz cita le statistiche aggiornate al 25 Aprile 2012 dell'Ufficio Centrale Israeliano di Statistica: dei 12 Milioni, 5.9 millioni sono Ebrei.
A questi si aggiungono 1.2 milioni di Palestinesi Israeliani, 1.5 milioni di Palestinesi a Gaza, e i quasi 3.5 milioni residenti nella Cisgiordania. Per un totale di 6.1 milioni di Non-Ebrei sotto controllo dello Stato ebraico.Mentre in occasione del sessantaquattresimo giorno dell'Indipendenza l'Ufficio Centrale Israeliano faceva riferimento a 5.931 milioni di residenti nello Stato di Israele, di cui il 20.5% di Arabi Israeliani, e il 4.1% di "altre minoranze", a fini tributari la definizione di "territori sotto controllo israeliano" varia.
Secondo il quotidiano Haaretz, le figure ufficiali del Ministero delle Finanze riguardanti i tributi e il bilancio delle entrate include sia i Palestinesi della Cisgiordania, de facto sotto giurisdizione israeliana, che gli abitanti della Striscia di Gaza, da dove Israele ufficialmente si è ritirato nel 2005. Così, quello che è un articolo a carattere finanziario, incentrato sull'emendamento alla legge sulla Promozione dell'Esportazione del 2005, diventa una dichiarazione senza precedenti.
Per la prima volta fonti ufficiali, seppure indirettamente, dichiarano che la maggioranza della popolazione nello Stato nato per realizzare la promessa di Dio ad Abramo non è ebrea. Da destra a sinistra, per tutto lo spettro politico sionista israeliano garantire la maggioranza ebraica nello Stato di Israele è priorità assoluta. Basti pensare al ministro degli Interni Eli Yishai che, finito sotto pressione per la politica di immigrazione, dichiarava sul quotidiano Jerusalem Post con perentorietà che avrebbe fatto "di tutto per preservare la maggioranza ebraica in Israele". O al partito israeliano di sinistra Merez, che in risposta all'iniziativa dell'Autorità Palestinese per il riconoscimento alle Nazione Unite lo scorso settembre, ha lanciato una campagna di supporto per la creazione dello Stato vicino, chiedendo al premier di Netanyahu di "cogliere l'occasione per guidare Israele verso un futuro migliore" e "assicurare il futuro come Stato democratico a maggioranza ebraica". Per la prima volta, il maggiore quotidiano israeliano titola "La maggiornaza ebraica è storia". Nena News
2 Statistiche: nel territorio storico della Palestina gli ebrei sono minoranza
di Ika Dano
Roma, 19 ottobre 2012, Nena News - Gli abitanti di Israele e dei Territori Palestinesi Occupati sono 12 milioni, di questi solo 5.9 milioni sono Ebrei. Un dato pubblicato ripetutamente dalla stampa e da fonti ufficiose, e previsto da tempo dagli studi sulla crescita demografica: 2.6% annui dei Palestinesi contro 1.9% degli Israeliani. Ma per la prima volta sono le autorità israeliane a ufficializzare che gli Ebrei sono una minoranza nei territori sotto controllo israeliano, e cioè tutta la Palestina storica, dal Mar Mediterraneo al fiume Giordano.
Secondo un report pubblicato dalla rivista finanziaria israeliana The Marker, l'autorità fiscale israeliana sta vagliando una nuova legge che favorisca l'esportazione e che, visti i 12 milioni di abitanti raggiunti in Israele e Territori, elargisca agevolazioni fiscali del 25% solo alle aziende che esportano verso mercati con almeno 14 e non - come sinora - 12 milioni di abitanti. Il report finanziario ripreso dal maggiore quotidiano israeliano Haaretz cita le statistiche aggiornate al 25 Aprile 2012 dell'Ufficio Centrale Israeliano di Statistica: dei 12 Milioni, 5.9 millioni sono Ebrei.
A questi si aggiungono 1.2 milioni di Palestinesi Israeliani, 1.5 milioni di Palestinesi a Gaza, e i quasi 3.5 milioni residenti nella Cisgiordania. Per un totale di 6.1 milioni di Non-Ebrei sotto controllo dello Stato ebraico.Mentre in occasione del sessantaquattresimo giorno dell'Indipendenza l'Ufficio Centrale Israeliano faceva riferimento a 5.931 milioni di residenti nello Stato di Israele, di cui il 20.5% di Arabi Israeliani, e il 4.1% di "altre minoranze", a fini tributari la definizione di "territori sotto controllo israeliano" varia.
Secondo il quotidiano Haaretz, le figure ufficiali del Ministero delle Finanze riguardanti i tributi e il bilancio delle entrate include sia i Palestinesi della Cisgiordania, de facto sotto giurisdizione israeliana, che gli abitanti della Striscia di Gaza, da dove Israele ufficialmente si è ritirato nel 2005. Così, quello che è un articolo a carattere finanziario, incentrato sull'emendamento alla legge sulla Promozione dell'Esportazione del 2005, diventa una dichiarazione senza precedenti.
Per la prima volta fonti ufficiali, seppure indirettamente, dichiarano che la maggioranza della popolazione nello Stato nato per realizzare la promessa di Dio ad Abramo non è ebrea. Da destra a sinistra, per tutto lo spettro politico sionista israeliano garantire la maggioranza ebraica nello Stato di Israele è priorità assoluta. Basti pensare al ministro degli Interni Eli Yishai che, finito sotto pressione per la politica di immigrazione, dichiarava sul quotidiano Jerusalem Post con perentorietà che avrebbe fatto "di tutto per preservare la maggioranza ebraica in Israele". O al partito israeliano di sinistra Merez, che in risposta all'iniziativa dell'Autorità Palestinese per il riconoscimento alle Nazione Unite lo scorso settembre, ha lanciato una campagna di supporto per la creazione dello Stato vicino, chiedendo al premier di Netanyahu di "cogliere l'occasione per guidare Israele verso un futuro migliore" e "assicurare il futuro come Stato democratico a maggioranza ebraica". Per la prima volta, il maggiore quotidiano israeliano titola "La maggiornaza ebraica è storia". Nena News

Commenti
Posta un commento