Tra crisi economica e repressione di stato: Roma apre le porte agli imprenditori del Bahrein
Roma apre le porte al Bahrain International Expo 2012 sotto il patrocinio dell'Unido. Una tre giorni di incontri per parlare di affari e creare una partnership con l'Italia, ostaggio della crisi economica. Mentre in Bahrein continua la repressione di stato.
di Marta Ghezzi
“Perché l’imprenditoria del Bahrein dovrebbe essere ospitata in Italia mentre ci sono ancora massicce violazioni dei diritti umani da parte del governo del Bahrein quasi tutti i giorni?”
Questa è stata la risposta quasi stupita di Maryam al-Khawaja alla nostra richiesta di un commento.
Roma apre le porte del Bahrain International Expo 2012 sotto il patrocinio dell’Unido, agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale.
Una tre giorni di incontri tra imprenditori provenienti dal Bahrein e imprenditori italiani, con lo scopo di creare relazioni commerciali e partnership tra i due paesi: il primo, che vive una delle rivoluzioni più lunghe e più ignorate che la storia ricordi; e l’altro, ostaggio di una crisi economica diventata quasi sistemica.
“La politica di dire che tutto va bene in Bahrein e che tutto funziona come sempre mi sembra ampiamente coerente con tutte le dichiarazioni ufficiali che dal Bahrein ci giungono”, ci ha risposto Jim Loughram, responsabile della comunicazione per Front Line Defenders.
“Se leggete i tweet del ministero degli Affari Esteri, vedrete che continuano a dire che è tutto a posto, che tutto è tornato alla normalità, che al massimo c’è qualche problema con gruppetti di dissidenti ma che non è un grosso problema. Loro vogliono, e devono, comunicare al mondo esterno che tutto continua nella norma. E questa fiera commerciale è il posto ideale dove farlo”.
“Dare l’impressione che tutto sia normale in Bahrein è evidentemente una falsificazione della realtà”.
“Mohammad Tajer [avvocato per i diritti umani bahreinita, cofondatore e direttore esecutivo del ‘Bahrain Rehabilitation Against Violence’ BRAVO, nda], intervenendo ad un incontro pubblico durante la sua recente visita a Dublino, ha sottolineato come l’attuale situazione non sia sostenibile per il governo.
Gli alberghi sono passati da un 100 % dei posti letto occupati a meno del 30, le aziende chiudono, le banche si trasferiscono in altri paesi nella regione e tutti i principali indicatori finanziari stanno crollando.
Il governo potrebbe salvarsi da tutto questo nel breve periodo grazie all’aiuto dell’Arabia Saudita, ma già nei prossimi due anni si troverebbe comunque a dover affrontare un qualche tipo di riforma politica.
Qualcuno pensa che questo sia il motivo per cui le sentenze della Corte d’Appello si sono limitate a ratificare quelle delle Corti militari, e arriva a sostenere che i prigionieri siano tenuti lì come moneta di scambio per future negoziazioni”.
Dello stesso avviso è la al-Khawaja, che in una recente intervista alla BBC poneva l’accento sui continui rinvii della sentenza definitiva contro i 13 attivisti per i diritti umani e oppositori politici, in carcere da più di un anno: concedere un processo d’appello dopo l’altro significa, in termini pratici, evitare di attirare eccessiva attenzione e guadagnare tempo, in attesa di futuri sviluppi.
“Gli arresti e i processi di attivisti per i diritti umani e di attivisti politici continuano – dice Loughran - quindi dobbiamo continuare a ricordare al governo del Bahrein e alla comunità internazionale che i problemi del Bahrein non si sono risolti.
Nel breve periodo abbiamo bisogno di mantenere la questione dei diritti umani nell’agenda politica del Bahrein e insistere affinché la protezione dei diritti umani, e in particolare la possibilità per gli attivisti di continuare il loro lavoro pacifico, sia al centro di queste negoziazioni”.
18 settembre 2012

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