Yitzhak Laor : Di chi è l’ovest, di chi è l’est?

Lo Stato di Israele traccia il confine tra est e ovest per i propri cittadini, e tutti i Mizrahim vivono sul confine 
di Yitzhak Laor  
mizrahim01
Lo Stato di Israele ha plasmato una generazione di razzisti, e non è chiaro che cosa sia peggio: più alti tassi di mortalità infantile per gli arabi che per gli ebrei a causa della discriminazione nel sistema sanitario, un succedersi di generazioni di arabi operai a causa della discriminazione nel sistema educativo, le licenze decennali concesse ai soldati per mostrare arbitrariamente disprezzo per la vita e i beni dei palestinesi, o il tentato linciaggio in Zion Square.
         

Il tentativo di linciaggio è più facile da censurare. Dopo tutto, “non sono state le nostre mani a versare questo sangue,” e forse è giunto anche il momento di pensare su come il “Mizrahismo” di ebrei originari di paesi arabi è divenuto parte del meccanismo che costringe gli arabi al di là dei confini di ciò che è umano. La divisione mizrahi-askenazi non è “naturale” o “culturale”, ma “politica”. In precedenza, la categoria dei mizrahim era formata dagli ebrei vissuti nella società musulmana solo come una minoranza, non come “mizrahim” (in ebraico mizrah sta per “est”). Fu solo quando venne fondato lo stato che venne creata la categoria “Mizrahi
 (“Orientali”), come la negazione di ciò con cui era identificata la maggioranza: “l’Occidente”. Ciò nonostante, non c’era nulla di “naturale” o “culturale” ad unire la comunità ebraica marocchina agli ebrei dello Yemen, o dell’Iran, ad eccezione del loro accorpamento ad opera dello stato in ebrei non-europei – e nel fatto che il loro stato, che è quello che determina l’identità, definisce sé stesso come l’occidente in guerra “contro il mizrah”, l’oriente. 
Talvolta anche gli Askenazim sono stati oggetto di un’immigrazione violenta e, nel peggiore dei casi, costretti a diventare “ebrei non-della-Diaspora”. Ma gli ebrei dei paesi musulmani hanno subito due processi contradditori di integrazione, con i quali devono ancora convivere, anche se erano nati li. Il primo, implicito nella loro definizione come “Mizrahim”, cioè, di diversi dalla maggioranza degli Occidentali; il secondo, concomitante processo di integrazione ha richiesto loro di rinunciare sempre, per conto dello stesso dispensatore dell’identità, alla loro identità mizrahi in favore di quella israeliana che non ha alcun significato tranne che come imitazione o negazione del loro passato e dei loro genitori, e quindi implica anche l’adozione di un razzismo anti-arabo. Ecco come si è formata la nevrosi. E come se ciò non bastasse, i frutti vengono soprannominati “arsim”[1] (“guidos” [2] o “chavs” [3]).
Lo Stato di Israele traccia il confine tra est e ovest per i suoi cittadini e tutti i Mizrahim vivono sul confine, almeno come risposta alla costante pretesa di essere “moderni” – in altre parole, non arabi. Occasionalmente, questa ferita viene aperta sotto forma di giustificate denunce di razzismo e decisioni culturali sul tipo di come diventare religiosamente osservanti. Ma la ferita consiste di fatto nello stesso Stato di Israele, “l’Occidente in Oriente”, che definisce i Mizrahim come una minoranza che deve “adeguarsi agli standard” – alla “modernità”, servizio di combattimento, successo scolastico e naturalmente appartenere “all’ Occidente”. (La musica classica è di aiuto) Vale la pena ricordare di indossare la kippah e grandi stelle di Davide in luoghi dove un “ aspetto mizrahi” offusca l’identità nazionale.
In questa tragedia storica la destra ha garantito ai Mizrahim, almeno fino alla vittoria elettorale di Menachem Begin nel 1977, un confine tra est e ovest più netto di quanto fatto dal Partito Laburista. Dal punto di vista della destra, il confine passa tra tutti gli ebrei e tutti gli arabi, e non tra un passato “primitivo” e un futuro “moderno”, qual’era stato promesso dal movimento dei lavoratori, la casa delle élite e dei loro ricordi ardenti.
La destra ha dato ai Mizrahim la possibilità di essere “israeliani”, in altre parole di odiare gli arabi e naturalmente quelli di sinistra che sono un promemoria della precedente offensiva distinzione.
n questa “nuova” divisione, il Likud è “il Popolo di Israele” e lo “stato nuovo” si instaurerà dopo che ci si sarà sbarazzati degli arabi e delle “élite”. Il fallimento dello slogan di sinistra, “Soldi per i quartieri urbani, non per le colonie,” che rappresenta il fallimento del tentativo di costruire una barriera politica tra l’Eretz Yisrael del Likud e i Mizrahim, è connesso alla “natura liberatoria dell’occupazione, nel senso di ricostruire “il Popolo di Israele.” Mentre il conflitto con gli arabi si aggrava profondamente, questi vengono rimossi verso est e gli ebrei, tutti quelli che si considerano essere in seno al “Popolo di Israele” e scacciano gli arabi o almeno di notte li picchiano fino a svenire: In Occidente. 
[1] – Arsim (plurale), termine dispregiativo ebraico rivolto a giovani delle classi inferiori. (ndt)
[2] – Guidos (plurale), accezione denigratoria di tipo etnico equivalente ad un vero e proprio insulto, intesa anche come “teppisti”.(ndt)
[3] – Chavs (plurale), epiteto dispregiativo riferito a giovani delle sottoculture urbane operaie (ndt)
(traduzione di mariano mingarelli)



Commenti

Post popolari in questo blog

Hilo Glazer : Nelle Prealpi italiane, gli israeliani stanno creando una comunità di espatriati. Iniziative simili non sono così rare

The New York Times i volti, i nomi, i sogni dei 69 bambini uccisi nel conflitto tra Israele e Hamas

Limes :I CONFINI D’ISRAELE SECONDO LA BIBBIA (cartina)

Amira Hass : The fate of a Palestinian investor who called for Abbas' resignation